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	<title>Il Cittadino Partecipa &#187; Mariben</title>
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	<description>Idee per riattivare la democrazia in Trentino</description>
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		<title>Class Action, strumento democratico ?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cattiva democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[class action]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://sites.etleboro.com/thumbnails/news/25290_classA.jpg"></a></p>
<p><strong>Anno nuovo&#8230; vita nuova!</strong></p>
<p style="text-align: justify">Dopo una serie di slittamenti e modifiche,  in gennaio dovrebbe, il condizionale è d&#8217;obbligo, entrare in vigore la <a href="http://www.giurdanella.it/8572">Class Action</a>, una legge che misura la temperatura democratica di un  paese civile, in quanto mette dei limiti alla sperequazione fra  cittadini comuni e gruppi di potere, permette ai primi di unire le forze per far valere i propri diritti, troppo spesso negati e inascoltati.<br />
Grazie al senatore Alberto Balboni&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sites.etleboro.com/thumbnails/news/25290_classA.jpg"><img class="alignnone" src="http://sites.etleboro.com/thumbnails/news/25290_classA.jpg" alt="" width="400" height="281" /></a></p>
<p><strong>Anno nuovo&#8230; vita nuova!</strong></p>
<p style="text-align: justify">Dopo una serie di slittamenti e modifiche,  in gennaio dovrebbe, il condizionale è d&#8217;obbligo, entrare in vigore la <a href="http://www.giurdanella.it/8572">Class Action</a>, una legge che misura la temperatura democratica di un  paese civile, in quanto mette dei limiti alla sperequazione fra  cittadini comuni e gruppi di potere, permette ai primi di unire le forze per far valere i propri diritti, troppo spesso negati e inascoltati.<br />
Grazie al senatore Alberto Balboni (Pdl), e il suo emendamento, ci siamo visti togliere  la retroattività della Class Action (salvando i vari Cirio, Parmalat,Alitalia). evitando così fastidiosi ritorni di attenzione, giudiziaria ma anche mediatica, ad esempio sul &#8221; salvataggio dell &#8216;Alitalia&#8221;. Ora la legge potrà essere applicata per gli <em>Gli illeciti compiuti successivamente all&#8217;entrata in vigore della legge</em>.<br />
Consoleranno però le rassicurazioni di Balboni sul fatto che &#8220;<em>Chiunque si senta leso nei propri diritti ha a sua disposizione, anche senza la Class Action, una serie di  azioni legali..&#8221; </em>Rimane il mistero di una legge , a detta dell&#8217;onorevole, inutile:<br />
Ma, grazie a Maroni, che minacciava azioni contro Alitalia, a Gasparri che furibondo  minacciava altrettanto contro la Regione Campania  colpevole dell&#8217; <em>Emergenza rifiuti e a </em> Brunetta che alzava la voce contro la <em>Cattiva burocrazia che si sta difendendo</em> ( e ci è riuscita bene direi ), c&#8217;erano tutte le  premesse  per aspettarsi da questo governo delle misure draconiane sul versante della Class Action che avrebbero permesso, finalmente, di inchiodare l&#8217;inefficenza della pubblica amministrazione alle proprie responsabilità.<br />
Ma chi, dal primo gennaio, vorrà promuovere una class action contro un’amministrazione inefficiente ( sono esplicitamente escluse le authority, il Parlamento e gli altri organi costituzionali, i tribunali e la Presidenza del consiglio con tutti i suoi ministeri senza portafoglio) dovrà mettere in conto che per prima cosa non potrà chiedere nessun risarcimento. Allora a che cosa serve? Semplice: a «ripristinare la corretta erogazione di un servizio pubblico&#8221;,   vedo già serpeggiare il terrore fra i &#8221; fannulloni&#8221; !,  Ma non è finita, perchè il decreto prevede che lo stesso meccanismo si applichi pure alle azioni collettive intentate contro i «concessionari di servizi pubblici»: come le Ferrovie o la Rai.<br />
Viste la premesse, e i contorcimenti giuridici a favore dei soliti noti, perchè non eliminarla del tutto la Class Action? Forse&#8230; i cittadini si sarebbero sentiti  meno presi in giro da questi personaggi, che riempiono i manifesti elettorali di promesse sulla difesa dei diritti dei cittadini e simili amenità!</p>
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		<title>acqua , diritto inalienabile</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 23:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattiva politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.yaku.eu/img_notizie/oggi3.jpg"></a>La rivoluzione dell&#8217;acqua<br />
