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Class Action, strumento democratico ?

28 dicembre 2009 Mariben Nessun commento

Anno nuovo… vita nuova!

Dopo una serie di slittamenti e modifiche,  in gennaio dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, entrare in vigore la Class Action, una legge che misura la temperatura democratica di un  paese civile, in quanto mette dei limiti alla sperequazione fra  cittadini comuni e gruppi di potere, permette ai primi di unire le forze per far valere i propri diritti, troppo spesso negati e inascoltati.
Grazie al senatore Alberto Balboni (Pdl), e il suo emendamento, ci siamo visti togliere  la retroattività della Class Action (salvando i vari Cirio, Parmalat,Alitalia). evitando così fastidiosi ritorni di attenzione, giudiziaria ma anche mediatica, ad esempio sul ” salvataggio dell ‘Alitalia”. Ora la legge potrà essere applicata per gli Gli illeciti compiuti successivamente all’entrata in vigore della legge.
Consoleranno però le rassicurazioni di Balboni sul fatto che “Chiunque si senta leso nei propri diritti ha a sua disposizione, anche senza la Class Action, una serie di  azioni legali..” Rimane il mistero di una legge , a detta dell’onorevole, inutile:
Ma, grazie a Maroni, che minacciava azioni contro Alitalia, a Gasparri che furibondo  minacciava altrettanto contro la Regione Campania  colpevole dell’ Emergenza rifiuti e a Brunetta che alzava la voce contro la Cattiva burocrazia che si sta difendendo ( e ci è riuscita bene direi ), c’erano tutte le  premesse  per aspettarsi da questo governo delle misure draconiane sul versante della Class Action che avrebbero permesso, finalmente, di inchiodare l’inefficenza della pubblica amministrazione alle proprie responsabilità.
Ma chi, dal primo gennaio, vorrà promuovere una class action contro un’amministrazione inefficiente ( sono esplicitamente escluse le authority, il Parlamento e gli altri organi costituzionali, i tribunali e la Presidenza del consiglio con tutti i suoi ministeri senza portafoglio) dovrà mettere in conto che per prima cosa non potrà chiedere nessun risarcimento. Allora a che cosa serve? Semplice: a «ripristinare la corretta erogazione di un servizio pubblico”,   vedo già serpeggiare il terrore fra i ” fannulloni” !,  Ma non è finita, perchè il decreto prevede che lo stesso meccanismo si applichi pure alle azioni collettive intentate contro i «concessionari di servizi pubblici»: come le Ferrovie o la Rai.
Viste la premesse, e i contorcimenti giuridici a favore dei soliti noti, perchè non eliminarla del tutto la Class Action? Forse… i cittadini si sarebbero sentiti  meno presi in giro da questi personaggi, che riempiono i manifesti elettorali di promesse sulla difesa dei diritti dei cittadini e simili amenità!

Buon Natale…

Nell’augurare un Buone Feste a tutti, volevo rivolgere un pensiero a chi sicuramente oggi avrà passato un Natale neanche lontanamente paragonabile al nostro.

Nei giorni scorsi una cara amica mi ha girato l’appello di padre Gianni Nobili, un sacerdote comboniano impegnato nel cuore dell’Africa accanto a quelli che Alex Zanotelli definisce “gli ultimi fra gli ultimi”.

Difficile trovare le parole per descrivere la Grande Ingiustizia che stiamo vivendo e che contribuiamo ad alimentare, togliendo ogni giorno dal piatto di milioni e milioni di persone ciò che noi finiamo, in buona parte, per buttare nella spazzatura.

Limitandoci solo all’Italia, Coldiretti stima che siano stati spesi per imbandire le tavole natalizie 2,8 miliardi di Euro!!

E’ una realtà di cui conosciamo benissimo l’esistenza, che di tanto in tanto come un tarlo disturba i nostri pensieri.

Il mio augurio è che questo tarlo si faccia sentire sempre più spesso, spingendoci a modificare al più presto i nostri comportamenti e le nostre scelte quotidiane.

Non ci sono altre vie d’uscita, non possiamo aspettarci che questo stato di cose prima o poi si risolverà miracolosamente.

Li stiamo derubando e giustamente, un giorno, ci verrà chiesto di saldare il conto…

www.panespezzato.it

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Ripubblicizzazione dell’acqua – prosegue la raccolta firme

Domenica scorsa, 20 dicembre, TrentoAttiva ha sfidato il freddo polare per la seconda giornata di raccolta firme a favore dell’acqua pubblica.

Ha contribuito a riscaldarci sicuramente lo spettacolo di giochi pirotecnici che un gruppo di ragazzi ha improvvisato a pochi passi dal nostro gazebo, il dolce al cioccolato preparato dalla nostra mitica Presidentessa, ma soprattutto l’afflusso di persone interessate a sottoscrivere la petizione.

Niente folle oceaniche, intendiamoci, ma comunque un buon segnale in questi tempi di disaffezione per la cosa pubblica e di frenetica corsa all’acquisto da mettere sotto l’albero.

Ad oggi le firme raccolte sono 347 per la petizione che consegneremo al Consiglio Comunale di Trento e 451 per l’analoga sottoscrizione destinata al Consiglio Provinciale.

Per quest’ultima abbiamo anche deciso di attivare una petizione online, disponibile a questo indirizzo:

http://www.petizionionline.it/petizione/ripubblicizzazione-del-servizio-idrico-integrato-provincia-autonoma-di-trento/460

Tutti quelli che non sono riusciti fisicamente a firmare al banchetto possono quindi aderire comodamente da casa. Unico requisito, la residenza in provincia di Trento.

Ricordiamo per completezza di informazione le richieste che vengono fatte:

  • riconoscere nello Statuto, il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
  • riconoscere il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di Diritto pubblico;
  • intraprendere tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’ art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dall’Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.

Un appello per finire: stiamo cercando di organizzare, per il mese di gennaio, una giornata provinciale di raccolta firme da realizzarsi in contemporanea quantomeno nei maggiori comuni del nostro territorio.

Ovviamente è necessario il supporto di realtà associative locali.

Non serve un grande sforzo, si tratta di dedicare 3-4 ore del proprio tempo libero ad una causa per la quale è importante far sentire la propria voce.

Se siete interessati contattateci alla nostra mail trentoattiva@gmail.com.

Ci contiamo!!

BUON NATALE A TUTTI!!

