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Archivio per la categoria ‘cattiva politica’

acqua , diritto inalienabile

12 dicembre 2009 Mariben 2 commenti

La rivoluzione dell’acqua
Il teatro S. Marco è gremito, nemmeno gli organizzatori si aspettavano un affluenza del genere, anche se l’argomento, il tema, è scottante e mai come ora attuale, dopo l’approvazione della legge (art.15 del Dl 135) che dà il via alla privatizzazione dell’acqua .

L’occasione è la presentazione del libro “La rivoluzione dell’ acqua” ma i relatori Oscar Olivera, (Bolivia) Raquel Gutierrez (Messico), John Holloway (Irlanda) e il nostro conterraneo Padre Alex Zanotelli, introdotti da Francesca Caprini (Ass. Yaku ), entrano subito nel vivo del tema.

Testimonianze di lotta, confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua calamitano l’attenzione dei presenti. Si affronta il problema dell’acqua a 360°, non solo dal punto di vista delle ricadute economiche della legge approvata ponendo il voto di fiducia, che di fatto mette sul mercato un bene inalienabile ed essenziale per la vita. Nell’Aprile del 2000 nasce in Bolivia il primo conflitto in nome dell’Oro blu, dopo che un popolo viene ridotto alla sete in nome del profitto, a cui viene proibito persino di raccogliere l’acqua piovana o di abbeverare le bestie nei corsi d’acqua. Una multinazionale statunitense (Bechtel) ha privatizzato la rete idrica della città di Cochabamba. Il costo dell’acqua diventa insostenibile per una popolazione già povera ma la società civile si ribella e si organizza. Nasce un movimento che dopo mesi di lotta, anche cruenta, si riappropria dell’acqua. Ora in Bolivia a furor di popolo è stato inserito nella costituzione l”acqua come diritto inalienabile. Una lezione di democrazia e coesione che uno dei popoli più poveri al mondo ci dà e che schiaffeggia la nostra indolenza e passività. E noi?
Padre Alex è piuttosto chiaro e duro nel suo intervento, ci esorta ad organizzarci a resistere contro questa barbarie, a mettere in discussione le nostre certezze e sicurezze date da un’abbondanza che la natura ci ha riservato, ci fa riflettere sulla dimensione del rapporto fra la natura, i suoi beni e l’avidità dell’uomo, ma non solo, parla degli scenari che una guerra per l’oro blu scatenerà a livello mondiale, delle multinazionali a cui governi come il nostro stanno consegnando le chiavi della nostra stessa vita, di come siamo stati raggirati, indotti ad accettare l’inaccettabile. Fra i presenti il fermento cresce, gli interventi si susseguono: proteste, rimostranze, ma anche idee, iniziative, di cittadini comuni, rappresentanti di istituzioni e associazioni. Si propongono assemblee, manifestazioni, incontri per definire un fronte di lotta comune, ci si scambiano indirizzi, numeri di telefono. Ci si dà un appuntamento per il 22, in quel teatro, fuori, in piazza, non importa, quel che conta è la consapevolezza che ORA, adesso, bisogna muoversi, essere uniti, coesi contro l’assurdità, l’irragionevolezza di questa decisione calata dall’alto sulle nostre teste.

Il Puffo politico

28 novembre 2009 Celestino 2 commenti

Puffo politico

Da quando sono nel comitato “Insieme per la SP 76” di Meano – che si batte per un sobborgo libero dai camion del porfido – ci siamo spesso confrontati con politici più o meno disponibili, più o meno efficaci. Ma il più insopportabile resta quello in perenne campagna elettorale: dice sempre di sì, salvo poi disinteressarsi della questione e deludere ogni aspettativa.

Caro puffo politico, quando capirai che il tuo giochetto non puffa più nessuno?

Processo breve o amnistia mascherata?

12 novembre 2009 Mariben 1 commento

Lo dicevo io!, la riforma della giustizia sta arrivando  puntuale come l’influenza, anzi, con l’influenza suina ,un’altra porcata insomma. Per carità, non che la riforma non sia necessaria, da decenni è annunciata ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, puntualmente dimenticata e trascurata, salvo qualche aggiustamento qua e là, ma sempre nella direzione sbagliata.
Siamo tutti d’accordo sull’urgenza di una riforma, ma deve essere complessa, e non può riguardare solo il ruolo, il lavoro, la produttività dei magistrati, ma anche gli strumenti a disposizione della macchina della giustizia.
Vorrei provare a mettere un pò d’ordine nel tam tam mediatico sulla riforma della giustizia che il governo ha tanta fretta di approvare.
Partiamo dal presupposto che i processi in Italia durano troppo , nulla da eccepire, ma il problema è che i mezzi che si propongono di usare allo scopo sono sbagliati.

Si parla di ridurre i tempi della prescrizione, (ipotesi per reati punibili con pena inferiore a 10 anni) ,la fantasia dei nostri legislatori non ha limiti e non si contano aggiustature ,limature , conferme e smentite, ma sia ben chiaro che significherebbe calare una mannaia su migliaia di processi in corso, grazie alle lungaggini burocratiche si darebbe modo alla difesa di tergiversare fino alla decorrenza dei termini. La norma prevede che si debba celebrare i processi di primo grado entro 3 anni, quelli d’ appello entro 2 e quelli di Cassazione entro 1. Attenzione però, i tempi medi in Italia si attestano attorno ai 7 e mezzo, non ci sono proprio le condizioni, non è sufficente imporre il “processo breve”, sarebbe come chiedere a un macchinista ferroviere di percorrere la tratta Roma – Milano in 5 ore … imponendogli di viaggiare con il carrello adibito alla mautenzione delle rotaie.
La sensazione è che si tratti dell ‘ennesima legge ad personam dal momento che rientrerebbero nella norma , per puro caso s’intende, i due processi a carico del Premier ( Mills e Mediaset ) , anche nell’ipotesi che la “prescrizione breve sia prevista solo per gli incensurati … eh già !!! prescritto= incensurato.
Si paventa pure di ripristinare l’imunità parlamentare;
Margherita Boniver (Pdl) ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale a riguardo ed afferma :
‘L’immunita’ che esiste in molti ordinamenti europei, nonche’ al Parlamento europeo – afferma – rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama, nell’ottobre del 1993, in clima di pesante intimidazione’. ( ricordate Tangentopoli ?)

Ci raccontano che godono di immunità i deputati in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c’è nulla del genere. In Germania l’immunità, anche se prevista, non viene mai esercitata. Idem in Spagna, dove non è mai stata negata l’autorizzazione a procedere e gli europarlamentari godono delle immunità previste nei rispettivi paesi di provenienza.

Altra grande menzogna  è che la Costituzione prevedeva l’immunità per sottrarre gli eletti allo strapotere della magistratura. Non dobbiamo dimenticare che si era appena usciti dal fascismo e che l’autorizzazione a procedere era prevista solo nei casi di chiara persecuzione politica, (fumus persecutorum). I Padri costituente si rivolterebbero nella tomba se potessero vedere l’abuso che si è fatto, e che si intende fare, di quello strumento per proteggere i parlamentari da processi per reati comuni e gravissimi, commessi al di fuori delle loro funzioni o addirittura prima di esserne investiti.

Siamo sinceri, una giustizia che funziona non sarebbe bene accolta dai nostri rappresentanti perché penalizzerebbe i loro affari. Una riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini, metterebbe a rischio il consenso di tutti i colletti bianchi che ci lucrano sopra. Quindi una vera riforma della giustizia, non ci sarà, e se mai ci sarà, è subordinata ad un ricambio totale e radicale della classe politica.

Commissione dei Dodici: Mario Malossini nominato presidente

9 novembre 2009 Mariben Nessun commento


Questo articolo (fonte l’Adigetto) è uno dei tanti che hanno riportato la notizia della nomina di Mario Malossini alla Presidenza della Commissione dei Dodici.

“Stamattina Mario Malossini è stato nominato presidente della Commissione paritetica dei Dodici che, come si sa, è l’organismo deputato a concordare con lo Stato le norme di attuazione delle Autonomie di Trento e di Bolzano. In altre parole, per modificare i rapporti fra lo Stato e le autonomie, ci sono due strade.

Una è quella della legge costituzionale, mediante la quale lo Stato può prendere qualsiasi decisione anche da solo e persino contro la volontà delle autonomie. Strada peraltro difficile da attuare, perché – come abbiamo visto – mettere mano alla costituzione con la doppia approvazione bicamerale e la maggioranza qualificata, pare quasi impossibile senza l’accordo di tutti.

L’altra è quella della Commissione dei Dodici, nella quale vi sono rappresentanti del governo e rappresentanti delle due autonomie in ugual numero. Ciò che la Commissione approva ha quindi, in sostanza, il valore di una norma costituzionale. La parità dei membri che la compongono non dà per scontato mai nessun risultato e, per tradizione, il presidente viene scelto dallo Stato”

L’articolo su “l’Adigetto”.

Come tanti cittadini comuni sono rimasta basita e disorientata dall’ennesima promozione dell’ennesimo personaggio politico, coinvolto in indagini e processi per reati riconducibili proprio alle sue funzioni e cariche istituzionali.
Mi è ritornata così in mente la famosa e discussa dichiarazione di Giuliano Ferrara durante un dibattito con Pier Camillo Davigo
“Nella politica italiana il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile; per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a far fronte, e dunque a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti”.