Il teatro S. Marco è gremito, nemmeno gli organizzatori si aspettavano un affluenza del genere, anche se l&#8217;argomento, il tema, è scottante e mai come ora attuale, dopo l&#8217;approvazione della legge (<a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6502">art.15 del Dl 135</a>) che dà il via alla privatizzazione dell&#8217;acqua .</p>
<p>L&#8217;occasione è la presentazione del libro &#8220;La rivoluzione dell&#8217; acqua&#8221; ma i relatori Oscar Olivera, (Bolivia) Raquel Gutierrez (Messico), John Holloway (Irlanda) e il nostro conterraneo&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.yaku.eu/img_notizie/oggi3.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.yaku.eu/img_notizie/oggi3.jpg" alt="" width="1500" height="1125" /></a>La rivoluzione dell&#8217;acqua<br />
Il teatro S. Marco è gremito, nemmeno gli organizzatori si aspettavano un affluenza del genere, anche se l&#8217;argomento, il tema, è scottante e mai come ora attuale, dopo l&#8217;approvazione della legge (<a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6502">art.15 del Dl 135</a>) che dà il via alla privatizzazione dell&#8217;acqua .</p>
<p>L&#8217;occasione è la presentazione del libro &#8220;La rivoluzione dell&#8217; acqua&#8221; ma i relatori Oscar Olivera, (Bolivia) Raquel Gutierrez (Messico), John Holloway (Irlanda) e il nostro conterraneo Padre Alex Zanotelli, introdotti da Francesca Caprini (Ass. Yaku ), entrano subito nel vivo del tema.</p>
<p>Testimonianze di lotta, confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua calamitano l&#8217;attenzione dei presenti. Si affronta il problema dell&#8217;acqua a 360°, non solo dal punto di vista delle ricadute economiche della legge approvata ponendo il voto di fiducia, che di fatto mette sul mercato un bene inalienabile ed essenziale per la vita. Nell&#8217;Aprile del 2000 nasce in Bolivia il primo conflitto in nome dell&#8217;Oro blu, dopo che un popolo viene ridotto alla sete in nome del profitto, a cui viene proibito persino di raccogliere l&#8217;acqua piovana o di abbeverare le bestie nei corsi d&#8217;acqua. Una multinazionale statunitense (Bechtel) ha privatizzato la rete idrica della città di Cochabamba. Il costo dell’acqua diventa insostenibile per una popolazione già povera ma la società civile si ribella e si organizza. Nasce un movimento che dopo mesi di lotta, anche cruenta, si riappropria dell&#8217;acqua. Ora in Bolivia a furor di popolo è stato inserito nella costituzione l&#8221;acqua come diritto inalienabile. Una lezione di democrazia e coesione che uno dei popoli più poveri al mondo ci dà e che schiaffeggia la nostra indolenza e passività. E noi?<br />
Padre Alex è piuttosto chiaro e duro nel suo intervento, ci esorta ad organizzarci a resistere contro questa barbarie, a mettere in discussione le nostre certezze e sicurezze date da un&#8217;abbondanza che la natura ci ha riservato, ci fa riflettere sulla dimensione del rapporto fra la natura, i suoi beni e l&#8217;avidità dell&#8217;uomo, ma non solo, parla degli scenari che una guerra per l&#8217;oro blu scatenerà a livello mondiale, delle multinazionali a cui governi come il nostro stanno consegnando le chiavi della nostra stessa vita, di come siamo stati raggirati, indotti ad accettare l&#8217;inaccettabile. Fra i presenti il fermento cresce, gli interventi si susseguono: proteste, rimostranze, ma anche idee, iniziative, di cittadini comuni, rappresentanti di istituzioni e associazioni. Si propongono assemblee, manifestazioni, incontri per definire un fronte di lotta comune, ci si scambiano indirizzi, numeri di telefono. Ci si dà un appuntamento per il 22, in quel teatro, fuori, in piazza, non importa, quel che conta è la consapevolezza che ORA, adesso, bisogna muoversi, essere uniti, coesi contro l&#8217;assurdità, l&#8217;irragionevolezza di questa decisione calata dall&#8217;alto sulle nostre teste.</p>
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		<title>i rischi e i limiti della democrazia partecipativa</title>
		<link>http://www.ilcittadinopartecipa.it/2009/11/30/1734/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[quorum]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify"></p>
<p style="text-align: justify">
</p><p style="text-align: justify">Da il quotidiano &#8221; L&#8217;Adige&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">30/11/2009 08:43<br />