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“RIFORMA SCOLASTICA: FERMATE LA DISTRUZIONE”

30 novembre 2009 cristina 4 commenti

Vi riporto l’articolo del direttore P. Giovanetti, apparso ieri sul quotidiano “l’Adige”
“TRENTO – Nata con l’intento di far cassa, cioè di ridurre le risorse a disposizione dell’Istruzione, la riforma Dalmaso-Dellai si sta configurando come la pietra tombale della scuola trentina. Strombazzata per anni quale fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano, l’esempio da seguire, il modello frutto dell’Autonomia, la specialità della scuola in Trentino sta volgendo al suo termine, con la distruzione dei licei (fra tutti il classico e lo scientifico), la riduzione delle materie di studio, la messa in soffitta di discipline come il latino, la geografia, il greco, il peggioramento complessivo della qualità della didattica. Portata avanti di nascosto, senza alcun coinvolgimento degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie, dei cittadini che subiranno lo stravolgimento del sistema formativo per i propri figli (peggiorativo di gran lunga della riforma Gelmini nazionale tanto contestata), la controriforma Dalmaso-Dellai doveva evidentemente passare all’insaputa di tutti, anche se la data prescelta per la delibera, l’11 settembre, poteva far presagire la distruzione in atto. Se c’è un modello scolastico considerato e apprezzato in tutto il mondo, è il sistema dei licei italiano, di stampo umanistico. Persino negli Stati Uniti, dove l’eccellenza è esclusivamente in campo universitario ma non nelle Superiori, si addita il «liceo» italiano come una scuola solida, in grado di formare in maniera completa lo studente, pronto ad affrontare poi qualunque tipo di specializzazione universitaria. Ora, con la riforma Dalmaso-Dellai il glorioso liceo sopravvissuto persino al Sessantotto viene definitivamente smembrato. Lo spezzatino del 2+2+1 riduce i primi due anni del liceo ad un parcheggio post-scuole medie, generico, di socializzazione, unico per tutti. Una sorta di scuola dell’obbligo allungata, ridimensionata al ribasso, una specie di quarta e quinta media in attesa della famosa scelta definitiva procrastinata nel tempo. Impressiona l’odio con cui i fautori di questa riforma si scagliano contro un emblema della scuola italiana, il liceo classico. E sì che il presidente Dellai dovrebbe conoscerlo avendolo frequentato, così pure l’assessore Dalmaso. Forse un po’ meno gli autori materiali della riforma, evidentemente imbevuti di revanscismo antiumanistico. A questo punto è meglio cancellarle del tutto le lingue e le culture classiche, se in licei come lo Scientifico sono previste 150 ore di latino in meno del resto d’Italia sul quinquennio, cioè più di un anno scolastico.
Ai sindacati della scuola – che probabilmente non avevano nemmeno capito la delibera se per svegliarsi c’è voluta la mobilitazione degli insegnanti e di tutte le scuole del Trentino – sembra bastare che non si tocchino le cattedre. Tranquillizzati che le ore di insegnamento resteranno di 50 minuti e le ore aggiuntive saranno impiegate non per ridurre cattedre ma per fare supplenze, in assessorato sono convinti che imboccheranno silenziosamente la ritirata. Se poi questo significa l’affossamento della scuola trentina evidentemente non interessa nessuno.
C’è al fondo di questa controriforma Dalmaso-Dellai una concezione livellatoria e pseudo-egualitaria della scuola, secondo cui tutti sono eguali e tutti devono fare le stesse cose. In base a questa ideologia vengono eliminate le scuole professionali e i diplomi triennali perché tutti devono essere costretti a fare gli istituti quinquennali, anche se non hanno la predisposizione, la voglia, la capacità, penalizzando sicuramente quanti invece hanno scelto di fare gli istituti tecnici perché ne sono convinti. Stessa logica anche per i licei, che vengono centrifugati e resi tutti uguali, indipendentemente dalle predisposizioni degli alunni, dalle loro capacità, dalle attitudini. Sono gli ultimi residui di una subcultura sessantottesca che già infiniti danni ha provocato alla scuola e alla società italiana.
In un Paese di «bamboccioni» dove i giovani sono privati di responsabilità e di possibilità di scelta fino a 40 anni, invece di favorire la maturazione di percorsi si allunga ulteriormente il brodo, facendo buttar via altri due anni post Medie di limbo, in attesa di una fulminazione divina sulla tipologia di scuola da imboccare. Una deriva deresponsabilizzante: al posto di aiutare la scelta con un valido sistema di orientamento, si rinuncia a far maturare i giovani parcheggiandoli per altri due anni in generiche «scuolette» evirate di qualificazione formativa. Per non parlare poi della riduzione di materie come l’educazione fisica, in una società sempre più sedentaria e alimentarmente sovraccaricata. Saranno contente le palestre private e i centri sportivi a pagamento, un po’ meno le famiglie. Stessa cosa per la geografia, di fatto soppressa, in una società sempre più globalizzata e sempre più bisognosa di conoscere il mondo. Il tutto secondo criteri diversi dal resto d’Italia, rendendo così impossibile qualsiasi spostamento da fuori provincia o verso altre regioni, col rischio di gravi penalizzazioni degli studenti, anche al momento dell’iscrizione universitaria fuori provincia.
Dopo la mobilitazione degli insegnanti, dei collegi docenti, degli istituti di città e delle vallate, è giunto il momento di una rivolta delle famiglie contro un abominio che sta per distruggere la scuola trentina.
Questa settimana si gioca la sopravvivenza di una scuola che, pur con tutti i limiti, ha garantito una formazione, e spesso di qualità. Tale controriforma rischia di affossarla per sempre.”

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“Le Parole della Legalità” – Trento, 12 novembre 2009i8

16 novembre 2009 nige Nessun commento

15 novembre 2009 – L’audio della manifestazione
Immagine 036
La casa a editrice “Il margine”, l’ Associazione Nazionale Magistrati e la Regione Autonoma Trentino Alto Adige hanno inaugurato il ciclo di incontri “Le parole della legalità: dall’emergenza degli anni di piombo all’attuale emergenza costituzionale” con un incontro dedicato alla memoria di Guido Galli ed Emilio Alessandrini tenutosi lo scorso 12 novembre a palazzo Geremia a Trento.
L’incontro è stato introdotto da Pasquale Profiti, presidente regionale ANM e Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento ed è stato coordinato da Alberto Conci, curatore del libro “Sedie vuote”. Si sono susseguiti gli interventi di Armando Spataro, procuratore a Milano, Luca Palamara, presidente ANM e Marco Alessandrini, avvocato di Pescara. Nell’occasione è stata esposta la prima parte della mostra “Vite per la legalità”.

tratto da : AntimafiaDuemila

Riportiamo di seguito il link all’audio integrale della manifestazione: http://www.youtube.com/watch?v=09sgPGYxgCA&feature=player_embedded

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Processo breve o amnistia mascherata?

12 novembre 2009 Mariben 1 commento

Lo dicevo io!, la riforma della giustizia sta arrivando  puntuale come l’influenza, anzi, con l’influenza suina ,un’altra porcata insomma. Per carità, non che la riforma non sia necessaria, da decenni è annunciata ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, puntualmente dimenticata e trascurata, salvo qualche aggiustamento qua e là, ma sempre nella direzione sbagliata.
Siamo tutti d’accordo sull’urgenza di una riforma, ma deve essere complessa, e non può riguardare solo il ruolo, il lavoro, la produttività dei magistrati, ma anche gli strumenti a disposizione della macchina della giustizia.
Vorrei provare a mettere un pò d’ordine nel tam tam mediatico sulla riforma della giustizia che il governo ha tanta fretta di approvare.
Partiamo dal presupposto che i processi in Italia durano troppo , nulla da eccepire, ma il problema è che i mezzi che si propongono di usare allo scopo sono sbagliati.