Ho cercato quindi di interpretare e analizzare, con i miei semplici mezzi, il modus operandi della nostra classe politica la quale sorprende e, sempre meno purtroppo, indigna l’opinione pubblica. Siamo realisti: davanti alla continuità storica della corruzione sistematica, una patologia del potere tutta italiana che perdura da più di un secolo, e che ha sempre goduto, in un modo o nell’altro dell’impunità, non si può nemmeno più parlare di questione morale. Ritengo, infatti, che sia riduttivo pensare la corruzione come una devianza del potere; in realtà, essa è una forma naturale di esercizio dello stesso, che gode dell’accettazione culturale della classe dirigente e della rassegnazione culturale delle altre classi.
La scala di valori varia notevolmente da una classe sociale all’altra come pure il senso del pudore e della vergogna, così accade che un codice comportamentale sia solo apparentemente o parzialmente  condiviso da tutti gli strati della società. Diversi invece sono i segnali di approvazione o disapprovazione sociale, e il risultato è che un comportamento ritenuto riprovevole all’interno di un certo livello può essere invece giudicato normale, se non lodevole, all’interno di un altro.

Così può accadere che un politico o un imprenditore, colpevoli di corruzione o  di reati finanziari, incontrino la solidarietà , la comprensione e gli attestati di stima assolutori da parte dei suoi simili e che un ladro particolarmente abile  goda, nel suo ambiente, della stessa stima di un  docente universitario. In altre parole quel che conta per il singolo non è il giudizio generale della società ma solo il giudizio della cerchia sociale di cui fa parte: solo su questo fonda la propria autostima e la propria reputazione sociale. Chi, come il comune onesto cittadino, pone al centro la questione morale pecca di grande ingenuità, usando il metro e i criteri di valutazione generali   dà per scontato che   alcuni valori siano intimamente condivisi da tutti gli strati sociali.
La sensazione però è che gli argini si siano rotti e che vi sia una progressiva accettazione culturale di comportamenti e devianze considerate, fino a pochi anni fa, inaccettabili. Lo stesso famigerato conflitto d’interessi  è stato metabolizzato dalla società civile, e chi occupa i gradini più alti ha ormai la forza sociale e politica per trasformare in normalità e legalità quel che era considerato senza alcun indugio illegale o immorale.

Regole di Democrazioa: il crocefisso e il principio di sussidiarietà

6 novembre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

crocefisso scuola

E’ avvilente la passerella di opinoni trasversalmente contrarie alla sentenza di Strasburgo, senza che qualcuno (nemmeno Travaglio) ne faccia una genuina questione di democrazia, applicando il principo di sussidiarietà, con cui tutti ci si riempie la bocca, ma all’atto pratico viene poi sempre ignorato. In un’aula scolastica, poichè è di questo che si parla nella sentenza – e non di piazze, luoghi di culto ecc, come molte teste d’uovo sostengono -, dovrebbero essere gli utenti i soli abilitati a decidere democraticamente l’esposizione di un simbolo sacro nel luogo dove vengono formati. La variegata schiera degli opinion-leaders italiani ignora questo semplice principio;e questo denota una grande immaturità del nostro paese verso i più elementari concetti della Democrazia.
Questa sentenza è destinata a essere la prima lezione sui princìpi democratici che che ci impartiscono gli altri europei. Permanendo in queste misere condizioni culturali dovremo aspettarci in futuro una pioggia di sentenze shockanti. Chissà se allora cominceremo ad aprire un po’ gli occhi e ad ammettere la nostra arretratezza culturale in fatto di principi di Democrazia.

Povera Patria. Guardate qui ‘Gnazio alla guerra, esempio di politico democratico. Un solo aggettivo: immondo. Speriamo che gli eletti non rispecchino la media dei cittadini, ma siano solo invenzioni dei ‘partiti’, altrimenti siamo perduti.

I Continenti che ignoriamo

L’altra sera sono stato ad una serata dal titolo Ingiustizie Migranti.

I tre relatori, Antonio Rapanà, l’assessore Lia Beltrami e padre Alex Zanotelli hanno riempito quasi tre ore di contenuti e di informazioni, di emozioni e di racconti di vita.

Serata bella e molto intensa, che mi ha fatto tornare a casa con un misto di rabbia e voglia di fare qualcosa per migliorare questo pietoso stato di cose, indegno di un paese che si definisce democratico.

Penso che dobbiamo avvicinare queste persone, non aspettarci che si integrino in qualcosa che è a loro distante.

Mi veniva in mente ad esempio l’organizzazione di un pranzo/cena multilingue.  La lancio come idea e mi piacerebbe che altri avanzassero delle proposte.

Vi lascio con questo articolo di Oliviero Beha, che ho trovato illuminante.

di Oliviero Beha
Un buon numero degli storici italiani, e anche chi ha uno sguardo “d i a c ro n i c o ” sulle nostre vicende come il magistrato Roberto Scarpinato, sostiene che i cambiamenti in Italia sono sempre venuti da fuori. Per rimanere al “secolo breve”, decisiva la seconda guerra mondiale per uscire dal fascismo, decisivo il crollo del muro di Berlino vent’anni fa per rimescolare le carte (truccate) della cosiddetta Prima Repubblica. Adesso, in tempi di basso impero, con una classe politica comunque sbrindellata, un capo azienda pregiudicato, prescritto e priapesco e una società fangosamente slabbrata nella “palude Italia”, la domanda che ricorre più di frequente tra gli italiani di buona volontà è: ”Che cosa può accadere per cambiare il corso disastrato delle cose?”. Tradotto storiograficamente, che cosa deve arrivare da fuori per darci una svolta? Bene, questo “qualcosa”da fuori è già arrivato, ed è sotto gli occhi di tutti, tanto evidente da non attirare abbastanza l’attenzione se non per speculazioni politiche di bassa o media lega:dico del fenomeno dell’immigrazione.Vengono da fuori, sono tanti, saranno sempre di più, possono svolgere quel ruolo di cambiamento come fattore esterno che è sempre entrato nella storia/cronaca italiana in qualche modo rivoluzionandola.

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Giusta Giustizia?

2 novembre 2009 Mariben Nessun commento
giustizia

giustizia

Vista la mia passione per la giustizia e la legalità e tenuto conto della disinformazione che circonda questi argomenti, approfitto di questo spazio per tentare di approfondire e, magari, scambiare opinioni e considerazioni con altri avventori del blog.

Apparentemente l’argomento sembra non avere molta relazione con “il cittadino partecipa”,  ma non è esattamente così. Si tendono  a sottovalutare leggi, provvedimenti e considerazioni politiche su un tema, tutto sommato lontano dai problemi dei cittadini comuni. Io credo invece che, se trattato male, con superficialità o con negligenza dolosa da chi ci governa , tocchi profondamente la nostra vita, stravolga gli equilibri sociali e tenga a distanza di “sicurezza” i processi di democrazia partecipativa.
Volevo così iniziare un percorso,  provare ad affrontare l’argomento incominciando a ragionare sulla “giusta pena”.

La cronaca giudiziaria riporta spesso notizie sulla scarcerazione di un omicida dopo “soli” 20 anni, del terrorista che grazie alla buona condotta ottiene il permesso di uscire di giorno dal carcere, o della “lieve condanna di un autista che, ubriaco, ha investito e ucciso un pedone, e magari, poi, queste notizie le si  commenta al bar o in famiglia.

Se in più la notizia dà risalto all’indignazione dei parenti delle vittime, l’opinione pubbblica sodalizza con la parte lesa, quasi sempre le pene inflitte appaiono troppo lievi, e gli sconti di pena concessi da giudici irragionevoli.

I commenti sono unanimi nel affermare che certa gente dovrebbe rimanere in galera tutta la vita.

L’equivoco di fondo sta nel valutare la pena inflitta attraverso i sentimenti delle vittime, ma… attenzione a confondere la sanzione penale e la vendetta.
Naturalmente nessuna pena potrà sembrare sufficentemente “giusta” per il padre a cui hanno ucciso il figlio e se fosse lui a valutare che pena infliggere all’assassino, probabilmente, sarebbe condannato a morte.
Ma in uno stato di diritto questo modo di regolare le offese è improponibile per un motivo semplice:
perchè in contraddizione evidente con il principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.

Sarebbe un sistema che non tiene conto del pericolo di uno squilibrio in favore dei potenti, (la possibilità che hanno i deboli di vendicarsi sono, infatti, molto inferiori a quelle dei forti). Ecco perché è la Giustizia dello Stato a sanzionare  le offese che un cittadino reca ad un altro cittadino; e lo fa applicando la legge, che gli stessi cittadini (attraverso i legislatori che hanno eletto) hanno ritenuto ragionevoli,

Ed ecco perchè il controllo del cittadino sull’operato dei legislatori diviene indispensabile a garantire  la “giusta giustizia”

Sabato 31 Ottobre. Piazza Dante ore 15: Manifestazione provinciale contro l’inceneritore.

31 ottobre 2009 Celestino Nessun commento

Movinggrate

A quei che vegnerà

A quei che vegnerà dopo de noi

e cercherà de viver de natura

noi ghe lassan montagne alte

de scandorloti voidi e spazzadura

e se i sarà persone riservate

che scampa dai gazzeri e dai remori

ghe lasseren almen le radiazion

che i moria con l’ infàrto o coi tumori.

Quando che saren veci forsi si

ne scuseren disendo ‘n sac de bale

e giureren che l’acqua l’ éi ‘nquinada

par colpa del “progresso industriale”

A quei che vegnerà dopo de noi

noi ghe lassan en buss en la coscienza

e l’è par quel che ‘nfòndo

i riderà a mandarne

a l’altro mondo.

Livio Andreatta

Dalla raccolta di poesie dialettali “…Vinti ani dopo…”

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Incenerire a tutti i costi!