GINEVRA &#8211; Stop ai minareti in Svizzera. A sorpresa, smentendo i sondaggi della vigilia, gli elettori della Confederazione elvetica chiamati a decidere sul referendum che vieta di costruire nuovi minareti, hanno risposto sì con una chiarissima maggioranza (57,2%) al quesito. Promosso da esponenti della destra nazional-conservatrice per dire «no all&#8217;islamizzazione della Svizzera», il sì al bando non colpisce nè le moschee, nè i quattro minareti&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignnone" src="http://media.libero.it/c/img66/attualita/09/9829/2009/11/zzzzminareti322.jpg" alt="" width="322" height="180" /></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Da il quotidiano &#8221; L&#8217;Adige&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">30/11/2009 08:43<br />
GINEVRA &#8211; Stop ai minareti in Svizzera. A sorpresa, smentendo i sondaggi della vigilia, gli elettori della Confederazione elvetica chiamati a decidere sul referendum che vieta di costruire nuovi minareti, hanno risposto sì con una chiarissima maggioranza (57,2%) al quesito. Promosso da esponenti della destra nazional-conservatrice per dire «no all&#8217;islamizzazione della Svizzera», il sì al bando non colpisce nè le moschee, nè i quattro minareti già esistenti, ma infligge un duro colpo all&#8217;immagine della Svizzera, terra di coabitazione pacifica tra culture, lingue e religioni diversi.Per il governo e la maggioranza dei partiti che avevano fatto campagna contro l&#8217;iniziativa si tratta di una cocente ed imbarazzante sconfitta, che rischia di oscurare l&#8217;immagine del Paese neutrale, soprattutto nei rapporti con il mondo musulmano. Anche la comunità musulmana &#8211; circa 400 mila persone &#8211; ha espresso delusione e amarezza per l&#8217;esito del referendum. Il sì all&#8217;iniziativa è stato infatti massiccio. Anche la comunità musulmana &#8211; circa 400 mila persone &#8211; ha espresso delusione e amarezza per l&#8217;esito del referendum. Il sì all&#8217;iniziativa è stato infatti massiccio. Solo quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l&#8217;iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove hanno ovunque vinto i sì all&#8217;iniziativa con percentuali significative come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% nell&#8217;Appenzel. L&#8217;esito del voto modifica la Costituzione svizzera, alla quale aggiunge un capoverso che recita: «L&#8217;edificazione di nuovi minareti è vietata». Una frase brevissima, ma il cui impatto appare ancora difficile da misurare. Gli stessi promotori dell&#8217;iniziativa sono rimasti sorpresi dal loro successo. A guidare la campagna anti-minareti sono stati in primo luogo numerosi esponenti del grande partito dell&#8217;Unione democratica di centro (Udc), che come nelle precedenti campagne contro l&#8217;immigrazione ha fatto leva sulla paura con cartelloni che prefiguravano un&#8217;invasione del Paese da minacciosi minareti e donne in burqa. «I minareti &#8211; avevano affermato durante l&#8217;accesa campagna &#8211; non hanno nulla a che vedere con la religione», ma sono un «simbolo di una rivendicazione del potere politico e sociale dell&#8217;Islam». A Berna, il governo ha dovuto ammettere la sconfitta e ha formalmente annunciato che in Svizzera sarà vietato costruire nuovi minareti. Non ci sarà però nessun effetto sui quattro minareti già esistenti e l&#8217;edificazione di moschee continua a essere possibile. I musulmani potranno continuare a osservare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità, ha rassicurato l&#8217;esecutivo. Anche alcuni dei difensori del no ai minareti hanno insistito su questo punto. «Il divieto dei minareti non cambierà niente per i musulmani che potranno continuare a praticare la loro religione, a pregare e a riunirsi. Si tratta di un messaggio, la società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell&#8217;Islam», ha detto il parlamentare svizzero Oskar Freysinger dell&#8217;Udc. Per il ministro della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, l&#8217;esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste. «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale (governo) lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste», ha affermato. Il ministro ha detto poi di temere un impatto negativo sull&#8217;export verso i Paesi islamici e sul turismo che attira molti visitatori dal mondo arabo, specie dal Golfo Persico. La delusione dei musulmani di Svizzera è immensa. Per Yussef Ibram, imam del centro culturale islamico di Ginevra è un «evento catastrofico. Avevamo fiducia nella lucidità del popolo svizzero, è una delusione enorme», ha aggiunto. Manifestazioni spontanee di alcune centinaia di persone si sono svolte a Berna e a Zurigo. A Berna giovani dimostranti hanno sfilato con candele e minareti in cartone e con un striscione che proclamava «Non è la mia Svizzera»</p>