Si parla di ridurre i tempi della prescrizione, (ipotesi per reati punibili con pena inferiore a 10 anni) ,la fantasia dei nostri legislatori non ha limiti e non si contano aggiustature ,limature , conferme e smentite, ma sia ben chiaro che significherebbe calare una mannaia su migliaia di processi in corso, grazie alle lungaggini burocratiche si darebbe modo alla difesa di tergiversare fino alla decorrenza dei termini. La norma prevede che si debba celebrare i processi di primo grado entro 3 anni, quelli d’ appello entro 2 e quelli di Cassazione entro 1. Attenzione però, i tempi medi in Italia si attestano attorno ai 7 e mezzo, non ci sono proprio le condizioni, non è sufficente imporre il “processo breve”, sarebbe come chiedere a un macchinista ferroviere di percorrere la tratta Roma – Milano in 5 ore … imponendogli di viaggiare con il carrello adibito alla mautenzione delle rotaie.
La sensazione è che si tratti dell ‘ennesima legge ad personam dal momento che rientrerebbero nella norma , per puro caso s’intende, i due processi a carico del Premier ( Mills e Mediaset ) , anche nell’ipotesi che la “prescrizione breve sia prevista solo per gli incensurati … eh già !!! prescritto= incensurato.
Si paventa pure di ripristinare l’imunità parlamentare;
Margherita Boniver (Pdl) ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale a riguardo ed afferma :
‘L’immunita’ che esiste in molti ordinamenti europei, nonche’ al Parlamento europeo – afferma – rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama, nell’ottobre del 1993, in clima di pesante intimidazione’. ( ricordate Tangentopoli ?)

Ci raccontano che godono di immunità i deputati in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c’è nulla del genere. In Germania l’immunità, anche se prevista, non viene mai esercitata. Idem in Spagna, dove non è mai stata negata l’autorizzazione a procedere e gli europarlamentari godono delle immunità previste nei rispettivi paesi di provenienza.

Altra grande menzogna  è che la Costituzione prevedeva l’immunità per sottrarre gli eletti allo strapotere della magistratura. Non dobbiamo dimenticare che si era appena usciti dal fascismo e che l’autorizzazione a procedere era prevista solo nei casi di chiara persecuzione politica, (fumus persecutorum). I Padri costituente si rivolterebbero nella tomba se potessero vedere l’abuso che si è fatto, e che si intende fare, di quello strumento per proteggere i parlamentari da processi per reati comuni e gravissimi, commessi al di fuori delle loro funzioni o addirittura prima di esserne investiti.

Siamo sinceri, una giustizia che funziona non sarebbe bene accolta dai nostri rappresentanti perché penalizzerebbe i loro affari. Una riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini, metterebbe a rischio il consenso di tutti i colletti bianchi che ci lucrano sopra. Quindi una vera riforma della giustizia, non ci sarà, e se mai ci sarà, è subordinata ad un ricambio totale e radicale della classe politica.

Rovereto chiama Democrazia: i partiti cominciano a rispondere

10 ottobre 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

pinguino balla

Oggi 11 ottobre, a Rovereto, è in atto il primo banco di prova in Trentino sui temi della democrazia diretta e partecipata. Vanno al voto quattro quesiti: di cui il primo su di un tema cruciale per la democrazia diretta (abolizione del quorum), il secondo e il terzo su temi di democrazia partecipata (PRG e progettazione area del centro partecipata). Il quarto quesito è uno specifico problema di inquinamento e salvaguardia dell’ambiente; un referendum normale, per così dire.

Qualunque sarà il risultato di questa consultazione popolare, un successo è già stato raggiunto: il dibattito sulla democrazia diretta e sulla partecipazione ‘reale’ ha fatto breccia in città; non è più un tabù. Convergono ora sul tema associazioni come le Acli, che hanno appoggiato concretamente la campagna; anche alcuni partiti politici hanno cominciato a prendere posizione: Verdi e IdV, hanno appoggiato concretamente e costantemente tutto il percorso dei comitati referendari e il consigliere di FI, Benoni, ha preso una posizione pubblica decisa, in totale appoggio e senza riserve sui temi referendari.

Questo il fronte della politica rappresentativa apertamente schierato a favore della democrazia diretta.

Prosegui la lettura…

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A MILANO alla presentazione del Movimento Nazionale a 5 stelle

5 ottobre 2009 Mariben 2 commenti

Domenica mattina parto con alcuni amici, alla volta di Milano; Teatro Smeraldo

.Ci muove la curiosità per la nascita di questo nuovo movimento,anche se, come sottolinealo stesso Grillo, non è che l’evoluzione di un movimento che da anni si muove in rete, attorno al suo Blog e sul territorio grazie ai Meetup sparsi in tutte le città italiane.

Mi hanno convinta due parole ” Primarie dei cittadini” mi appassiona, e non resisto a tutto quello che si propone come alternativa alla politica italiana stantìa e autoreferenziale.

All’arrivo troviamo una lunga fila di gente  che , pazientemente e ordinatamente,  attende di entrare.   L’organizzazione è impeccabile, e in un attimo siamo seduti in un  teatro che si può dire letteralmente gremito.

Grillo è in gran forma , appalusi e risate accompagnano questo insolito comizio /show Solo gli interventi di Don Farinelli , sacerdote genovese e di  Petra Reski autrice del libro inchiesta ” Santa Mafia”commoventi, e a tratti drammatici, interrompono il fiume di parole, battute esilaranti e invettive del Beppe nazionale.

“Non siamo un partito, né una associazione. Siamo un movimento che già c’è. Quello di oggi è il parto di una lunga gestazione iniziata nel gennaio del 2005″

“La nostra forza – è che non capiscono cosa facciamo, ma diamo fastidio a tutti. alla destra e alla sinistra”"Io ci ho messo la faccia e la mia vita ” e il blogger genovese incomincia a snocciolare i punti del programma. Si va dall’insegnamento della Costituzione con esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico, alla messa on linedelle proposte di legge tre mesi prima della discussione in Parlamento.  Per  poi passare alla realizzazione delle infrastrutture per disabili sul territorio,  l’incentivazione del telelavoro,  l’abolizione della legge Biagi,  la rappresentanza dei piccoli azionisti nei Cda,  l’obbligatorietà della discussione di proposte di legge di iniziativpopolare,  la copertura della banda larga sul territorio e la riforma del copyright.

Interessante la proposta di stoppare la cementificazione del territorio  con le concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili  o per cambi di destinazione d’uso di aree industriali dismesse. Acqua pubblica , favorire le produzioni locali.  e così avanti….

http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf

Ma…nonostante sia tutto ( o quasi ) assolutamente condivisibile, la sensazione e’che, ancora una volta ,

si sia di fronte a delle decisioni calate dall’alto , anche se la Carta di Firenze nasce dalle discussioni,dalle proposte dei frequentatori del Blog , manca in effetti, un vero progetto partecipativo.

Il movimento appena nato sarà dotato di anticorpi sufficenti ? , oppure c’è il rischio che diventi la “bella copia” dei partiti tradizionali?   Sarebbe un peccato !  questo nostro paese umiliato e martoriato avrebbe decisamente bisogno di etica, di aria fresca e  dell’entusiasmo che abbiamo respirato in quel teatro.

