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Le due dimensioni

9 novembre 2009 Celestino Nessun commento

Vorrei partecipare al Lev Tolstojdibattito sulla croce e sul bisogno di spiritualità. Bisogno che nell’era del Cristianesimo spesso è stato manipolato ad arte per soggiogare, e in certi momenti storici addirittura negato o represso con la violenza; rimane però comunque un valore insopprimibile dell’uomo. Proprio a causa del suo passato il crocifisso provoca reazioni tanto contrastanti e legittime, ma nonostante tutto intere generazioni hanno creduto e credono nell’essenza del suo messaggio. C’è qualcosa di profondo nel bisogno di spiritualità e a cui le istituzioni laiche non potranno mai sopperire, perché giustamente si occupano in modo pragmatico di tutt’altro.

Scrive Tolstoj “L’essenza di una dottrina religiosa non sta nel desiderio di espressione simbolica delle forze della natura, né nel terrore che le sue forze ispirano, né in un bisogno di meraviglioso o nelle forme esteriori con le quali si manifesta. L’essenza della religione sta nella facoltà che hanno gli uomini di profetizzare e di indicare la via che deve seguire l’umanità in una direzione diversa da quella seguita nel passato. Questa facoltà di prevedere la via dell’umanità appartiene più o meno a tutti gli uomini, ma sempre, in ogni tempo, vi sono stati uomini nei quali essa si è manifestata con una forza speciale, e che, esprimendo lucidamente e perfettamente ciò che sentivano vagamente tutti gli altri, stabilivano un nuovo concetto della vita, di qui una nuova azione per secoli o migliaia d’anni”.

Ci sono perciò due dimensioni, quella laica e quella spirituale, intrecciate fra loro ed entrambe necessarie all’uomo. Bisogna poi dire che la cultura religiosa, espressione di questa spiritualità, è presente in maniera pervasiva nelle tradizioni, nell’etica e nella cultura in generale; ricondurre il tutto alla sfera privata in nome della laicità o della multiculturalità, significa snaturare l’identità della nostra “terra”, intesa nel senso più ampio della parola. Che fare allora? Secondo me si tratta di trovare il giusto equilibrio. Per quanto riguarda la questione del crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici, si potrebbe lasciar decidere in modo democratico i governi locali e le loro popolazioni, perché in Europa ci sono tante diversità quanto le gradazioni tra bianco e nero.

Mi spiace però che nella costituzione europea non abbiano trovato posto i riferimenti alle radici cristiane (riferimenti peraltro figurativi);  è un’Europa fredda, concentrata sui meccanismi economici che ignora l’altra metà della sfera umana ma che per milioni di persone è valore di riferimento. Stretta tra fanatismo religioso e vuoto cinismo, oggi l’Europa si propone come progetto ambizioso, riuscirà ad entusiasmare i popoli che l’abitano?  O diventerà piuttosto un carrozzone senz’anima, dispotico e burocratico?