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		<title>volevamo braccia&#8230;. sono arrivati  uomini.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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		<category><![CDATA[economia sommersamdiritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Da quando , alla fine degli anni 70, l&#8217;Italia entra nel gruppo dei paesi  industrializzati, il nostro paese comincia ad avvertire la presenza degli immigrati, ma il fenomeno è limitato  e non dà luogo a reazioni particolari.La reazione politica si limita a delle sanatorie per sopperire alla mancanza di regole in merito. Solo più tardi ci si comincerà ad interrogare, a compiere le prime analisi culturali  , ma negando di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2692/4123200912_a2604e94a9_o.jpg" alt="" width="500" height="602" /></p>
<p>Da quando , alla fine degli anni 70, l&#8217;Italia entra nel gruppo dei paesi  industrializzati, il nostro paese comincia ad avvertire la presenza degli immigrati, ma il fenomeno è limitato  e non dà luogo a reazioni particolari.La reazione politica si limita a delle sanatorie per sopperire alla mancanza di regole in merito. Solo più tardi ci si comincerà ad interrogare, a compiere le prime analisi culturali  , ma negando di fatto agli immigrati lo status di individuo e attore sociale.Verso la fine degli anni 90 l&#8217;immigrazione è al centro di preoccupazioni nuove, sopratutto politico/mediatiche, e cioè la relazione fra immigrazione e criminalità. Le paure degli italiani, condivise, ma meno diffuse negli altri paesi europei  per il futuro, per la precarizzazione del lavoro e per il sostanziale ridimensionamento dello stile di vita, trasformano profondamente la nostra società,  si prestano alla strumentalizzazione politica  della nuova destra che, soffiando sul fuoco dell&#8217;insofferenza  verso gli stranieri e alimentando le paure, trasforma la questione migratoria nel problema ossessivo dei clandestini.<br />
Il risultato di  queste operazioni politiche e mediatiche, tese a raccogliere consensi elettorali, è una  deriva xenofoba e autoritaria ormai tollerata e metabolizzata dalla società civile.<br />
Gli stranieri sono additati come gli unici responsabili del disagio diffuso ed esclusi da relazioni sociali, da qualsiasi prospettiva di cittadinanza , ma ancor più grave , tenuti in una condizione di  costante sospetto.</p>
<p>Diversamente dagli altri paesi europei, l&#8217;economia italiana ha una caratteristica particolare ; una percentuale rilevante del PIL è caraterizzata dall&#8217;economia sommersa costantemente bisognosa di forza lavoro mobile, sottopagata  e che non avanzi rivendicazioni. In quest&#8217;ottica gli stranieri non sono in competizione con gli italiani , in  quanto utilizzati nei settori &#8220;poveri&#8221; come l&#8217;edilizia e l&#8217;agricoltura stagionale.</p>
<p>Ecco che allora,  in Italia si muove una massa  di persone , prive di diritti ma nel contempo indispensabili. Nonostante la chiusura apparente, nonostante, proclami, sbarramenti, respingimenti e  leggi razziali,  gli stranieri approdano costantemente in Italia, superando ostacoli di ogni tipo, affrontando viaggi rischiosi, con un alto tasso di mortalità, e costretti  ad accettare  una posizione subordinata e marginale nella  nostra società.</p>
<p>Mentre, da una parte, cresce  la xenofobia e l&#8217;ostilità  dell’opinione pubblica nei confronti dei migranti, dall’altra, il loro numero cresce costantemente. Paradossalmente però  la loro presenza ingombrante  li rende «invisibili» alla società, il cui sguardo, distratto o distorto, si posa su di loro rifiutandosi di &#8220;vedere&#8221;</p>
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		<item>
		<title>Processo breve o amnistia mascherata?</title>
		<link>http://www.ilcittadinopartecipa.it/2009/11/12/processo-breve-o-amnistia-mascherata/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 21:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cattiva politica]]></category>
		<category><![CDATA[aministia]]></category>
		<category><![CDATA[immunità parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[processo breve]]></category>