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A.A.A….. democrazia diretta cercasi

5 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

Segnalo a  tutti un’interessante articolo di Luciano Fuschini

( Movimentozero)

La democrazia rappresentativa basata su elezioni tenute a scadenze periodiche e sulla competizione fra partiti mostra tutti i suoi limiti. L’esigenza di compiacere l’elettorato impedisce di adottare, o procrastina, misure necessarie ma impopolari. Gli elettori sono chiamati a scegliere candidati che non conoscono, nominati dai partiti e presentati nei vari collegi e circoscrizioni solo per i calcoli e le convenienze degli apparati, persone su cui i cittadini non avranno più alcun controllo una volta che siano state elette.
Il suffragio universale deprime la qualità del voto esaltando la quantità: il voto di una persona colta che segue le vicende politiche ed è ben informata sul funzionamento delle istituzioni vale esattamente quanto quello di un semianalfabeta ignorante di tutto ciò che non sia il suo interesse immediato: pura assurdità e somma ingiustizia.
Per queste e altre motivazioni il Manifesto di MZ avanza la richiesta di una democrazia diretta che sostituisca quella rappresentativa. Un Manifesto di princìpi generali però non è ancora un programma politico. Quando si esce dalla petizione di principio ci si scontra con le difficoltà di definire modalità e procedure di una democrazia diretta.
Parlando di democrazia diretta, viene spontaneo pensare a processi decisionali espressi dall’Assemblea dei cittadini. Chi ha abbastanza anni da ricordare l’assemblearismo sessantottino sa come funzionino in concreto le cose. L’Assemblea non fa altro che ratificare ciò che una minoranza ben organizzata aveva già deciso prima della sua convocazione. I capetti si alternano al microfono e vince il demagogo che spara gli slogan di più sicuro effetto. L’assemblearismo è una parodia della democrazia. Anche se l’Assemblea dei cittadini fosse la soluzione, ci si imbatterebbe nella difficoltà insormontabile di far funzionare i processi decisionali di tipo assembleare in realtà politiche ben più complesse di una comunità di paese o di villaggio. A questo proposito non è di aiuto rifarsi alle polis greche o ai Comuni medievali. In quelle realtà, comunque molto più ristrette delle nostre società, erano esclusi dal diritto di parola e di voto le donne, i servi e i salariati, cioè più dell’80% della popolazione. Quanto detto sopra sulle contraddizioni del suffragio universale infatti non può giustificare oggi l’esclusione aprioristica di gran parte della popolazione con una discriminazione classista o sessista.
Più pertinente appare il modello della Svizzera. In quella Repubblica l’istituto del referendum è largamente e sistematicamente praticato. Si può andare oltre quel modello, ipotizzando un sistema in cui il referendum, ben più incisivo di quello previsto dalla Costituzione italiana perché propositivo e non solo abrogativo, nonché senza lo sbarramento del quorum, sia la pratica normale con cui si prendono tutte le decisioni che interessano la comunità. Dovrebbe essere consuetudine e legge far decidere al popolo con consultazioni frequentissime. Sarebbe una pratica che implica costi e una macchina organizzativa complessa, ma diventando prassi della vita quotidiana sarebbe presto assimilabile nel costume della comunità.
Questa pratica renderebbe obsoleti i partiti intesi come organismi permanenti e strutturati. Ogni quesito referendario vedrebbe coagularsi interessi e orientamenti ideali, che si scioglierebbero immediatamente in un’occasione successiva, nella quale si configurerebbero altri schieramenti. Gli elettori sarebbero informati attraverso la rete elettronica, le emittenti radio-televisive, la stampa, i manifesti e i giornali murali. Le leggi e il costume, sempre decisivo e più importante dei regolamenti scritti, dovrebbero instillare nelle menti l’idea che il voto è un diritto ma non un dovere: chi non è interessato e si sa disinformato deve sentire come suo dovere civico di non votare. Il certificato elettorale non dovrebbe essere spedito in tutte le case ma dovrebbe essere ritirato negli appositi uffici dai cittadini interessati alla consultazione. Così si limiterebbe drasticamente il numero dei votanti solo zavorra, non per preclusioni imposte ma per autoriduzione: si potrebbe almeno in parte ovviare all’inconveniente gravissimo dell’uguale peso dato al voto consapevole e a quello dettato dall’ignoranza o dall’impulso momentaneo.
Come in tutte le cose umane, nemmeno un sistema come quello qui sommariamente abbozzato darebbe garanzie assolute. Resterebbero rischi di manipolazioni demagogiche e di degenerazione burocratica. Al vertice della piramide di questo Stato nuovo articolato sulle comunità locali e sulla democrazia diretta dovrebbe esserci pur sempre la figura del Garante del corretto funzionamento istituzionale: Presidente della Repubblica, Monarca, o Consiglio dei Custodi, secondo quanto decideranno le circostanze storiche e la volontà dei popoli.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=28102

http://www.ilribelle.com/

SCUDO FISCALE = ingiustizia sociale

3 ottobre 2009 Mariben 3 commenti

La camera ha approvato lo scudo fiscale che, come tutti sanno, prevede la possibilità di rimpatriare ( NB “possibilità”, a discrezione insomma!)  i capitali illecitamente esportati pagando un’aliquota del 5% dell’importo.

Quali sono gli effetti del rimpatrio dei capitali capitali permesso da queste legge?

Innanzitutto una delle norme inserite dice «il rimpatrio o la regolarizzazione…non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa, giudiziaria civile, amministrativa o tributaria”.

Questo significa che , nel caso in cui la Guardia di Finanza riceva informazioni. non può procedere in nessun modo,

non solo c’è anche il divieto , ( ecco il vero scudo!) degli intermediari ,banche e finanziarie,

contattate dagli evasori, di comunicare i nominativi all’ Agenzia delle Entrate.
Ma bisognava “sistemare” anche le eventuali azioni penali.

Nonostante non ci sia un generale divieto di procedere per la magistratura, è stata introdotta la “non punibilità” per una serie di reati tributari :
dichiarazione dei redditi, fatturazione di operazioni inesistenti e distruzione di documenti al fine di evadere le imposte), alcuni reato di falso nel codice penale e le false comunicazioni sociali ( cd falso in bilancio)

Ora ,dov’è la differenza fra l’indulto , l’amnistia e quest’ultima genialata?
Tutti provvedimenti che ,a parer mio, sono sempre sbagliati perchè creano una ingiustizia tra chi ha rispettato la legge e chi è “premiato” dopo aver fatto il furbo.

Essendo profondamento ingiusto sarebbe , a dir poco, opportuno che fosse stato approvato dai 2/3 del parlamento .
Visto che si crea un ingiustizia vi deve essere un ampio consenso parlamentare ,che secondo la logica della democrazia rappresentativa , presuppone sia anche sociale.

Questa legge è stata giustificata con la necessità di riportare liquidità nelle casse dello stato.
Occorrerebbe ricordare ai nostri smemorati e distratti “dipendenti” che è la terza in 8 anni ,e che rammentiamo bene quanto i risultati siano stati insoddisfacenti.
Se lo stato è disposto a chiudere la faccenda con un tasso ridicolo, ammette implicitamente che non riuscirebbe mai a trovare questi capitali, e  dunqueche interesse avranno i furbetti a a legalizzarli ?

Ora hanno avuto la conferma che non corrono nessun pericolo.
Ma la cigliegina sulla torta ce l’ha messa Berlusconi
annunciando solennemente…che quei soldi andranno alla scuola pubblica.

Non era più semplice, invece di garantire l’impunità agli evasori

tagliare i finanziamenti alla scuola privata e girarli a quella pubblica?    elementare !!!

