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Class Action, strumento democratico ?

28 dicembre 2009 Mariben Nessun commento

Anno nuovo… vita nuova!

Dopo una serie di slittamenti e modifiche,  in gennaio dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, entrare in vigore la Class Action, una legge che misura la temperatura democratica di un  paese civile, in quanto mette dei limiti alla sperequazione fra  cittadini comuni e gruppi di potere, permette ai primi di unire le forze per far valere i propri diritti, troppo spesso negati e inascoltati.
Grazie al senatore Alberto Balboni (Pdl), e il suo emendamento, ci siamo visti togliere  la retroattività della Class Action (salvando i vari Cirio, Parmalat,Alitalia). evitando così fastidiosi ritorni di attenzione, giudiziaria ma anche mediatica, ad esempio sul ” salvataggio dell ‘Alitalia”. Ora la legge potrà essere applicata per gli Gli illeciti compiuti successivamente all’entrata in vigore della legge.
Consoleranno però le rassicurazioni di Balboni sul fatto che “Chiunque si senta leso nei propri diritti ha a sua disposizione, anche senza la Class Action, una serie di  azioni legali..” Rimane il mistero di una legge , a detta dell’onorevole, inutile:
Ma, grazie a Maroni, che minacciava azioni contro Alitalia, a Gasparri che furibondo  minacciava altrettanto contro la Regione Campania  colpevole dell’ Emergenza rifiuti e a Brunetta che alzava la voce contro la Cattiva burocrazia che si sta difendendo ( e ci è riuscita bene direi ), c’erano tutte le  premesse  per aspettarsi da questo governo delle misure draconiane sul versante della Class Action che avrebbero permesso, finalmente, di inchiodare l’inefficenza della pubblica amministrazione alle proprie responsabilità.
Ma chi, dal primo gennaio, vorrà promuovere una class action contro un’amministrazione inefficiente ( sono esplicitamente escluse le authority, il Parlamento e gli altri organi costituzionali, i tribunali e la Presidenza del consiglio con tutti i suoi ministeri senza portafoglio) dovrà mettere in conto che per prima cosa non potrà chiedere nessun risarcimento. Allora a che cosa serve? Semplice: a «ripristinare la corretta erogazione di un servizio pubblico”,   vedo già serpeggiare il terrore fra i ” fannulloni” !,  Ma non è finita, perchè il decreto prevede che lo stesso meccanismo si applichi pure alle azioni collettive intentate contro i «concessionari di servizi pubblici»: come le Ferrovie o la Rai.
Viste la premesse, e i contorcimenti giuridici a favore dei soliti noti, perchè non eliminarla del tutto la Class Action? Forse… i cittadini si sarebbero sentiti  meno presi in giro da questi personaggi, che riempiono i manifesti elettorali di promesse sulla difesa dei diritti dei cittadini e simili amenità!

lo “stato” della democrazia

26 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

Stato , democrazia,  lo stato della democrazia……mi scuso per il giro di parole,  ma come in un gioco puerile, che tutti noi abbiamo fatto da bambini, una parola ripetuta all’infinito perde di significato ,e l’ ‘impressione che tanti cittadini hanno è, che in questo nostro povero bel paese ,democrazia e stato siano , appunto, parole vuote. abusate , svuotate del loro significato intrinseco.
Per come la vedo io “stato” equivale a ” necessità” una sorta di strumento naturale atto a conservare la specie, come il branco per i lupi o lo sciame per le api, l’uomo ha bisogno dello stato per garantirsi la collaborazione finalizzata alla sopravvivenza.
Ma se lo stato è una necessità  la democrazia è un sistema di gestione, forse nemmeno il migliore, ma quello che si presta meno di altri agli abusi di potere. il cui unico pregio sta tutto sommato nella possibilità dei cittadini di controllare chi è delegato a gestire la collettività. Ma se la democrazia non è un diritto divino e non è in grado di garantire l’esistenza dello stato ,che invece è sempre e comunque una necessità , probabilmente verrà semplicemente sostituita come metodo di gestione, anche contro il volere dei cittadini.
Ora… da sempre il cittadino comune è convinto che un paese è democratico quando il popolo può scegliere chi lo governa.ma la democrazia non è solo consenso popolare.
Torniamo allora allo Stato e alla sua natura di strumento per assicurare la convivenza…., come ogni strumento, anche lo Stato deve avere caratteristiche che lo rendano idoneo alla funzione per cui è progettato. Per esempio deve uniformarsi al fondamentale principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Il principio di uguaglianza esiste non solo perchè sancito dalla costituzione ma perché indispensabile alla sopravvivenza stessa dello Stato. Se fosse legittimo impedire ai cittadini di avere convinzioni religiose (o di non averne affatto) si finirebbe per creare fazioni .alcune privilegiate rispetto ad altre. Così come per i principi fondamentali il diritto all’istruzione e alla salute e tutti gli altri principi sanciti dalla costituzione Se non fossero, questi principi, caratteristiche funzionali allo Stato-strumento, lo stesso non potrebbe assicurare il fine per cui esiste: la convivenza civile.

Possiamo concordare allora che la democrazia è, prima ancora che diritto ad eleggere i governanti, certezza che questi utilizzino lo strumento, che gli è stato affidato dal consenso popolare, in maniera corretta, nel rispetto del diritto. Lo Stato non può tollerare violazioni al diritto , ed è irrilevante che vengano praticate con il consenso della maggioranza Nel nostro paese gran parte dei cittadini sembrano non accorgersi che i respingimenti in mare minano le fondamenta stesse della democrazia,  che l’intolleranza nei confronti di omosessuali ,o credenti in altre religioni , aprono la porta alla violenza; che teorizzare i limiti alla libertà di informazione è un mezzo per nascondere l’arbitrio e l’illegalità; che la delegittimazione della legge e della magistratura sono una strada sicura verso il sopruso e l’anarchia. Ma, che i cittadini se ne rendano conto o meno, alla fine la violazione continua delle caratteristiche dello Stato-strumento ne rende impossibile la gestione: lo Stato si rivela impotente a governare la convivenza. E quando succede non è lo Stato a fallire, nella necessità di avere uno Stato , pur che sia, si ricorrerà ad un metodo di gestione diverso. E io mi auguro proprio di non dover assistere a questa eventualità!