		<category><![CDATA[riforma della giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lo dicevo io!,  la riforma della giustizia sta arrivando  puntuale come l&#8217;influenza, anzi, con l&#8217;influenza suina ,un&#8217;altra  porcata insomma. Per carità, non che la riforma  non sia necessaria, da decenni è annunciata ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, puntualmente dimenticata e trascurata, salvo qualche aggiustamento qua e là, ma sempre nella direzione sbagliata.<br />
Siamo tutti d&#8217;accordo sull&#8217;urgenza di una riforma, ma deve essere complessa, e non può riguardare solo il ruolo,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.arezzogiovani.it/sentinelle/foto/vauro.gif" alt="" width="400" height="286" />Lo dicevo io!,  la riforma della giustizia sta arrivando  puntuale come l&#8217;influenza, anzi, con l&#8217;influenza suina ,un&#8217;altra  porcata insomma. Per carità, non che la riforma  non sia necessaria, da decenni è annunciata ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, puntualmente dimenticata e trascurata, salvo qualche aggiustamento qua e là, ma sempre nella direzione sbagliata.<br />
Siamo tutti d&#8217;accordo sull&#8217;urgenza di una riforma, ma deve essere complessa, e non può riguardare solo il ruolo, il lavoro, la produttività dei magistrati, ma anche gli strumenti a disposizione della macchina della giustizia.<br />
Vorrei provare a  mettere un pò d&#8217;ordine nel  tam tam mediatico sulla riforma della giustizia che il governo ha tanta fretta di approvare.<br />
Partiamo dal presupposto  che i processi in Italia durano troppo , nulla da eccepire, ma il problema  è che i mezzi  che si propongono di usare allo scopo sono sbagliati.</p>
<p>Si parla di ridurre i tempi della prescrizione, (ipotesi  per reati punibili con pena inferiore a 10 anni) ,la fantasia dei nostri legislatori non ha limiti e  non si contano aggiustature ,limature , conferme e smentite, ma sia ben chiaro che significherebbe calare una mannaia su migliaia di processi in corso, grazie alle lungaggini burocratiche si darebbe modo alla difesa di tergiversare fino alla decorrenza dei termini. La norma prevede che si debba  celebrare i processi di primo grado entro 3 anni, quelli d&#8217; appello entro 2 e quelli di Cassazione entro 1. Attenzione però, i tempi medi in Italia si attestano attorno ai 7 e mezzo,  non ci sono proprio le condizioni, non è sufficente  imporre  il &#8220;processo breve&#8221;, sarebbe come chiedere a un macchinista ferroviere di percorrere la tratta Roma &#8211; Milano in 5 ore &#8230; imponendogli di viaggiare con il carrello adibito alla mautenzione delle rotaie.<br />
La sensazione è che si tratti dell &#8216;ennesima legge ad personam dal momento che rientrerebbero nella norma , per puro caso s&#8217;intende, i due processi a carico del Premier ( Mills e Mediaset ) , anche nell&#8217;ipotesi che la &#8220;prescrizione breve sia prevista solo per gli incensurati &#8230; eh già !!! prescritto= incensurato.<br />
Si paventa pure di ripristinare l&#8217;imunità parlamentare;<br />
Margherita Boniver (Pdl) ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale a riguardo ed afferma :<br />
&#8216;L&#8217;immunita&#8217; che esiste in molti ordinamenti europei, nonche&#8217; al Parlamento europeo &#8211; afferma &#8211; rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall&#8217;Assemblea di Palazzo Madama, nell&#8217;ottobre del 1993, in clima di pesante intimidazione&#8217;. ( ricordate Tangentopoli ?)</p>
<p>Ci raccontano che godono di immunità i deputati  in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c&#8217;è nulla del genere. In Germania l’immunità, anche se prevista, non viene mai esercitata. Idem in Spagna, dove non è mai stata negata l’autorizzazione a procedere e gli europarlamentari godono delle immunità previste nei rispettivi paesi di provenienza.</p>
<p>Altra grande menzogna  è che la Costituzione prevedeva l’immunità per sottrarre gli eletti allo strapotere della magistratura. Non dobbiamo dimenticare  che si era appena usciti dal fascismo e che l’autorizzazione a procedere era prevista solo nei casi di chiara persecuzione politica,  (fumus persecutorum). I Padri costituente  si rivolterebbero nella tomba se potessero vedere l&#8217;abuso che  si è fatto, e che si intende fare, di quello strumento per proteggere i parlamentari da processi per reati comuni e gravissimi, commessi al di fuori delle loro funzioni o addirittura prima di esserne investiti.</p>