25 ottobre 2009 Celestino Nessun commento

3 scimmiette

dal Trentino, 25ott09   Dal “Diario di Franco de Battaglia”

Sono nauseato dalla politica che, anche in Trentino, pensa non al bene di tutta la collettività ma agli interessi di pochi. L’occasione mi è data dalla mia partecipazione al dibattito sull’inceneritore di Ischia Podetti svoltosi al Teatro Sociale giovedì 22 ottobre organizzato da “Trentino”, con l’unica presenza del sindaco Andreatta. Questo inceneritore s’ha da fare a tutti i costi: lo hanno deciso politici ben poco rispettosi delle deleghe che hanno ricevuto dai cittadini (19100 voti contrari alla realizzazione dell’inceneritore). Con il nuovo stabilimento di quattro anni fa della Trentino Trasporti la Provincia ha perso il primo treno sull’innovazione energetica ed ora sta perdendo il secondo treno (poteva essere la provincia più riciclona: Pergine ha dimostrato che in tre mesi i trentini sono in grado di differenziare e riciclare oltre l’ 80%). La Provincia spende milioni di euro con l’operazione “life ursus” per dare un’immagine di luogo incontaminato e poi usa l’orrenda tecnica della combustione per ridurre i rifiuti. Qualunque combustione pur umanamente perfetta non farà che peggiorare l’aria che respiriamo, che è già oggi fuori dai parametri di legge per alcune giornate all’anno. Eppure questo inceneritore s’ha da fare, perché così sono gli accordi presi già sei anni fa, ovviamente con i reciproci vantaggi. Questo inceneritore costerà più di 120 milioni di euro che dovremo pagare noi tutti avendone in cambio ceneri ed aria ancor più inquinata. Vi sono strane contraddizioni nei discorsi riportati da Andreatta. Afferma che l’inceneritore sarà assolutamente sicuro ma contemporaneamente si ragiona pensando che chi lo ha sul proprio territorio dovrebbe avere diritto ad una compensazione. Andreatta ci informa che in questi giorni si sta facendo il bando di gara che è così impostato: sarà scelta la migliore tecnologia a fronte di un pagamento fisso da parte della Provincia di 110 euro a tonnellata di rifiuto (attenzione: non 112 euro o 109 ma esattamente 110 euro/ton). È come se un marito dicesse alla moglie: ti do 10 mila euro e tu scegli “la migliore” automobile che c’è sul mercato.

Prosegui la lettura…

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Le statistiche e la rabbia pilotata

19 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

Le varie campagne pre e post elettorali contro i nuovi mostri gli immigrati, hanno legittimato un clima da guerra fra poveri , distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica dalla delinquenza “nostrana” quella che distrugge il tessuto sociale, ma che lo fa, , senza spargere sangue, usando armi , apparentemente , indolori.

L’altro ieri il problema erano i meridionali , ieri gli albanesi, oggi i romeni e i nigeriani… e domani ?
Pilotati e manovrati i cittadini riservano rabbia e frustrazioni agli ultimi della terra. Ma come fanno a convincerci?

Ad ogni fatto di cronaca appaiono i numeri, le statistiche in un’ammucchiata di dati che lascia in bocca al cittadino un messaggio molto chiaro: ben saldi in vetta alla hit parade dei delinquenti ci sono gli immigrati.. Grazie a una manipolazione giornalistica, e politica, si confondono le stime con le rilevazioni , si costruiscono opinioni soggettive usando dati che sembrano reali ma solo ad una lettura superficiale. Analizziamo queste famose statistiche: Prendiamo una scuola elementare, dove ci sia un maestro ogni 10 alunni.la”statistica” ci dirà che il 90% degli italiani è disoccupato, non legge i giornali, non ha la licenza elementare e vive ancora in famiglia. Un bel quadretto di un popolo nullafacente, ignorante e mammone.  Ovviamente Il problema è che quel campione non è affatto rappresentativo del popolo italiano Lo stesso accade per quanto riguarda il gruppo dei criminali:  i giovanissimi in genere non delinquono , ( grazie ad esempio al controllo parentale) , i vecchi nemmeno,  (troppo saggi o stanchi), e quindi le stime del tasso di criminalità collocano i valori più alti nella fascia d’età che va dai 20 ai 45 anni. In questa fascia d’età gli immigrati sono sovrarappresentati rispetto agli italiani, la maggiore presenza di migranti nel gruppo dei criminali è dovuta sostanzialmente a ragioni demografiche ( gli italiani a un certo punto hanno smesso di fare figli), non certo  alla predisposizione genetica a delinquere da parte di certe popolazioni. Ignaro di tutto questo il cittadino assorbe delle istanatneee distorte del rapporto tra criminalità e immigrazione , fidandosi dei numeri che gli vengono propinati.
Un’altra forma di distorsione è quella politica. Le statistiche criminali come il numero dei denunciati, degli arrestati o dei fermati sono strettamente legate alle “politiche di polizia”: se l’attività delle polizie si concentra sugli immigrati sale il numero di immigrati denunciati e arrestati; se si concentra sui mafiosi aumenta il numero di mafiosi denunciati e arrestati e così via…
Questi sistemi che mischiano statistiche e stime creano una percezione sbagliata e innescano una deriva razzista.
Sarebbe interessante verificare cosa uscirebbe da una statistica se i dati  in relazione ai crimini non fossero quelli della nazionalità ma quelli del reddito, della scolarizzazione e della residenza.

Probabilmente scopriremmo che i poveri delinquono più dei ricchi, gli analfabeti delinquono più dei laureati e chi vive nelle periferie e nei quartieri ghetto delinque più di chi vive nei centri storici, INDIPENDENTEMENTE dalla nazionalità. Ma a quel punto il problema non sarebbe più risolvibile con spot elettorali , e provvedimenti di facciata che puntano il dito contro i cattivi, ma sarebbe evidente la sua natura di problema politico, dove il dito va puntato contro i governanti incapaci di gestire il cambiamento sociale, e dove il conflitto non è tra italiani onesti e stranieri delinquenti, ma tra i vari furbetti del quartiere che si sono mangiati il paese e chi è costretto a “sopravvivere”,

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Acqua come bene comune

18 ottobre 2009 Mariben 2 commenti

Da tre anni, il Paese è attraversato da decine di vertenze territoriali e di mobilitazioni per l’acqua bene comune e contro la sua privatizzazione.N nel marzo 2006 è nato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete di associazioni e comitati territoriali, che ha proposto una legge d’iniziativa popolare per la totale ripubblicizzazione dell’acqua, raccogliendo oltre 400.000 firme di cittadini.Ad una fetta enorme dell’attuale popolazione mondiale, non è garantito neppure il diritto alla sopravvivenza.
Non solo ; l’ esaurimento della materie prime fossili costringerà ad un radicale cambiamento dell’intera produzione mondiale, che dovrà basarsi su altre materie prime, fra le quali l’acqua sarà sicuramente quella essenziale.
Si prospettano già delle guerre che se in passato erano per il petrolio, saranno combattute in futuro per il possesso dell’acqua.
La crisi finanziaria globale , i cambiamenti climatici ormai in corso, e la crisi alimentare mondiale faranno dell’acqua una risorsa decisiva per l’umanità intera, e non è difficile intuire che l’obbiettivo politico nei prossimi anni dovrebbe puntare alla sua conservazione garantendo l’accesso universale alla stessa .
Accade invece proprio che i beni comuni, l’acqua in particolare siano diventati il nuovo business finanziario globale e locale.

Nasce così l’idea che l’acqua e il servizio idrico debbano essere considerati beni “a rilevanza economica” e gestiti attraverso SpA; ovvero enti, che anche quando sono a totale capitale pubblico, sono enti di diritto privato, il cui unico scopo è produrre dividendi per gli azionisti.

Anche in Trentino è stato avviato lo stesso processo attraverso diversi passaggi:
Il primo dei quali ha visto la confluenza della SIT del Comune di Trento e dell’ASM del Comune di Rovereto, con la nascita nel 1998 della Holding Trentino Servizi SpA, che controllava il 75% del capitale sociale delle due aziende.
Nel 2001 entra anche ASM di Brescia, acquistando il 20% delle quote, mentre nel dicembre 2002, il processo di incorporazione e di fusione si completa con la costituzione di Trentino Servizi.
Recente una nuova modifica societaria, attraverso la quale i CdA di Trentino Servizi SpA e di Dolomite Energia SpA hanno approvato il progetto di fusione, verso la nuova società che prenderà il nome di Dolomiti Energia SpA. Si tratta, , della creazione di una multiutility fra le prime dieci in Italia e un fatturato di 700 milioni di euro.
Alla nuova società, il Comune di Trento parteciperà con 21,8%, il Comune di Rovereto con il 20,3%, Tecnofin il 16,6% e altri Comuni con il 2,9%. Fra i soci privati, Ft Energia deterrà il 13% e A2A (nata dalla fusione di Aem Milano con Asm Brescia) il 7,9%, Fondazione Cariplo il 5,9%, ISA con il 4,4%, più una serie di altri piccolissimi azionisti.
Il Gruppo coprirà l’85% del mercato elettrico e oltre l’80% di quello del gas, mentre, per quanto riguarda l’acqua, gestirà l’acquedotto di 17 comuni, pari a 200.000 abitanti e 1216 km di rete idrica.

Nessun amministratore riconoscerà mai che si tratta di privatizzazione dell’acqua adducendo l’argomento che la

maggioranza societaria in mano agli enti locali garantirà il necessario controllo pubblica. Diversamente l’apertura della gestione dell’acqua ai privati (uno dei quali è il colosso A2A, collocato in Borsa) con la logica di mercato le scelte saranno determinate dagli andamenti del titolo in Borsa e dalla necessità di produrre dividendi sempre più alti per mantenere la società competitiva sul mercato finanziario. Le conseguenze saranno inevitabili : l’aumento delle tariffe, la riduzione e la precarizzazione del lavoro, la riduzione degli investimenti e delle manutenzioni e l’aumento dei consumi di acqua.