E ora arriva il bello!
Dopo aver subito l’ennesima ingiustizia scopriamo pure che dopo il «rimpatrio»,

non c’è l’obbligo di tenere i capitali sul territorio.

Ovviamente! visto che non potrebbe esserci l’obbligo dal momento che in Europa c’è la libera circolazione dei capitali: ( in effetti per i capitali in stati UE non si prevede il rimpatrio ma la regolarizzazione)

si dice dove sono , e lì si lasciano

La prova di quanto questi capitali poco interessino, e che in realtà gli obiettvi erano e sono ben altri,

sta nel fatto che questa imposta può essere pagata sulle attività finanziarie e patrimoniali: praticamente su Tutto!

Cosa c’entra con la ricapitalizzazione delle aziende con il finanziamento della scuola …??

qualcuno ce lo dovrà spiegare prima o poi!

No all’ inceneritore

3 ottobre 2009 Celestino 1 commento

aquila_in_volo

di Celestino Vinante

Si fa un gran parlare dell’altezza del camino dell’inceneritore, secondo me è solo un modo per distogliere l’attenzione dalla vera questione: è possibile farne a meno?

Non entro nel merito della discutibile scelta del sito, delle diossine prodotte, delle tonnellate di scorie nocive, dell’efficienza, e a questo punto anche dell’onestà di controllori e controllati per i livelli di emissione, bensì della decisione a monte di incenerire.

Se è vero che una decisione andava presa con i dati a quel tempo disponibili, è anche vero che oggi la situazione è molto cambiata e perciò si dovrebbe avere il coraggio di cambiare strategia in corso d’opera. Nelle uscite pubbliche, i “nostri” politici si dicono fieri di appartenere alla terra che ha dato i natali a padri illustri. Uomini che  – nonostante le difficoltà  del dopoguerra – hanno saputo guardare lontano e scommettere sul futuro; il nostro benessere è gran parte merito loro. Peccato però che oggi non si veda questa lungimiranza e navigando a vista si preferiscano pericolose scorciatoie. Si vorrebbe infatti risolvere il problema procurandone altri, per giunta a carico dei nostri figli! Oggi si sente molto il bisogno di cambiamento, di progetti condivisi e di identità territoriale; vista nell’ottica di uno sforzo collettivo, la raccolta differenziata spinta farebbe proprie queste istanze, con effetti positivi anche sulla coesione sociale. Tutto sommato un prezzo accettabile per volare alto e ancora una volta guardare lontano.

Ma in fin dei conti chi l’ha detto che i trentini non sono maturi per questo passo?

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Inceneritore: emissioni molte, partecipazione zero!

1 ottobre 2009 Francesco Ghensi 4 commenti

A proposito di partecipazione sulle grandi opere, un amico mi ha segnalato che nello “Studio di fattibilità” per il bando dell’inceneritore, al capitolo “8.1.2. Sintesi delle linee guida della segreteria dell’Associazione Italiana di Epidemiologia al fine della definizione dei criteri di carattere sanitario” (pagg. 182 e 183 del documento http://www.comune.tn.it/comune/argomenti/ambiente/file/inceneritore/Studio_agosto_2009.pdf) , tra le altre centomila stranezze, scrivono:

(omissis)

Per il monitoraggio ambientale e sanitario sono raccomandati:

(omissis)

- la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione in tutte le fasi, sia decisionali sia operative, connesse allo smaltimento dei rifiuti, secondo quanto ribadito dalla convenzione europea di Aarhus e dalla carta di Aalborg.

Alcune domande sorgono spontanee.
E nel corso dei tot anni prima dei… monitoraggi?
Perchè è stata abbandonata la prevista conferenza dei comuni su questo tema?
A quando un dibattito, con esperti qualificati, che metta a confronto tutte le alternative per chiudere il ciclo dei rifiuti?

PS: il 31 ottobre è prevista una manifestazione sull’inceneritore. A breve i dettagli.

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Emilio Piccoli: Abolizione dei quorum referendari. Il testo della proposta

29 settembre 2009 Francesco Ghensi Nessun commento

emilio

emilio

Anche la seconda proposta più votata verrà presentata nei prossimi giorni al Presidente del Consiglio Provinciale.

Qui sotto la sintesi e le motivazioni del proponente, Emilio Piccoli.

PROPOSTA

Emendamento alla legge provinciale del 5 marzo 2003 n.4.
Nello specifico si chiede che l’art.4 venga modificato eliminando la parte che qui sotto è evidenziata in grassetto:

art.4
validità del referndum propositivo
La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti favorevoli validamente espressi [, a condizione che alla votazione abbia partecipato la maggioranza degli aventi diritto al voto.]

MOTIVAZIONI

Quanto più il quorum di partecipazione nelle consultazioni referendarie è elevato, tanto più è messa a repentaglio l’efficacia e la fiducia dei cittadini nei confronti del referendum stesso.
Infatti, una soglia elevata sbilancia ingiustamente le forze in campo nelle competizioni referendarie, perchè consente agli oppositori di ricorrere alla ‘chiamata al boicottaggio’, trasformando così – in caso di riuscita – l’astensione dell’elettore in voto contrario al tema referendario e quindi automaticamente sommabile ai voti contrari. In base a questo ragionamento, il fronte del ‘NO’ viene a disporre di 2 risultati utili su 3. È quindi un gioco facile per i boicottatori imporre il volere di una minoranza contro la maggioranza della popolazione.
Questo stato di cose incentiva fortemente l’atteggiamento rinunciatario e non partecipativo del cittadino, determinato soprattutto dall’alta probabilità di fallimento della votazione. Inoltre, viene socialmente promosso e sollecitato un comportamento ‘ostruzionista’ del cittadino.
Perchè quorum zero? Nella pratica si osserva che minore è il quorum di partecipazione maggiore è la tendenza del cittadino a partecipare; quando la votazione non ha quorum si registra puntualmente la partecipazione massima dei cittadini. Non esiste quindi, nei fatti, il pericolo che poche persone possano decidere per tutta la collettività; se ciò dovesse stranamente succedere, il voto non perderebbe comunque la sua leggittimità, in quanto i cittadini che vanno a votare, in una autentica democrazia, hanno il mandato di decidere anche a nome dei cittadini che non vogliono votare. Del resto, i refendum confermativi già ora sono privi di quorum eppure nessuno ne mette in dubbio la legittimità.
L’abolizione del quorum di partecipazione è il primo passo indispensabile per consentire ai cittadini di concorrere attivamente al processo decisonale democratico.

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ETICA e PARTECIPAZIONE

28 settembre 2009 Mariben Nessun commento

Etica e partecipazione

La definizione di etica si può dire universale:
la distinzione tra il nobile e l’ignobile, il bene e il male, il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto
In compenso, la percezione della stessa varia a seconda delle epoche e delle società.
Nessuna cultura può fare a meno di distinguere il valore etico di atteggiamenti e comportamenti.
La morale è indispensabile e funzionale all’ uomo, è una conseguenza della sua libertà.
Esistono delle regole generali che costituiscono dapertutto la condizione per la sopravvivenza delle società:

la generosità contro l’avarizia, l’onore contro la vergogna, il coraggio contro la vigliaccheria, la giustizia contro l’iniquità, il disinteressamento contro l’ingordigia …..e così avanti.
Tutti gli uomini hanno dei diritti, ma non possono esserne titolari in quanto singoli:
il diritto presuppone un rapporto di equità sociale , nessun diritto è concepibile senza un contesto specifico e una società in grado di riconoscerlo e definirne i doveri, come contropartita .
Partecipazione ed etica; cioè fare ritorno a valori condivisi difesi da comunità consapevoli di se stesse.