<p>Siamo sinceri, una giustizia che funziona non sarebbe bene accolta  dai nostri rappresentanti perché penalizzerebbe i loro affari. Una riforma della giustizia nell’interesse  dei cittadini, metterebbe a rischio il consenso di tutti i colletti bianchi che ci lucrano sopra. Quindi una vera riforma della giustizia,  non ci sarà, e se mai ci sarà, è subordinata ad un ricambio totale  e radicale della classe politica.</p>
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		<title>Commissione dei Dodici: Mario Malossini nominato presidente</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattiva politica]]></category>
		<category><![CDATA[scandali in pillole]]></category>
		<category><![CDATA[commissione dei dodici]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[etica politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><br />
Questo articolo (fonte l&#8217;Adigetto) è uno dei tanti che hanno riportato la notizia della nomina di Mario Malossini alla Presidenza della Commissione dei Dodici.</p>
<p>&#8220;Stamattina Mario Malossini è stato nominato presidente della Commissione paritetica dei Dodici che, come si sa, è l’organismo deputato a concordare con lo Stato le norme di attuazione delle Autonomie di Trento e di Bolzano. In altre parole, per modificare i rapporti fra lo Stato e le&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://libri.shop.it/locandine/media/mario-malossini-storia-di-un-ex-potente-resuscitato-951130.jpg" alt="" width="140" height="197" /><br />
Questo articolo (fonte l&#8217;Adigetto) è uno dei tanti che hanno riportato la notizia della nomina di Mario Malossini alla Presidenza della Commissione dei Dodici.</p>
<p>&#8220;Stamattina Mario Malossini è stato nominato presidente della Commissione paritetica dei Dodici che, come si sa, è l’organismo deputato a concordare con lo Stato le norme di attuazione delle Autonomie di Trento e di Bolzano. In altre parole, per modificare i rapporti fra lo Stato e le autonomie, ci sono due strade.</p>
<p>Una è quella della legge costituzionale, mediante la quale lo Stato può prendere qualsiasi decisione anche da solo e persino contro la volontà delle autonomie. Strada peraltro difficile da attuare, perché &#8211; come abbiamo visto &#8211; mettere mano alla costituzione con la doppia approvazione bicamerale e la maggioranza qualificata, pare quasi impossibile senza l’accordo di tutti.</p>
<p>L’altra è quella della Commissione dei Dodici, nella quale vi sono rappresentanti del governo e rappresentanti delle due autonomie in ugual numero. Ciò che la Commissione approva ha quindi, in sostanza, il valore di una norma costituzionale. La parità dei membri che la compongono non dà per scontato mai nessun risultato e, per tradizione, il presidente viene scelto dallo Stato&#8221;</p>
<p><a title="Articolo su l'Adigetto" href="http://www.ladigetto.it/article.aspx?c=1&amp;a=10407" target="_blank">L&#8217;articolo su &#8220;l&#8217;Adigetto&#8221;.</a></p>
<p>Come tanti cittadini comuni sono rimasta basita e disorientata dall&#8217;ennesima promozione dell&#8217;ennesimo personaggio politico, coinvolto in indagini e processi per reati riconducibili proprio alle sue funzioni e cariche istituzionali.<br />
Mi è ritornata così in mente la famosa e discussa dichiarazione di Giuliano Ferrara durante un dibattito con Pier Camillo Davigo<br />
&#8220;Nella politica italiana il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile; per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a far fronte, e dunque a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti&#8221;.</p>
<p>Ho cercato quindi di interpretare e analizzare, con i miei semplici mezzi, il modus operandi della nostra classe politica la quale sorprende e, sempre meno purtroppo, indigna l&#8217;opinione pubblica. Siamo realisti: davanti alla continuità storica della corruzione sistematica, una patologia del potere tutta italiana che perdura da più di un secolo, e che ha sempre goduto, in un modo o nell&#8217;altro dell&#8217;impunità, non si può nemmeno più parlare di questione morale. Ritengo, infatti, che sia riduttivo pensare la corruzione come una devianza del potere; in realtà, essa è una forma naturale di esercizio dello stesso, che gode dell&#8217;accettazione culturale della classe dirigente e della rassegnazione culturale delle altre classi.<br />