Del resto perché puntare alla conservazione dell’acqua se è dal suo massimo consumo che si ricavano i profitti?

Verrebbero meno ovviamente le garanzie di un servizio pubblico ; Il controllo democratico e la territorialità .Essendo un servizio in mano a un SPA le decisioni vengono prese dal consiglio di Amministrazione, non certo dai consigli comunali, quindi niente controllo tramite la democrazia rappresentativa e assemblee elettive

Il contrario di “pubblico” è “segreto”, dunque riducendo il primo automaticamente si estende il secondo.  Sparisce la territorialità , quanto potrà contare l’irrisoria partecipazione al capitale sociale dei piccoli comuni,(ma anche comuni più importanti come Trento e Rovereto )in un contesto che si misura sul mercato generale?, Nulla!,
perché tutto verrà deciso in base alle strategie elaborate tra Milano e Brescia, all’interno di A2A

L’unico modo per garantire un accesso equo e solidale alla risorsa acqua, è la sua difesa come bene pubblico la conservazione per le generazioni future, sottraendo questo bene prezioso alle logiche di mercato,creando un’azienda a carattere consortile che, in quanto ente di diritto pubblico, ha come obiettivo non il profitto ma la garanzia di un diritto per tutti e la cura del bene primario e che, in qualità di consorzio, consente una gestione ancorata al territorio di provenienza.e orientata alla conservazione della risorsa Permettendo una partecipazione diretta dei cittadini alle scelte fondamentali

Il 5 agosto 2008 il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112  e  recentemente ha aggiunto l’ art 15 della D.L 135/9.

Scade il 26 novembre il tempo utile per la conversione in legge.

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SCUDO FISCALE = ingiustizia sociale

3 ottobre 2009 Mariben 3 commenti

La camera ha approvato lo scudo fiscale che, come tutti sanno, prevede la possibilità di rimpatriare ( NB “possibilità”, a discrezione insomma!)  i capitali illecitamente esportati pagando un’aliquota del 5% dell’importo.

Quali sono gli effetti del rimpatrio dei capitali capitali permesso da queste legge?

Innanzitutto una delle norme inserite dice «il rimpatrio o la regolarizzazione…non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa, giudiziaria civile, amministrativa o tributaria”.

Questo significa che , nel caso in cui la Guardia di Finanza riceva informazioni. non può procedere in nessun modo,

non solo c’è anche il divieto , ( ecco il vero scudo!) degli intermediari ,banche e finanziarie,

contattate dagli evasori, di comunicare i nominativi all’ Agenzia delle Entrate.
Ma bisognava “sistemare” anche le eventuali azioni penali.

Nonostante non ci sia un generale divieto di procedere per la magistratura, è stata introdotta la “non punibilità” per una serie di reati tributari :
dichiarazione dei redditi, fatturazione di operazioni inesistenti e distruzione di documenti al fine di evadere le imposte), alcuni reato di falso nel codice penale e le false comunicazioni sociali ( cd falso in bilancio)

Ora ,dov’è la differenza fra l’indulto , l’amnistia e quest’ultima genialata?
Tutti provvedimenti che ,a parer mio, sono sempre sbagliati perchè creano una ingiustizia tra chi ha rispettato la legge e chi è “premiato” dopo aver fatto il furbo.

Essendo profondamento ingiusto sarebbe , a dir poco, opportuno che fosse stato approvato dai 2/3 del parlamento .
Visto che si crea un ingiustizia vi deve essere un ampio consenso parlamentare ,che secondo la logica della democrazia rappresentativa , presuppone sia anche sociale.

Questa legge è stata giustificata con la necessità di riportare liquidità nelle casse dello stato.
Occorrerebbe ricordare ai nostri smemorati e distratti “dipendenti” che è la terza in 8 anni ,e che rammentiamo bene quanto i risultati siano stati insoddisfacenti.
Se lo stato è disposto a chiudere la faccenda con un tasso ridicolo, ammette implicitamente che non riuscirebbe mai a trovare questi capitali, e  dunqueche interesse avranno i furbetti a a legalizzarli ?

Ora hanno avuto la conferma che non corrono nessun pericolo.
Ma la cigliegina sulla torta ce l’ha messa Berlusconi
annunciando solennemente…che quei soldi andranno alla scuola pubblica.

Non era più semplice, invece di garantire l’impunità agli evasori

tagliare i finanziamenti alla scuola privata e girarli a quella pubblica?    elementare !!!

E ora arriva il bello!
Dopo aver subito l’ennesima ingiustizia scopriamo pure che dopo il «rimpatrio»,

non c’è l’obbligo di tenere i capitali sul territorio.

Ovviamente! visto che non potrebbe esserci l’obbligo dal momento che in Europa c’è la libera circolazione dei capitali: ( in effetti per i capitali in stati UE non si prevede il rimpatrio ma la regolarizzazione)

si dice dove sono , e lì si lasciano

La prova di quanto questi capitali poco interessino, e che in realtà gli obiettvi erano e sono ben altri,

sta nel fatto che questa imposta può essere pagata sulle attività finanziarie e patrimoniali: praticamente su Tutto!

Cosa c’entra con la ricapitalizzazione delle aziende con il finanziamento della scuola …??

qualcuno ce lo dovrà spiegare prima o poi!

Riusciranno i nostri eroi?

7 settembre 2009 Emilio Piccoli Nessun commento

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Riusciranno i nostri eroi a varare un taglio minimale dei costi della politica? Stanno studiando la possibilità di tagliare 9 milioni a legislatura (sarebbe in totale 1,8 milioni l’anno!! cioè una frazione minimale dei costi complessivi).  O c’è invece  il rischio reale che arrivino a questa riduzione di costi previo aumento preventivo delle loro indennità? Io penso che finirà in questo modo.
Poveretti, ce la stanno mettendo tutta. Ma più di così non gli riesce di fare!
Per ricondurli alla ragione c’è una sola via: una legge di iniziativa popolare.

Qui di seguito la notizia di oggi:

In stallo la legge sui tagli ai costi della politica
07/09/2009 14:41
TRENTO – Alla ripresa dei lavori del consiglio regionale si affacciano già i primi ostacoli al programma che il presidente Marco Depaoli (Upt) aveva annunciato prima della pausa estiva. In particolare, il disegno di legge sul taglio dei costi della politica, elaborato dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale e presentato all’inizio di giugno, rischia di rimanere bloccato a oltranza in commissione e non riuscire ad approdare neppure in consiglio regionale, o almeno non certo entro settembre come aveva prospettato il presidente Depaoli. Gli ostacoli principali alla riforma, che porterebbe a una riduzione di costi di 9 milioni di euro, rispetto alla scorsa legislatura, vengono dai consiglieri di opposizione dell’Alto Adige, in particolare quelli dei gruppi più piccoli, con Donato Seppi (Unitalia) in testa a guidare la resistenza. Il problema sollevato dalle minoranze altoatesine sta nel fatto che a livello di consiglio provinciale i gruppi hanno molte meno risorse a disposizione – circa la metà – rispetto ai colleghi trentini che godono anche di una dotazione di personale pagata dal consiglio provinciale, cosa che a Bolzano non avviene e i consiglieri devono pagarsi gli assistenti con le loro indennità. Vista questa disparità di trattamento, Seppi & C. non intendono fare procedere la riforma regionale che va a incidere, tra l’altro, sulle indennità (viene congelato l’aumento mensile lordo di 300 euro per il biennio 2009-2010) se prima a livello provinciale non si arriverà a una parità di trattamento fra Trento e Bolzano. Già a giugno i consiglieri altoatesini avevano espresso queste posizioni in commissione regionale, dove si era cominciato a esaminare il disegno di legge, arrivando a una situazione di stallo. Per questo, le forze di maggioranza trentine avevano affidato l’incarico al principale partner sudtirolese, la Svp, di sbrogliare la matassa in quel di Bolzano visto che i problemi principali vengono da lì e di arrivare a settembre con un quadro più sereno nel quale riprendere la discussione a livello regionale. Invece, la settimana scorsa, Seppl Lamprecht (Svp), vicepresidente del consiglio provinciale, nella prima riunione dell’ufficio di presidenza dopo la pausa estiva, ha comunicato al presidente Depaoli e agli altri colleghi che purtroppo a livello altoatesino non si sono ancora fatti passi avanti nel confronto tra maggioranza e opposizione sui costi della politica a livello di consiglio provinciale e dunque non c’è nulla di nuovo rispetto a luglio

Luisa Maria Patruno
fonte: http://www.ladige.it/news

Emilio Piccoli

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La riforma proposta dalla Cogo per ridurre i costi della politica

21 agosto 2009 admin Nessun commento
cogo_margherita

cogo_margherita

di Paolo Michelotto

riporto qui uno stralcio della proposta della Cogo per ridurre i costi della politica. Stride fortemente che lei come assessore regionale, prenda più di 15.000 euro al mese e non proponga di abbassarsi lo stipendio per dare esempio, visto tra l’altro che la regione non ha più praticamente competenze e quindi la sua è una poltrona “onoraria”. Poi stride con lo sbianchettamento delle cifre che lei percepiva per non versarle al suo partito. Comunque ha fatto una proposta per tagliare nei comuni i consiglieri (esempio a Rovereto si passerà dai 40 attuali ai 25 e a Trento dai 50 ai 35) e tutto sommato non è male. E perchè anche non accorpare i comuni più piccoli di 500 abitanti?