“Libertà è partecipazione ” canta Gaber, ma la libertà di “partecipare” non si decreta, esige di essere conquistata e garantita.

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Partecipazione sul treno per Rovereto

26 settembre 2009 Celestino Nessun commento

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Dal quotidiano Trentino del 26 settembre 2009

 Sale su un treno a Verona e scende a Peri ritrovandosi mamma. Questa è l’incredibile vicenda accaduta l’altra sera a Martina, giovane ragazza roveretana di 23 anni che dopo essere partita dalla città scaligera ha dato alla luce una bambina. Un evento al quale hanno assistito decine di passeggeri con alcune mamme che, sulla base della loro esperienza, si sono improvvisate ostetriche in attesa dell’arrivo del medico e dell’ambulanza. […] Poco prima delle 20, quando il regionale stava viaggiando verso nord, si rompono le acque e Martina si dirige verso il bagno. Comincia a star male, barcolla, non riesce ad entrare in bagno e si accascia in prossimità delle uscite. Alcune persone vicino a lei si rendono conto di quello che sta succedendo e avvisano il capotreno. Il quale ordina di fermare il convoglio nella stazione più vicina, quella di Peri. Ma ormai non c’è più tempo da perdere, non si può nemmeno attendere i soccorsi già allertati da molti passeggeri. Tra le donne che corrono in soccorso della ragazza roveretana c’è anche una mamma pakistana che, forte dell’esperienza di cinque figli tutti partoriti in casa, aiuta Martina a far nascere la sua bimba. Nel frattempo tutti i passeggeri danno una mano per quel che possono: qualcuno si toglie la maglia, qualcun altro la giacca, spunta una coperta per coprire la piccina. Momenti di tensione e di preoccupazione: Martina dopo una ventina di minuti di travaglio, distesa sul pavimento, riesce a partorire una bella bambina con tanti capelli. Un applauso liberatorio inonda tutti i vagoni e la giovane mamma, nonostante sia pallida e stremata, riesce ancora a sorridere. Alla stazione di Peri, dove il convoglio è fermo, dopo un quarto d’ora, a parto avvenuto, arriva l’ambulanza con il dottore e gli infermieri. Il medico taglia il cordone ombelicale e visita sommariamente la madre. Poi Martina viene caricata su una barella e fatta scendere dal treno, tra la curiosità dei passeggeri nel frattempo scesi alla stazione, e quindi trasportata all’ospedale. Un caso unico, il parto sul treno nella tratta Verona Trento. Un evento che ha coinvolto tutti i viaggiatori costretti a una sosta forzata. Ma nessuno, nonostante il regionale sia arrivato alla stazione di Rovereto con un’ora e dieci di ritardo, ha protestato: c’era da gioire per la nascita della bimba.

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la prima pietra è stata posata

22 settembre 2009 Mariben 2 commenti

La prima pietra è stata posata, il primo di tanti passi verso un sogno che alcuni di noi coltivano
:una democrazia compiuta, che si autoailmenti e autocontrolli attraverso strumenti di partecipazione
come quello usato dal nostro gruppo organizzatore.
Alcuni lo hanno chiamato esperimento, io personalmente preferisco definirla un esperienza emozionante la prima, non certo l’ultima
Se i risultati concreti tarderanno ad arrivare , se le aspettative dei cittadini saranno disattese,
porteremo avanti comunque le proposte emerse , certi di avere, ora tanti amici in più. tanta gente consapevole
che insieme si può

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Strage di Kabul

18 settembre 2009 Celestino 3 commenti

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Ragioni per abolire il quorum 11

15 settembre 2009 admin Nessun commento

Ragioni per abolire il quorum 11

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di Paolo Michelotto

il quorum esiste in paesi come l’Italia, i paesi dell’est europa (Ungheria, Polonia, Slovenia). Ma in Svizzera, in 23 stati americani su 50, tra cui la California e l’Oregon, non è previsto il quorum nei referendum statali e locali.

Inoltre in Europa, in stati come l’Irlanda,

Spagna,

Regno Unito

Francia

non è previsto il quorum nei referendum nazionali. Tutte queste democrazia sono antidemocratiche o siamo noi italiani abituati a concepire come normale una cosa che normale non è? Ossia la presenza di un quorum nei referendum?

Qui altre 10 ragioni per abolire il quorum

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SVP contraria all’effettiva partecipazione politica dei cittadini

9 settembre 2009 Francesco Ghensi 1 commento

La SVP contraria all’effettiva partecipazione politica dei cittadini

Ieri il direttivo della SVP, in vista del referendum provinciale del 25 ottobre, ha deciso di invitare gli elettori a votare con un NO su entrambe le proposte di legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta, ed ha suggerito che anche il non-voto sarebbe democraticamente legittimo. Con ciò la SVP nuovamente ha dimostrato che una partecipazione diretta dei cittadini alla politica secondo regole praticabili non abbia importanza. La SVP già nel 1997 ha indirettamente silurato a livello regionale la disciplina dei diritti referendari. Dopo il passaggio di questa competenza alla Provincia nel 2001, la maggioranza consiliare ha impiegato 4 anni per approvare una legge applicativa (L.P. n.11/2005). Pur accettando di istituire il diritto al referendum propositivo, come previsto dallo Statuto, la legge uscita dal Consiglio impone tutta una serie di restrizioni e presenta serie lacune rendendo difficile l’applicazione.

Inoltre questa legge non prevede la possibilità che i cittadini possano votare anche su delibere della Giunta provinciale di interesse provinciale, un diritto previsto dalla Costituzione (art. 123, 1° comma). Il quorum del 40%, voluto dalla SVP, invita a campagne di boicottaggio e porta allo sperpero di fondi pubblici, perché causa la frequente invalidità di votazioni referendarie. Benché la SVP con la L.P. n.11/2005 abbia apparentemente accettato la partecipazione, adesso non sostiene l’esercizio pratico di questo diritto da parte dei cittadini chiamando all’astensione, che essa definisce “democraticamente legittimo”. Perció nuovamente si conferma l’effetto pericoloso del quorum. In assenza di quorum decide chi partecipa, ed i cittadini si sentirebbero chiamati ad informarsi, a formarsi un’opinione ed a partecipare. Gli astenuti dal voto non verrebbero sommati ai NO e quindi non potrebbe ostacolare chi intende effettivamente partecipare. Giocando sul astensionismo, di nuovo la SVP cerca di far leva sulla passività di una parte dell’elettorato anziché stimolare la partecipazione attiva della popolazione come previsto dall’art. 118, 4° comma, Costituzione, e come inerente allo spirito della legge provinciale vigente.