La scala di valori varia notevolmente da una classe sociale all&#8217;altra come pure il senso del pudore e della vergogna, così accade che un codice comportamentale sia solo apparentemente o parzialmente  condiviso da tutti gli strati della società. Diversi invece sono i segnali di approvazione o disapprovazione sociale, e il risultato è che un comportamento ritenuto riprovevole all&#8217;interno di un certo livello può essere invece giudicato normale, se non lodevole, all&#8217;interno di un altro.</p>
<p>Così può accadere che un politico o un imprenditore, colpevoli di corruzione o  di reati finanziari, incontrino la solidarietà , la comprensione e gli attestati di stima assolutori da parte dei suoi simili e che un ladro particolarmente abile  goda, nel suo ambiente, della stessa stima di un  docente universitario. In altre parole quel che conta per il singolo non è il giudizio generale della società ma solo il giudizio della cerchia sociale di cui fa parte: solo su questo fonda la propria autostima e la propria reputazione sociale. Chi, come il comune onesto cittadino, pone al centro la questione morale pecca di grande ingenuità, usando il metro e i criteri di valutazione generali   dà per scontato che   alcuni valori siano intimamente condivisi da tutti gli strati sociali.<br />
La sensazione però è che gli argini si siano rotti e che vi sia una progressiva accettazione culturale di comportamenti e devianze considerate, fino a pochi anni fa, inaccettabili. Lo stesso famigerato conflitto d&#8217;interessi  è stato metabolizzato dalla società civile, e chi occupa i gradini più alti ha ormai la forza sociale e politica per trasformare in normalità e legalità quel che era considerato senza alcun indugio illegale o immorale.</p>
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		<title>Giusta Giustizia?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattiva politica]]></category>
		<category><![CDATA[giusta]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="wp-caption-text">giustizia</p>
<p>Vista la mia passione per la giustizia e la legalità e tenuto conto della disinformazione che circonda questi argomenti, approfitto di questo spazio per tentare di approfondire e, magari, scambiare opinioni e considerazioni con altri avventori del blog.</p>
<p>Apparentemente l&#8217;argomento sembra non avere molta relazione con &#8220;il cittadino partecipa&#8221;,  ma non è esattamente così. Si tendono  a sottovalutare leggi, provvedimenti e considerazioni politiche su un tema, tutto sommato lontano dai problemi&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1540" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-1540" title="giustizia" src="http://www.ilcittadinopartecipa.it/wp-content/uploads/2009/11/20080926-giustizia.jpg" alt="giustizia" width="350" height="300" /><p class="wp-caption-text">giustizia</p></div>
<p>Vista la mia passione per la giustizia e la legalità e tenuto conto della disinformazione che circonda questi argomenti, approfitto di questo spazio per tentare di approfondire e, magari, scambiare opinioni e considerazioni con altri avventori del blog.</p>
<p>Apparentemente l&#8217;argomento sembra non avere molta relazione con &#8220;il cittadino partecipa&#8221;,  ma non è esattamente così. Si tendono  a sottovalutare leggi, provvedimenti e considerazioni politiche su un tema, tutto sommato lontano dai problemi dei cittadini comuni. Io credo invece che, se trattato male, con superficialità o con negligenza dolosa da chi ci governa , tocchi profondamente la nostra vita, stravolga gli equilibri sociali e tenga a distanza di &#8220;sicurezza&#8221; i processi di democrazia partecipativa.<br />
Volevo così iniziare un percorso,  provare ad affrontare l&#8217;argomento incominciando a ragionare sulla &#8220;giusta pena&#8221;.</p>
<p>La cronaca giudiziaria riporta spesso notizie sulla scarcerazione di un omicida dopo &#8220;soli&#8221; 20 anni, del terrorista che grazie alla buona condotta ottiene il permesso di uscire di giorno dal carcere, o della &#8220;lieve condanna di un autista che, ubriaco, ha investito e ucciso un pedone, e magari, poi, queste notizie le si  commenta al bar o in famiglia.</p>
<p>Se in più la notizia dà risalto all&#8217;indignazione dei parenti delle vittime, l&#8217;opinione pubbblica sodalizza con la parte lesa, quasi sempre le pene inflitte appaiono troppo lievi, e gli sconti di pena concessi da giudici irragionevoli.</p>
<p>I commenti sono unanimi nel affermare che certa gente dovrebbe rimanere in galera tutta la vita.</p>
<p>L&#8217;equivoco di fondo sta nel valutare la pena inflitta attraverso i sentimenti delle vittime, ma&#8230; attenzione a confondere la sanzione penale e la vendetta.<br />