La riforma Cogo approvata a metà

 TRENTO. Approvazione tecnica. La giunta regionale si è nascosta dietro questa perifrasi da azzeccagarbugli per parlare dell’approvazione del disegno di legge sull’ordinamento dei Comuni. La famigerata riforma Cogo che prevede il taglio dei consiglieri comunali, quindi, passa il vaglio dell’esecutivo, ma solo a condizione che l’assessore trovi un accordo con la maggioranza. La riforma, infatti, non piace soprattutto ai partiti italiani dell’Alto Adige, all’Upt e al Consorzio dei Comuni del Trentino. A farsi interprete dei malumori nei confronti del testo proposto dalla Cogo è stato il vicepresidente della giunta regionale, nonché governatore del Trentino, Lorenzo Dellai, che ha espresso la sua contrarietà al disegno di legge così come è adesso: «Quella della giunta non è un’approvazione politica, ma tecnica. Ci sono, da parte di membri della maggioranza e anche del Consorzio dei Comuni del Trentino, delle valutazioni diverse. Per questo, tenendo presente anche che le elezioni amministrative si terranno la prossima primavera, si è convenuto di approvare tecnicamente il disegno di legge per mandarlo in commissione rapidamente. Questo, però, nella consapevolezza che ci sono alcuni nodi da sciogliere. Oggi come oggi non c’è condivisione politica su questa proposta, quindi l’assessore ha il mandato di cercare di sciogliere i nodi che rimangono prima che si riunisca la commissione. Io registro che c’è un documento del Consorzio dei Comuni che solleva una serie di problemi e altre critiche sono state mosse dai partiti italiani dell’Alto Adige».  Dellai, comunque, si dimostra scettico sull’impianto dell’intera riforma: «Non mi pare comunque che sia una questione di capitale importanza. Non penso che ridurre il consiglio comunale di un Comune sotto i 10 mila abitanti sia la questione delle questioni».  Lo stesso assessore Cogo spiega che la riforma andrà rivista: «Sono molto contenta dell’approvazione da parte della giunta. Mi spiacerebbe se la riforma non trovasse l’approvazione del Consiglio. Certo, ci rendiamo conto che i partiti dell’Alto Adige sono contrari alla riduzione del numero dei consiglieri comunali. Lavoreremo in commissione su questo punto».  La prima riunione utile della commissione è prevista per il 23 settembre. Per allora, quindi, la Cogo dovrebbe aver già iniziato l’opera di mediazione. Il punto principale della sua riforma è la riduzione dei Consigli comunali. Per le città con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, come Trento o Bolzano, il Consiglio passerebbe da 50 a 35 membri, per quelle con popolazione superiore ai 30 mila abitanti si passerebbe a 25 membri, per quelle con più di 10.000 abitanti si scenderebbe a 20 membri e così via via per arrivare a 12 membri per i comuni con meno di mille abitanti. E’ previsto anche un limite per le giunte comunali, che non potranno essere composte da più di nove membri. Prevista anche la non cumulabilità delle indennità (al massimo due con dimezzamento dell’indennità percepita presso l’amministrazione comunale) collegate alle cariche elettive. Fra gli altri interventi previsti dalla proposta di legge vi è la soppressione dei gettoni di presenza nei lavori delle Commissioni circoscrizionali.

L’aria Trentina puzza: mancanza di democrazia?

14 agosto 2009 admin Nessun commento
appa1

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di Paolo Michelotto

oggi l’ADIGE parlava della puzza che dura da anni in due zone del trentino: Rovereto e Villalagarina. Nessuna suluzione. Tutti si lavano le mani. E noi cittadini siamo impotenti. Per ora.

da L’ADIGE: Al Navesel e Villa puzza irresistibile
13/08/2009 17:20
ROVERETO – Deve essere stata una delle notti peggiori per chi abita dal Navesel a Villa Lagarina. Un angolo di territorio lagarino che tanto angolo non è visto che si tratta di diversi chilometri quadrati e che vi abitano migliaia di persone. Molte di esse non hanno dormito l’altra notte. Non è stata colpa delle zanzare, neppure del caldo, ma della puzza insopportabile che entrava dalle finestre di casa. La questione è nota da tempo e anche da queste colonne l’abbiamo segnalata a più riprese, ma l’altra sera, a cavallo di mezzanotte – cosa piuttosto rara – sono arrivate due telefonate al limite della disperazione. Una dalle Zigherane, l’altra da Villa. Stessa denuncia, stesso tono, stessa indisponibilità a rassegnarsi ad una condizione di vita che evidentemente altri hanno accettato. La partita si gioca sul tema delicato della qualità della vita, ma sconfina facilmente anche su quello ancora più urgente della salute. «È incredibile, venite a sentire – ci diceva al telefono la signora da via Zigherane è un odore insopportabile, con il quale diventa impossibile dormire. Roba da far venire la nausea, con tutto quello che comporta. Qui ci stiamo giocando la nostra salute e non c’è nessuno che faccia qualcosa di concreto per aiutarci. Abbiamo telefonato anche adesso ai vigili ma non ci risponde nessuno. Quindi telefoniamo al giornale». Nemmeno cinque minuti e un’altra telefonata, questa volta dopo mezzanotte arriva in redazione: «Qui a Villa non si respira più – dice un’altra lettrice – siamo seriamente preoccupati anche per la nostra salute. Ci hanno detto che era un problema tecnico e che non si sarebbe più verificato. Invece succede ancora. Venite a sentire che odore arriva dagli impianti qui vicino». Il riferimento di questa seconda telefonata è tutto per la Cartiera di Villa, anch’essa in passato al centro di qualche segnalazione in seguito a malfunzionamenti degli impianti di trattamento. Una casistica, questa, più rara rispetto al disagio che i residenti di via Zigherane denunciano ormai da un paio d’anni, ma comunque altrettanto meritevole di attenzione. E anche qui la stessa rabbia, per le risposte mancate, per il ripresentarsi di fenomeni poco desiderabili che non dovevano più verificarsi. Già a fine giugno erano arrivate rassicurazioni precise dall’azienda sul potenziamento degli impianti di purificazione e sulla migliore ossigenazione dell’acqua dalla quale provengono gli odori. Ad occuparsene doveva essere una ditta specializzata svedese. Evidentemente la questione non è ancora stata risolta. «A Villa il problema non è comunque destinato a durare – precisavano ieri dal Laboratorio Analisi dell’Appa – l’azienda ha preso impegni precisi e pensiamo sia solo questione di tempo». All’Appa ricordano comunque che la massima autorità in materia di salute dei cittadini è il sindaco e che quindi a Villa come a Rovereto bisogna segnalare questo tipo di disagio al Comune. Ed insistere.
Davide Pivetti

Mio commento:

Per quanto riguarda Valduga, il sindaco di Rovereto, lui ha chiarito più volta anche in assemblee pubbliche che lui non ha poteri sulla qualità dell’aria e che tutto è di competenza della provincia e dell’APPA.

Giocano a rimpiattino con la nostra salute, questo perchè nessun amministratore è responsabile. Non lo è Valduga (secondo lui), non lo è l’APPA il cui direttore è di nomina politica, ossia Dellai decide il direttore.

Se invece il direttore dell’APPA fosse eletto dai cittadini possiamo stare sicuri che la sua attenzione sarebbe determinante a risolvere il problema che è di qualche anno ormai.

Ritroviamoci il 20 settembre 2009 a
Il cittadino Partecipa: Idee per riattivare la democrazia nel Trentino.

E proponiamo idee concrete per risolvere i problemi del trentino, tra cui ad esempio quello del direttore dell’APPA di nomina politica.

Iscriviti anche tu qui:
http://www.ilcittadinopartecipa.it/presenti-a-il-cittadino-partecipa-20-09-09/

Privilegi dei Consiglieri Provinciali. Le considerazioni di due ex: Boso e Taverna

10 agosto 2009 admin 1 commento
boso

boso

di Paolo Michelotto

riporto qui un articolo de L’Adige in cui sono riportati il modo di pensare di Boso e di Taverna, due ex-consiglieri. Le loro idee mostrano ormai chiaramente che i nostri “rappresentanti” non rappresentano affatto i cittadini, ma sono rappresentanti solo di se stessi, dei loro privilegi e dei loro interessi.

Vitalizi, il no di Bondi non fa scuola
08/08/2009 09:56
boso e fugattiTRENTO – Enzo Boso , ex senatore ed ex consigliere della Lega, non fa l’eroe (anche perché non sarebbe un grande eroismo) ma dice che anche lui ha rinunciato al vitalizio di consigliere regionale. Si tiene quello del Senato («Mi sono pagato anche i contributi volontari») e s’è fatto ridare quelli versati alla Regione. Quelli per la legislatura e mezzo che ha fatto. Vero è che con la riforma, se avesse scelto il vitalizio, si sarebbe dovuto accontentare di poco, però…«Senti – afferma Obelix – io ho rinunciato, come Mauro Bondi, perché ero stufo di sentire le cazz…dei sindacalisti su questa storia dei vitalizi. Ho una buona pensione dell’Inps, ho quella di due legislature da senatore. Bastano, no?» Boso, un attimo: lei non è convinto che i lauti vitalizi che gli ex consiglieri prendevano fino a poco fa erano privilegi? «I veri sprechi – afferma – non sono queste cose qui: sono le comunità di valle, le tante società col nome Trentino che Dellai ha messo assieme». Prosegui la lettura…

Il presidente delle Acli contro i «furbetti»

3 agosto 2009 admin Nessun commento
acciaieria borgo

acciaieria borgo

qui il testo del suo intervento completo

testo completo intervento dalfovo 02-08-2009

da L’Adige

03/08/2009 08:53
TRENTO – Basta con le speculazioni sulla pelle della gente comune. Basta con i furbetti abili «nel privatizzare i profitti e nel pubblicizzare le perdite». Basta con una politica che governa sopra la testa dei cittadini. Arrigo Dalfovo parte dalle cronache degli ultimi giorni e prende a riferimento i resoconti di azzardate operazioni finanziarie o imprenditoriali che rischiano di travolgere le basi del «sistema Trentino» per lanciare la nuova campagna delle Acli per «la responsabilità condivisa» e la «democrazia deliberativa». Davanti agli aclisti radunati in Primiero per la festa d’estate il presidente fa subito nomi e cognomi: il ritrovamento di siti inquinati in Valsugana e al debito di svariati milioni di euro scoperto sull’operazione «Aeroterminal» di Tessera (Venezia) con vari soggetti trentini coinvolti, al caso del «buco» del caseificio di Fiavé. Modi di fare politica, economia e gestione del territorio che assolutamente le Acli condannano. «Fatti gravi – attacca il presidente – che minano la fiducia di quanti credono nel sistema trentino e non sopportano altri colpi di spugna. Una preoccupazione: che a pagare siano le comunità. Non vorremmo che sia ancora una volta la povera gente a rimetterci per gli errori di pochi». Quindi «la Provincia faccia la propria parte per impedire che ciò avvenga». «Come Acli siamo stufi di assistere alla pubblicizzazione delle perdite e alla privatizzazione dei profitti. Noi non possono fare più di tanto per impedire certi esempi di malcostume ma vogliamo poter sorvegliare».