La SVP, infine, diffonde informazioni palesemente false quando afferma che, in base all’istituendo “referendum confermativo” basterebbero già 20 cittadini per bloccare una delibera del Consiglio o della Giunta provinciale fino al momento dello svolgimento della votazione referendaria. Per cui una politica efficace e di rapido intervento uscirebbe completamente compromessa.” Secondo il testo della legge da noi proposta, invece, il comitato dei promotori ha a disposizione 7 giorni per porre un veto contro una delibera della Giunta o del Consiglio. Dopo di ché i cittadini hanno 45 giorni per raccogliere 7.500 firme. Se questa soglia non venisse raggiunta, il veto decaderebbe subito. Se la soglia fosse raggiunta, va indetto un referendum confermativo entro 4 mesi. Ciò significa che una delibera della Giunta provinciale ritenuta molto questionabile da un gran numero di persone, potrà essere differita al massimo di 6 mesi. Neanche parlare di un “blocco del lavoro governativo efficace” come afferma la SVP.

Anche in merito alla presunta violazione dello Statuto di autonomia il direttivo della SVP sta errando. Dal testo dell’art. 47, comma 2, non si può dedurre un’esclusione di questa materia dalle materie referendabili, bensí si determina una procedura speciale nel Consiglio provinciale per l’approvazione di leggi sulla forma di governo. La legge vigente sulla democrazia diretta non esclude questo oggetto dalle materie referendabili. Infine, due commissioni di giudici, indipendenti fra di loro hanno già dichiarato l’ammissibilità della nostra legge, giudicandoli compatibili con lo Statuto di Autonomia.

Otto von Aufschnaiter Dipl. Ing. FH
Presidente dell’Iniziativa

Stephan Lausch
Coordinatore dell’Iniziativa

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Trasparenza a palazzo

2 settembre 2009 Celestino 1 commento

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da L’Adige

Gli incarichi contestati. Proteste per le nomine di ex dirigenti. 

 

«La Lega Nord Trentino protesta vivamente contro il perpetrarsi di scorrettezze e soprusi, tutti avvallati dall’onnipresente e onnipotente Dellai. Per legge, in Provincia, chi raggiunge i 40 anni di contributi deve andare in pensione, anche se non ha ancora compiuto i 65 anni. Ma ecco che la giunta provinciale, per gli amici (e i vecchi dirigenti) riesce a evitare questa norma e, con dei contratti a tempo determinato ad hoc, può trattenere in servizio anche chi non ne avrebbe più diritto». I consiglieri provinciali del Carroccio intervengono così sugli incarichi affidati dalla giunta ad ex dirigenti (l’Adige di ieri). Ma critiche giungono anche dal segretario generale della Uil Ermanno Monari: «Siamo costretti a ripetere il nostro totale dissenso con la giunta provinciale perché per l’ennesima volta quest’ultima ha deliberato incarichi d’oro a ex dirigenti neo pensionati. Ribadiamo, anche qua per l’ennesima volta, quello che inutilmente abbiamo scritto tempo fa a tutti i capigruppo del Consiglio provinciale: la legge che “costringe” i dipendenti pubblici ad andare in pensione al raggiungimento dei requisiti minimi è iniqua, costosa e voluta dagli stessi dirigenti. L’80 % di essi riceve, infatti, un incarico che gli consente di raddoppiare la consistente pensione, mentre forse lo 0,5 dei restanti dipendenti riceve eventualmente un modesto incarico che integra una pensione appena dignitosa». Sulla vicenda interviene anche il consigliere provinciale dell’Italia dei valori Bruno Firmani: «L’Italia dei valori condivide la sostanza della mozione del Pd nella quale viene proposto che, per gli incarichi in consigli di amministrazione, enti funzionali, fondazioni ed agenzie si debba pensare all’assegnazione a figure professionali altamente qualificate che siano ancora attive nel mondo del lavoro, con esclusione dei pensionati almeno per 5 anni dal pensionamento».

 

LA PROPOSTA “Per evitare che raddoppino lo stipendio”

LA UIL: “Trasparenza, indennità di collaudo per i dirigenti provinciali”

 

«La pubblicazione da parte degli organi di stampa locali degli incarichi ricevuti dai tecnici provinciali e comunali per il collaudo di opere pubbliche rappresenta un buon esempio di trasparenza dell’azione della pubblica amministrazione e, allo stesso tempo, risolleva un tema che da tempo è all’attenzione della contrattazione provinciale e delle parti – affermano il segretario della Uil Ermanno Monari e il sindacalista Stefano Galvagni -. La normativa nazionale sembra poco ragionevole e molto rigida; la Provincia ha approvato una norma che apre ai professionisti esterni, ma – da quanto è dato sapere – il Governo nazionale ha impugnato la stessa normativa provinciale. Il modo più semplice, quindi, per evitare che molti dirigenti raddoppino esageratamente il loro stipendio svolgendo una funzione che in larga parte gli compete in quanto dipendente pubblico, è quello di prevedere un’indennità “di collaudo” definita dal contratto provinciale e legata alla complessità del collaudo medesimo.Ci auguriamo che sia la Provincia che il Consorzio dei Comuni vogliano al più presto dare all’Agenzia Provinciale per la contrattazione indicazioni in questo senso», concludono i rappresentanti del sindacato.

                                                                                                                                      

 

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Lettera di padre Alex Zanotelli di denuncia e – nella parte finale – di speranza. Un invito a resistere…

25 agosto 2009 Celestino Nessun commento

 post di Celestino

zanotelli

zanotelli

Napoli, 14/07/2009

” GRIDA!”

Carissimi, jambo! Sono appena tornato dal Cinema Modernissimo, dove ho potuto gustare in prima visione il documentario “Una montagna di balle”, ed ho sentito una grande voglia di riprendere in mano la penna. È infatti passato un anno da quando scrissi quell’ultima pesante lettera: “È al colmo la feccia”. Purtroppo, la nostra situazione campana è andata peggiorando nel silenzio più totale dei cittadini, dei media e della Chiesa. Un anno pesante questo.

I potentati economico-finanziari (vera piovra che avvinghia tutto!) hanno trionfato schiacciando con la forza militare qualsiasi resistenza della cittadinanza attiva e responsabile in Campania. Lo Stato è al servizio del business. E i media nelle mani di chi controlla la finanza. E il popolo drogato a credere ciò che gli viene raccontato in TV. Un esempio su tutti: l’estate 2008 il Mago Merlino annuncia in TV agli italiani che il problema dei rifiuti a Napoli è risolto. E l’Italia gli crede! È possibile che il popolo italiano sia talmente ipnotizzato? Aveva ragione Karl Popper quando affermava che, con questa televisione, non ci può essere democrazia.