Daniele Battistel

Il Trentino: LA POLEMICA – Le Acli all’attacco
“Siamo in un reame”
di Ubaldo Cordellini
IMER. «Ormai viviamo in un piccolo reame. I benefici dell’autonomia toccano ai soliti noti, vogliamo che ricadano su tutta la comunità. Siamo stufi di fare i sudditi». Parole dure, sferzanti, quelle usate dal presidente delle Acli trentine Arrigo Dalfovo, ieri, in occasione della ventesima festa dell’associazione dei lavoratori cattolici, ad Imer, in Primiero. Ce l’ha con la gestione dell’autonomia, Dalfovo, e attacca con grinta: «L’autonomia è diventata un salvadanaio da mungere, magari solo per scopi personali».

Davanti a più di ottocento aclisti, Dalfovo ha parlato con energia, alternando il dialetto all’italiano. Il suo è stato un intervento a tratti veemente. «Del resto – spiegava prima di prendere il microfono in mano – abbiamo condotto un sondaggio su 500 persone al di fuori del nostro movimento e il 95 per cento di queste ha risposto che si attende che le Acli dicano la loro sui problemi della gente».

Dalfovo non si fa pregare. Mette subito nel mirino la gestione dell’autonomia e quella che lui chiama «democrazia in sofferenza». Una sofferenza che si vede anche nella scarsa partecipazione alle elezioni: «Ormai il 40 per cento dei cittadini non vota più e questo perché la gente viene interpellata solo dopo, a cose fatte. Basta non vogliamo delegare. Ci devono interpellare prima di decidere le cose, non dopo. Non vogliamo vivere in un piccolo reame». La lista delle cose che non vanno è lunga e Dalfovo la declama con voce stentorea. Al primo posto, la gestione dei soldi: «I benefici dell’autonomia vanno redistribuiti e non devono finire ai soliti noti come accade adesso». L’obiettivo degli strali del presidente delle Acli è una politica un po’ paternalistica: «Sento dire da qualche assessore”g’ho pensà”, ho pensato. Ma non sarebbe meglio pensare tutti insieme? La democrazia è dialogo». Ce n’è anche per il governo centrale: «Dieci milioni di persone non arrivano a fine mese e quelli del governo dicono che dobbiamo consumare di più. Ma sa consumente, le scarpe?». Quando il passaggio è particolarmente appassionato, il presidente passa al dialetto. Poi torna a snocciolare le cose che non vanno in Trentino.
Le politiche ambientali, ad esempio: «Salendo qui, sono passato per la Valsugana con tutti i suoi siti inquinati, una cosa del genere non è possibile». Ma, ce n’è anche per la gestione dell’economia: «L’Aeroterminal è quello che se ciama bus di decine di milioni e anche qui non si capisce bene come è andata. Anche le banche fanno finta di niente, tanto i soldi bruciati non sono mica i loro. Sono i nostri. L’importante è che le persone che hanno creato tutto questo non vengano buttate fuori dalla porta per poi rientrare dalla finestra. Dellai ha detto che vigilerà. Vedremo. L’importante è che non paghi la comunità».

Il discorso, poi, torna sulle generali: «Parlano tanto di autonomia, ma l’autonomia si difende con i fatti. Si è persa la sobrietà tipica della gente di montagna. I benefici economici vanno sempre solo ad alcuni e mai su tutta la comunità. Qui l’autonomia, ormai, è diventata un salvadanaio da mungere per scopi personali. Mio papà, ieri, quando ha riletto il discorso ha osservato che ai suoi tempi si mungevano le mucche. Adesso tocca all’autonomia». Secondo Dalfovo, si può partire da una tutela maggiore di chi è rimasto a vivere nelle valli: «Anche qui, in Primiero, non c’è più la miseria di una volta, ma ci sono tante cose da fare. Se c’è bisogno di un’imposta per tutelare la montagna, pensiamoci». Poi il presidente torna su un punto a lui caro, come la sobrietà delle manifestazioni, come le feste Vigiliane: «Va bene far festa, ma non è sempre festa». Infine, la ricetta per uscire da questa situazione: «Siamo stufi di delegare. Invece, sembra di vivere in un reame, ma noi siamo stufi di essere sudditi. Iniziamo dall’elezione diretta degli organi delle Comunità di valle». Nel discorso c’è spazio anche per la solidarietà. Dalfovo ricorda che tra i valori delle Acli c’è «l’accoglienza dello straniero, pur nell’equilibrio».

“GIANO BIFRONTE” avvisi di conclusioni indagini

7 luglio 2009 Mariben 2 commenti

Segnalo un ottimo articolo della ” nostra” Denise

pubblicato su ” L ‘ANTEFATTO”

L’inchiesta “Giano Bifronte”, che nel settembre 2008 ha interessato eponenti del mondo politico (di entrambi gli schieramenti come si evince dal titolo della stessa), economico e professionale trentino, fa un altro passo in avanti.

Ricordiamo che cinque persone, le stesse che furono sottoposte a misure cautelari il 16 settembre 2008, sono uscite dall’inchiesta patteggiando. Si tratta di Fabrizio Collini, imprenditore definito dai giornali “il re degli appalti”, amministratore e socio della ditta di costruzioni Collini spa, accusato di turbativa d’asta e reati sessuali, il quale risulta aver già versato 8 milioni di euro di risarcimento danni. Inoltre Marco Angelini, architetto della società Civil Engineering accusato di turbativa d’asta e corruzione. Con le medesime accuse: Giacomino Osella, presidente di una società di trasporti pubblici trentina, l’Air spa, Giuseppe Todesca, avvocato della stessa Società e Giuseppina Leonardi, geometra della Civil Engineering.

Nei giorni scorsi il pm Pasquale Profiti ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini, 4 coloro che hanno ricevuto il capo di imputazione e che dovranno quindi  preparasi alla difesa.

Per Silvano Grisenti, ex presidente dell’A22 spa, le pesanti imputazioni mosse dalla procura sono: tre ipotesi di corruzione, una di concussione e una di truffa. Grisenti, classe 1955, ha partecipato ai gruppi giovanili della Dc, nel 1990 è stato eletto nel Consiglio Comunale di Trento per il quale è stato poi assessore ai lavori pubblici, al patrimonio, al traffico e trasporti e alla protezione civile del Comune di Trento quando il Sindaco era Lorenzo Dellai. Nel 1999 diventa l’assessore provinciale più potente degli ultimi vent’anni, almeno quanto a deleghe: suoi i trasporti, gli enti locali, la protezione civile. Si guadagna l’appellativo di “Caterpillar” e dopo le elezioni del 2003 è nuovamente assessore, ma si dimette dalla carica nel 2007 quando viene nominato presidente della A22 spa (Autostrada del Brennero). Sarà costretto a dimettersi il 19 settembre 2008 successivamente agli scandali e alla pubblicazione di alcune delle intercettazioni che lo hanno visto protagonista in quest’inchiesta. L’1 dicembre 2008 è tornato a lavorare in Regione, con il nuovo incarico di “coordinatore dei progetti di solidarietà internazionale” dichiarando in un’intervista: “più che la politica mi manca il servizio alla comunità; il fatto di potermi interessare alla cosa pubblica. Dopo di che la politica non si fa solo nelle istituzioni”. Comunque, noi trentini, ci sentiremmo più tranquilli se lui fosse tenuto distante dalla cosa pubblica, almeno fino al termine dell’iter giudiziario.

Per corruzione è nei guai anche Stefano Oberosler, imprenditore dell’azienda di Costruzioni Oberosler cav. Pietro spa. Secondo la procura avrebbe versato al gruppo sportivo pallamano di Mezzocorona somme di denaro in cambio di favori e “aggiustamenti” da parte dell’ex presidente dell’A22 Grisenti.

Il dirigente provinciale Dino Leonesi, come presidente dell’Istituto Beato de Tschiderer, è nei guai per la realizzazione di un immobile dell’istituto. Secondo l’accusa, Leonesi avrebbe fornito all’imprenditore Collini la bozza riservata del progetto tecnico e avrebbe anche chiesto al costruttore di indicargli nominativi di commissari per la valutazione delle offerte di appalto.

Nell’avviso di conclusione delle indagini ritroviamo anche i nomi di quattro “persone giuridiche”, cioè società indagate che rischiano pesanti sanzioni e provvedimenti interdittivi: sono l’Autostrada del Brennero spa (che ha una duplice posizione: indagata per la spregiudicatezza del suo ex presidente ma anche potenziale danneggiata dallo stesso), la Oberosler spa; Civil Engineering e Soprint srl (società che facevano riferimento all’architetto Angelini).

L’ultimo avviso è per Mario Malossini, 62 anni. All’inizio della carriera è stato autista e segretario di Flaminio Piccoli, eletto per la prima volta nel 1978 consigliere provinciale, poi assessore. Dal 1989 al 1992 è stato presidente della giunta della Provincia autonoma di Trento. Nel 1992 ha dato le dimissioni insieme ai suoi assessori e nel 1993, nel periodo dell’inchiesta di Mani pulite è stato indagato dal tribunale di Rovereto e poi arrestato da quello di Trento. Condannato in via definitiva per ricettazione, nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti dell’Autobrennero. In passato, colleziona anche due prescrizioni: quella della villa di Torbole e quella degli alberghi Centrale e Portici di Riva del Garda, grazie alla derubricazione del reato di concussione in quello di corruzione. Molti trentini ricordano che, uscito semi-indenne dalle aule di Tribunale, avviò le procedure per riuscire ad avere dalla Provincia il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi, ottenendo nel giro di 15 giorni ben 436 milioni di lire.  E’ stato Presidente della Compagnia delle Opere trentina dal 2000 al 2003. Rientrato poi in politica nello stesso anno, candidandosi alle provinciali per Forza Italia, si è presentato alle elezioni politiche dell’anno scorso, risultando, nella circoscrizione Trentino Alto Adige, il primo dei non eletti alla Camera dei deputati per il Pdl. Secondo la Procura, sono da riferirsi proprio a tale campagna elettorale le donazioni fatte dall’amico e imprenditore Collini (15-18 mila euro, somme di provenienza illecita in quanto costituita da fondi neri della Collini spa e in particolare, dalla restituzione dell’imponibile di fatture per operazioni inesistenti).

Ma l’ex leader di Forza Italia nell’avviso di conclusione trova anche notizie “positive”: l’originaria ipotesi di corruzione è diventata una meno grave imputazione per ricettazione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Insomma il lupo sembra perdere il pelo ma non il vizio.

Naturalmente queste sono accuse che dovranno essere provate davanti al giudice. Il pm Pasquale Profiti ritiene di aver raccolto sufficienti fonti di prova per affrontare la fase del giudizio. Ora la parola passa proprio ai difensori che avranno venti giorni di tempo per presentare memorie e richiesta istruttoria. In ogni caso prima dell’eventuale udienza preliminare ci vorranno alcuni mesi.

Nell’avviso di conclusione delle indagini mancano molti nomi che finirono nell’inchiesta Giano Bifronte in fase di indagini preliminari. Cosa significa? È probabile che le loro posizioni siano state stralciate e siano dunque ancora pendenti. Evidentemente la procura ha ritenuto che a loro carico non siano emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa. Nei prossimi mesi, dopo un ulteriore approfondimento, per loro potrebbe essere avanzata richiesta di archiviazione.

Comunque vada a finire, grazie all’inchiesta Giano Bifronte, lo Stato ha già  incassato quasi 9 milioni di euro. Denaro che non sarebbe mai stato recuperato se all’epoca dei fatti fosse già stata in vigore la nuova legge che limita drasticamente le intercettazioni telefoniche e ambientali. La nuova norma avrebbe di fatto impedito le indagini e avrebbe messo il bavaglio ai giornalisti che ve l’hanno raccontata.

http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2289601.html

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La corruzione dei politici trentini: il caso Grisenti

1 luglio 2009 admin Nessun commento
grisenti

grisenti

di Paolo Michelotto.

Troppi soldi, troppa gestione clientelare, pochi controlli, controllori nominati dai controllati, amministratori lontani anni luce dai cittadini. L’ex assessore ai lavori pubblici della provincia di Trento, ex presidente della A22 è a giudizio per corruzione. Come è potuto succedere? Cosa possiamo fare per evitare situazioni simili nel futuro? Una delle cose possibili è incontrarci il 20 settembre e proporre idee per migliorare la democrazia nel trentino. Iscriviti qui.

L’Adige

Grisenti: ecco le accuse
Nei guai pure Malossini

30/06/2009 13:48
tribunaleTRENTO – L’inchiesta «Giano Bifronte» – lo tsunami giudiziario che nel settembre 2008 scosse la politica e l’imprenditoria trentine portando a cinque arresti e alle dimissioni dell’allora potente presidente dell’A22 Silvano Grisenti – fa un altro passo avanti. Nei giorni scorsi il pm Pasquale Profiti ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini, una sorta di «anticamera» della richiesta di rinvio a giudizio. Chi ha ricevuto il capo di imputazione – Silvano Grisenti , Mario Malossini , l’imprenditore Stefano Oberosler e il dirigente provinciale (nei guai come presidente dell’istituto de Tschiederer) Dino Leonesi – deve prepararsi alla difesa. Gli indagati – sono una decina – che invece non hanno ricevuto nulla possono gioire perché il silenzio in questo caso va interpretato come una vicina archiviazione.
La posizione più pesante tra quelle rimaste – dall’inchiesta infatti sono già usciti con patteggiamenti i cinque imputati che subirono misure cautelari – è certamente quella di Silvano Grisenti . Le imputazioni mosse dalla procura all’ex presidente dell’A22 sono pesanti: tre ipotesi di corruzione, una di concussione e una di truffa. Prosegui la lettura…

Uno scandalo al giorno, leva il medico di torno

22 giugno 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

Pagato 2500 euro al mese per non fare nulla
di Gianpaolo Tessari

TRENrepubblica-italianaTO. Pagato per fare parte di una commissione che non c’è. E’ la situazione in cui si trova Diego Pintarelli, esponente di spicco del Pdl perginese, nominato dalle minoranze in Consiglio provinciale in una Commissione dei 12 mai partita. Riceve da Roma 2500 euro al mese.

Pintarelli, che ha corso (perdendo) anche come candidato sindaco di Pergine, non è titolare di indennità provinciali o parlamentari e quindi ha diritto ad un’indennità di circa 2500 euro al mese (poi arriveranno anche rimborsi di viaggio e trasferta) che gli altri due nominati dai Consigli, quello provinciale e regionale, non incassano. Si tratta di Mario Magnani, ex Upt ora nel gruppo misto, che è consigliere in carica e non ne ha quindi diritto e dell’ex consigliere Roberto Pinter di cui si sta verificando la posizione economica. Pinter era convinto che l’indennità non gli spettasse, avendo personalmente proposto una norma di incompatibilità. Ma per l’esponente di Solidarietà si tratterebbe piuttosto di una non cumulabilità il cui calcolo non è stato ancora definito.

Su Pintarelli invece Roma si è dimostrata assai solerte. Versando il dovuto a Commissione ben lungi dall’esserci, visto che il Governo (e vedremo poi perché) non si decide a nominare i propri membri, tra cui vi è l’indicazione per il presidente: «Beh, non capisco dove stia la stranezza. Io sono stato nominato dalle istituzioni trentine e se a Roma è capitato un inghippo non è mica colpa mia. Da quando sono stato nominato è scattata l’indennità» osserva l’interessato. Poco più che cinquantenne, Pintarelli è medico di base e direttore sanitario della casa di riposo Montel S.Spirito; dal 1985 è consigliere comunale a Pergine. Eletto nelle fila dell’allora Dc in maggioranza con il sindaco Adriano Crivellari, è stato riconfermato (diventando assessore alle attività sociali) con il sindaco Luciano Fruet nel 1990. Rieletto nel 1995, nel 2000 e nel 2005. Per anni è stato coordinatore di Forza Italia.

Il Pdl lo ha indicato in Provincia ancora durante l’inverno per una Commissione che avrebbe dovuto vedere la luce prima entro Natale, poi subito dopo le Feste e che lo stesso ministro Raffaele Fitto, competente con delega alle Regioni, si era impegna to a fare decollare a Pasqua. Ora siamo in estate e della Commissione che i presidenti trentino e altoatesino Dellai e Durnwalder aspettano in grazia non si vede ancora traccia. A cosa serve la Commissione dei 12? Lo Statuto d’autonomia prevede una commissione paritetica Stato-Provincia autonoma per elaborare le disposizioni di attuazione previste dalla norma costituzionale. Tali norme di attuazione vengono elaborate dalla Commissione dei Sei, qualora si tratti di competenze della Provincia autonoma di Bolzano.

Quando le norme di attuazione concernono competenze di entrambe le Province (Bolzano e Trento) o della Regione, allora è la Commissione dei Dodici ad elaborarle. Le proposte delle commissioni, se accettate dal Governo, entrano in vigore con decreto del Presidente della Repubblica.

Tutto bene? No, perché Fitto è invischiato nella bega altoatesina dentro il Pdl. Da una parte la componente ex An che fa riferimento a Holzmann e che spinge sul capogruppo Pdl Gasparri, dall’altra ci sono Biancofiore e gli ex di Forza Italia che tirano per la giacca il ministro in altra direzione. L’Autonomia e le sue norme attendono. Il commissario Pintarelli no.
(fonte: Trentino)

RIFORMA della GIUSTIZIA….. quanto ne sappiamo?

17 giugno 2009 Mariben Nessun commento

Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.

IL tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le
dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per
il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il
sindaco è innocente, il PM (e il GIP) un persecutore.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.