Per questo mi ha fatto bene ritrovare nel documentario “Una montagna di balle” il vero racconto della tragica storia dei rifiuti in Campania. Finalmente una parola vera nella Menzogna che impera. Ha fatto bene anche a me ritornare su questa tragica storia che ho vissuto e vivo sulla mia pelle: la visione di quel documentario è stata per me una catarsi. Prosegui la lettura…

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Bondi e la rinuncia

8 agosto 2009 Mariben Nessun commento
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La notizia della rinuncia al vitalizio dell’ex consigliere Bondi è stata accolta con favore e ammirazione dai Trentini. Un gesto coraggioso e contro corrente in un mondo, quello politico, dove i privilegi sono considerati intoccabili, una sorta di diritto divino.
D’altro canto il cittadino comune è assuefatto, ha perso la capacità di indignarsi, e davanti a un modus operandi ,che viene accettato come inevitabile, l’opinione pubblica rimane afona .
Un silenzio assordante copre piccole e grandi ingiustizie e vessazioni a carico della popolazione, considerata solamente al momento del voto.
In un mondo, quello politico,dove vige la regola, la strategia dei “bisogni sospesi”, secondo la quale ,per mantenere e ingrossare il proprio serbatoio di voti, le promesse elettorali non devono essere mai mantenute fino in fondo, la coerenza
e l’onestà morale appaiono straordinaria amministrazione.
Con lo scadere dell’etica politica cresce l’indifferenza, la frustrazione e la rassegnazione dei cittadini. Ed ecco che a stupire non è l’immoralità, bensì l’esempio virtuoso.
Ma l’educazione della politica deve partire dal basso, dal riappropriarsi prima di tutto del diritto alla partecipazione, con gli strumenti che restituiscono dignità all’elettore. Strumenti, che pur essendo previsti ,come ad esempio il referendum o la legge di inziativa popolare, sono resi inefficaci e inoffensivi.o altri non previsti dal nostro ordinamento come la “Revoca”
che metterebbe in discussione arroganza e privilegi di una casta autoreferenziale.
Servono idee e proposte per riattivare la democrazia partecipativa e a questo scopo un gruppo di trentini sta organizzando un evento senza precedenti che si terrà a Rovereto il 20 settembre.
chiunque può iscriversi, gratuitamente sul blog
http://www.ilcittadinopartecipa.it/

Benedetti Marina

I prodotti della nostra terra

22 luglio 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

cavoli_gresta

La vera democrazia affonda le sue radici nel concetto e nella messa in pratica della sovranità popolare. La sovranità alimentare di un popolo lo rende meno ricattabile e più sicuro. L’esistenza di un settore agroalimentare florido e in espansione è garanzia di benessere, sicurezza e valorizzazione del territorio. I mercati globali, senza frontiere, mettono in seria difficoltà ogni economia locale, in primo luogo il settore agroalimentare. Il criterio che regola i mercati è dato principalmente dal prezzo; tutti gli altri elementi passano in second’ordine. La salubrità degli alimenti (biologico), la salvaguardia dell’ambiente (imballi, trasporti) sono ancora un lusso per il mercato di massa! Eppure, conti alla mano, risulta possibile un agroalimentare virtuoso, con alimenti sani, senza confezioni inquinanti, a km.zero e a prezzi più che concorrenziali. Come mai a noi cittadini viene propinato sempre, e ormai solo, il modello superstore?
C’è soltanto una risposta: la nostra democrazia non vuol darsi le regole perchè venga sviluppato un modello economico virtuoso. Bene  fanno gli agricoltori di Coldiretti a mobilitarsi per chiedere una maggior attenzione per i prodotti della nostra terra.
Giuste regole devono indurre a premiare attività virtuose e punire quelle dannose per la collettività e il suo ambiente. Un esempio su tutti: bere la nostra ottima acqua di rubinetto è molto virtuoso, acquistare acqua minerale di dubbia qualità in bottiglia di plastica proveniente da fonti lontanissime da casa nostra è un comportamento dannoso. Le regole non devono ignorare tutto ciò. La politica del lassez-faire, tanto di moda con l’avvento della globalizzazione, porta alla vittoria del “peggio del peggio“, perchè tutto è basato alla fine su di un criterio unico di egoismo e avidità umana misurati da un denaro cattivo perché oligarchico.
Possiamo noi, in Trentino, darci da soli giuste regole per poter vedere usualmente sulla nostra tavola i prodotti dei nostri contadini?

Nei negozi pomodori
olandesi «made in Italy»

22/07/2009 09:24 (l’Adige on line)
BRENNERO – Da ieri mattina, e fino a domani, migliaia di allevatori presidiano il valico del Brennero nella manifestazione promossa da Coldiretti per chiedere l’etichettatura obbligatoria di formaggi e mozzarelle che indichi la provenienza del latte italiano. Ma gli allevatori fanno di più: controllano, con la collaborazione delle forze dell’ordine, la provenienza e la destinazione dei camion in entrata in Italia. E hanno trovato, tra l’altro, due cisterne di latte provenienti dalla Germania e dirette in Trentino per la lavorazione. Nulla di illegittimo, se non fosse che «non risultano prodotti trentini con scritto sulla confezione che la materia prima viene dalla Germania». E poi pomodori dall’Olanda già marcati come «made in Italy» e destinati alla cooperazione di consumo di Trento e di Verona. In pratica, ai supermercati Sait. Le importazioni «sospette». Cagliate della Germania dirette a Ravenna, pomodori e peperoni olandesi destinati al Triveneto, concentrato di succo d’arancia per Messina. E poi cisterne e cisterne di latte. Questa la mappa sommaria delle verifiche svolte ieri al Brennero dalla Guardia di finanza insieme a Coldiretti. In un caso, carni dalla Germania per la Campania, sono stati i Nas dei carabinieri di Trento a verbalizzare la violazione di norme igienico-sanitarie. In Trentino sono stati importati prodotti lattiero-caseari per oltre 22 milioni di euro nel 2008 e per 5,3 milioni nel primo trimestre 2009. (Articolo completo sull’Adige cartaceo)
Francesco Terreri

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Riecco Mastella!!

Ieri è risorto Mastella sulla stampa: ne sentivamo la mancanza. Cogliamo l’occasione per annunciare che Ermanno Monari Segretario della UIL trentina sarà nel gruppo dei relatori del 20 settembre. Ci aspettiamo da lui un’arringa contro i costi e l’inefficienza della democrazia rappresentativa.

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Una miseria questi 290 euro Mastella protesta per la diaria

Repubblica — 15 luglio 2009 pagina 13 sezione: POLITICA ESTERA
DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO – «Una diaria di 290 euro! ‘ Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano». Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove “durezze” a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati. «Si prende meno che in Italia». Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all’ ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati. Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Più una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro). Fino a questa legislatura gli euro erano 250: l’ aumento è legato alla nuova normativa scattata all’ Europarlamento. Da quest’ anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull’ inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparatia quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno; ma per lituani, bulgari, e molti altri è una pacchia. Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all’ anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l’ indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati. I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinatia viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue. Finisce così l’ escamotage di incassare 1.500 euro in neroa settimana peri viaggi aerei che i deputati compiono per le tre settimane mensili di sedute a Bruxelles o Strasburgo. Alcuni, peraltro, si facevano vedere all’ Eurparlamento anche la quarta settimana, quella destinata al collegio di casa. Altri 1.500 euro. – MARCO MAROZZI

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RIFORMA della GIUSTIZIA….. quanto ne sappiamo?

17 giugno 2009 Mariben Nessun commento

Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.

IL tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le
dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per
il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il
sindaco è innocente, il PM (e il GIP) un persecutore.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.

IL tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento ai mafiosi
Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato
Ci vuole un riforma della giustizia. Subito.
La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di
corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento; però ha
escluso l’associazione a Prosegui la lettura…

il prof. Brunazzo, relatore del 20 settembre 2009 – Il Cittadino Partecipa: idee per riattivare la democrazia in Trentino

30 maggio 2009 admin Nessun commento

di Paolo Michelotto

ecco uno dei relatori che parleranno la mattina del 20 settembre 2009.
Il prof. Marco Brunazzo della Facoltà di Sociologia di Trento.

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