IL tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento ai mafiosi
Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato
Ci vuole un riforma della giustizia. Subito.
La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di
corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento; però ha
escluso l’associazione a Prosegui la lettura…

Finta democrazia

17 giugno 2009 Emilio Piccoli 1 commento

Uil all’attacco

17/06/2009 12:51

circo_monari_ermannoTRENTO – E’ stancante e desolante dover ripetere sempre le stesse cose, ma il raddoppio dell’indennità dei Presidenti delle Comunità di Valle rispetto ai trattamenti dei Presidenti di Comprensorio và ancora una volta nel senso di premiare la politica (con il denaro di tutti), senza considerare cosa avviene nel resto della società.
Può essere che i nuovi Presidenti si meritino fino a 3.300 euro di indennità al mese. Ad oggi però non si capisce assolutamente se le Comunità ci sono, quali saranno, quando partiranno e quali reali competenze e responsabilità verranno affidate ai presidenti stessi. Possibile che la politica debba sempre essere autoreferenziale? Possibile che il merito non conti? Possibile che non si trovi un’autorità esterna che valuti la congruità dei trattamenti di chi fa politica?
Il segnale che ancora una volta giunge non è chiaro. Si comprende perfettamente, se si considera che si rinvia anche l’approvazione del disegno di legge sulla riduzione dei consiglieri comunali e dei costi, che la politica vive ancora in un mondo diverso, dove la conquista del consenso passa attraverso una finta democrazia, fatta di migliaia e migliaia di candidati e di migliaia di eletti che vengono retribuiti con soldi pubblici senza capire con quale utilità pubblica e con quali criteri.
Ancora una volta non resta che sperare nel buon senso, oppure organizzare uno sciopero generale contro questi sistemi barbari che si fanno scudo della ( finta )democrazia per continuare a gestire il denaro pubblico per costruire un consenso che dovrebbe arrivare per ben altri motivi: la trasparenza, il merito, un utilizzo parco del denaro di tutti. Valori che caratterizzarono i nostri costituenti e i primi anni della nostra autonomia, ma che purtroppo oggi sembrano non rappresentare più alcun valore.

Ermanno Monari
Segretario generale
UIL del Trentino
(fonte:l’Adige)

Provocazioni antitaliane

12 giugno 2009 pobris 2 commenti

ghedda

di Paolo Fabris

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Consulenze ” Fantasma” i Trentini Assolti

5 giugno 2009 Mariben 2 commenti

La corte d’appello di Trento ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado nel procedimento sulle «consulenze fantasma» dell’ex Provveditorato alle opere pubbliche di Trento. Secondo l’accusa erano incarichi inutili, affidati ad ingegneri e avvocati, individuati in qualche caso nella ristretta cerchia di amici e parenti, con blitz fuori dall’orario di lavoro per falsificare i documenti. Prestazioni in realtà mai fornite, per le quali sarebbero stati sborsati dall’amministrazione migliaia di euro. Buone notizie per i due dipendenti dell’ufficio: Sergio Rizzi, 53 anni, di Vigolo Vattaro, e Valentina Cartiero, 52 anni, sono stati assolti dall’accusa di falso. Il loro difensore, l’avvocato Nicola Stolfi, è dunque riuscito a ribaltare l’esito del processo di primo grado che si era chiuso con una condanna a 9 mesi di reclusione. I giudici probabilmente hanno accolto le tesi della difesa secondo cui i dipendenti agirono su indicazioni del loro dirigente e dunque non ci sarebbe stata alcune volontà di falsificare documenti. Chi certo non gioisce per l’esito dell’appello è l’avvocato Jacopo Maria Ferri (figlio dell’ex ministro dei trasporti Enrico Ferri) che è stato condannato per tentato peculato ad un anno di reclusione dopo essere stato l’unico imputato assolto in primo grado. Stessa pena anche per l’avvocato Paolo Mazzoli (6 mesi in primo grado). L’imputato principale – Michele Pacciani, 47 anni, all’epoca responsabile dell’Ufficio tecnico della sede coordinata di Trento del Ministero delle infrastrutture – è stato condannato per tentato peculato ad 1 anno e 4 mesi (erano 2 anni e sei mesi in primo grado). Infine Gerardo Pelosi, 60 anni, avvocato di Roma, all’epoca provveditore delle opere pubbliche del Trentino Alto Adige e poi direttore generale del Ministero dei trasporti, è stato condannato ad un anno e 3 mesi (era 1 anno).

Fonte   L’Adige

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Partiti Superstar: primi nella corruzione

I risultati della ricerca del Transparency International Italia
La sfiducia nei politici è forte. Soprattutto nel nostro Paese

Corruzione, i partiti battono tutti
ma in pochi decidono di denunciare

Non molti credono che le misure di contrasto servano a qualcosa


partitiROMA – In testa alla classifica ci sono i partiti politici. E la cosa non suona come una novità. Stando ai dati del “Barometro della corruzione globale“, nel mondo e in particolare nel nostro Paese, il binomio politica-mazzette appare sempre più solido. Le cifre parlano chiaro: alla domanda su quale organizzazione sia in assoluto la più corrotta in Italia, il 44% ha risposto i partiti politici. Complessivamente settore privato, Parlamento, media e magistratura non arrivano al 30%. Nessuno, insomma, è immune dalla corruzione. I dati parlano chiaro: in una scala che va da zero (assenza di corruzione) a cinque (estremamente corrotto), i partiti arrivano a 4,1; il privato a 3,2, i media a 3,4 e la magistratura a 3,5.

L’indagine condotta dal Transparency International ha coinvolto 73mila persone in 69 nazioni. A tutti è stato chiesto che tipo di percezione avessero della corruzione e come questa influenzasse le loro vite. I risultati vedono il primato, tutt’altro che invidiabile, dei partiti politici. Sono loro l’istituzione più corrotta. Ma anche il privato ha poco da sorridere: rispetto a cinque anni fa, l’aumento è stato dell’8%. Da notare che mentre in Italia solamente il 7% degli intervistati ritiene che il settore privato sia corrotto, la media europea è del 23% (+16%), con picchi di oltre il 50% nel nord Europa. Ed ancora: più della metà degli intervistati considera la corruzione come un mezzo di pressione illecita ma praticato da parte dei privati per influenzare le politiche governative. Mazzette, dunque. Che più del 10% ammette di aver pagato (un quarto alla polizia).

Significativa poi la tabella che spiega quali siano i settori più colpiti dalla corruzione a seconda delle nazioni. I partiti politici si piazzano in testa, tanto per citare solo alcuni Paesi, in Argentina, Italia, Cile, Serbia, Gran Bretagna, India, Venezuela, Ungheria, Israele. Il settore privato viene additato nel Brunei, in Pakistan, Spagna, Svizzera, Danimarca, Norvegia. I magistrati si piazzano al primo posto in Armenia, Bulgaria, Macedonia, Kosovo, Perù, Senegal e Uganda. Mentre il Parlamento si aggiudica il primato negli Stati Uniti, Panama, Romania e Indonesia.

Se poi si passa alla percentuale dei cittadini costretti a pagare una mazzetta negli ultimi 12 mesi, si vede che in testa si piazzano saldamente il Cameroon, la Liberia, la Sierra Leone e l’Uganda.

Altro aspetto da segnalare il paragone tra la ricerca fatta nel 2006 e quella odierna. L’aumento è generalizzato, in particolare quello che riguarda la giustizia dove c’è una crescita della corruzione di 6 punti percentuali.

A fronte di questo, inoltre, spicca un dato preoccupante. Pochissimi decidono di denunciare. Tre quarti delle persone testimoni di comportamenti illeciti hanno tenuto la bocca chiusa. Una tendenza legata alla sfiducia nei confronti delle politiche governative contro la corruzione: solo il 31% le considera efficaci, contro un 56% che non le lega ad alcune risultato. In Italia, poi, le cose vanno ancora peggio: solo il 16% reputa efficace il contrasto, mentre il 69% lo giudica totalmente inefficace. Una cifra ben al di sopra della media europea che vede il 24% soddisfatto (+8% rispetto all’Italia) e il 56% del tutto insoddisfatto (-13% rispetto all’Italia).

fonte: La Repubblica (3 giugno 2009)


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Caso Cogo, il gip dispone l’imputazione coatta

29 maggio 2009 admin 2 commenti
cogo margherita

cogo margherita

di Paolo Michelotto

riporto l’articolo su Il Trentino del 28 maggio 2009.

Colpo di scena nell’ormai nota vicenda Cogo. Il gip Marco La Ganga ha disposto l’imputazione coatta per falso nei confronti dell’assessore regionale Margherita Cogo (Pd) per un documento relativo al relativi al suo trattamento di fine rapporto coi Ds nella legislatura 1998-2003. Dieci giorni fa il gip si era riservato la decisione, dopo la richiesta di archiviazione da parte della Procura e del legale dell’assessore, l’avvocato Nicola Stolfi.

Questo quanto apparso il 6 marzo 2009

L’INCHIESTA
Contributo ai Ds: indagata Margherita Cogo

E’ sospettata di aver «sbianchettato» il suo tfr per pagare una quota inferiore al partito

di Luca Petermaier

TRENTO. E alla fine si è mossa anche la procura. Sul famoso (e presunto) «sbianchettamento» del proprio Tfr da parte di Margherita Cogo per versare meno soldi al partito ha deciso di fare chiarezza anche la magistratura. Con un ordine di perquisizione firmato dal pm Profiti ieri mattina gli agenti della squadra mobile si sono presentati presso la sede del Gruppo consiliare del Pd, alla ricerca di materiale utile alle indagini. Perquisita anche l’abitazione di Tione.

La vicenda su cui si indaga è nota alle cronache, ma vale la pena di riassumerla brevemente. Siamo alla fine della legislatura iniziata nel 1998 e terminata nel 2003 durante la quale Margherita Cogo ha rivestito la carica di presidente della Regione. Gli uffici regionali inviano a ciascun consigliere la documentazione relativa alla propria indennità di fine rapporto, un atto pubblico nel quale si attesta che la consigliera regionale Margherita Cogo ha diritto alla corresponsione di una indennità di fine mandato pari a 28.040,64 euro. Prosegui la lettura…