Naturalmente nessuna pena potrà sembrare sufficentemente &#8220;giusta&#8221; per il padre a cui hanno ucciso il figlio e se fosse lui a valutare che pena infliggere all&#8217;assassino, probabilmente, sarebbe condannato a morte.<br />
Ma in uno stato di diritto questo modo di regolare le offese è improponibile per un motivo semplice:<br />
perchè in contraddizione evidente con il principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.</p>
<p>Sarebbe un sistema che non tiene conto del pericolo di uno squilibrio in favore dei potenti, (la possibilità che hanno i deboli di vendicarsi sono, infatti, molto inferiori a quelle dei forti). Ecco perché è la Giustizia dello Stato a sanzionare  le offese che un cittadino reca ad un altro cittadino; e lo fa applicando la legge, che gli stessi cittadini (attraverso i legislatori che hanno eletto) hanno ritenuto ragionevoli,</p>
<p>Ed ecco perchè il controllo del cittadino sull&#8217;operato dei legislatori diviene indispensabile a garantire  la &#8220;giusta giustizia&#8221;</p>
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		<title>lo &#8220;stato&#8221; della democrazia</title>
		<link>http://www.ilcittadinopartecipa.it/2009/10/26/lo-stato-della-democrazia/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica delle banane]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Stato , democrazia,  lo stato della democrazia&#8230;&#8230;mi scuso per il giro di parole,  ma come in un gioco puerile, che tutti noi abbiamo fatto da bambini, una parola ripetuta all&#8217;infinito perde di significato ,e l&#8217; &#8216;impressione che tanti cittadini hanno è, che in questo nostro povero bel paese ,democrazia e stato  siano , appunto,  parole vuote. abusate , svuotate del loro significato intrinseco.<br />
Per come la vedo io &#8220;stato&#8221; equivale a&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://img43.imageshack.us/img43/5791/39797598768fdaad885o3.jpg" alt="" width="633" height="392" /></p>
<p>Stato , democrazia,  lo stato della democrazia&#8230;&#8230;mi scuso per il giro di parole,  ma come in un gioco puerile, che tutti noi abbiamo fatto da bambini, una parola ripetuta all&#8217;infinito perde di significato ,e l&#8217; &#8216;impressione che tanti cittadini hanno è, che in questo nostro povero bel paese ,democrazia e stato  siano , appunto,  parole vuote. abusate , svuotate del loro significato intrinseco.<br />
Per come la vedo io &#8220;stato&#8221; equivale a &#8221; necessità&#8221; una sorta di strumento naturale atto a conservare la specie, come il branco per i lupi o lo sciame per le api, l&#8217;uomo ha bisogno dello stato per garantirsi la collaborazione finalizzata alla sopravvivenza.<br />
Ma se lo stato è una necessità  la democrazia è un sistema di gestione, forse nemmeno il migliore, ma quello che si presta meno di altri agli abusi di potere. il cui unico pregio sta tutto sommato nella possibilità dei cittadini di controllare chi è delegato a gestire la collettività. Ma se la democrazia non è un diritto divino e non è in grado di garantire l&#8217;esistenza dello stato ,che  invece è sempre e comunque una necessità , probabilmente verrà semplicemente sostituita come metodo di gestione, anche contro il volere dei cittadini.<br />
Ora&#8230; da sempre  il cittadino comune è convinto che un paese è democratico quando il popolo può scegliere chi lo governa.ma la democrazia non è solo consenso popolare.<br />
Torniamo  allora allo Stato e alla sua natura di strumento per assicurare la convivenza&#8230;., come ogni strumento, anche lo Stato deve avere caratteristiche che lo rendano idoneo alla funzione per cui è progettato. Per esempio deve uniformarsi al fondamentale principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Il principio di uguaglianza esiste non solo perchè sancito dalla costituzione ma perché indispensabile alla  sopravvivenza stessa dello Stato. Se fosse legittimo impedire ai cittadini di avere convinzioni religiose  (o di non averne affatto) si finirebbe  per creare fazioni .alcune privilegiate rispetto ad altre. Così come per i principi  fondamentali  il diritto all’istruzione e alla salute e tutti gli altri principi sanciti dalla costituzione Se non fossero, questi principi, caratteristiche funzionali allo Stato-strumento,  lo stesso non potrebbe assicurare il  fine per cui esiste: la convivenza civile.</p>
<p>Possiamo concordare allora che la democrazia è, prima ancora che diritto ad eleggere i governanti, certezza che questi utilizzino lo strumento, che gli è stato affidato dal consenso popolare, in maniera corretta, nel rispetto del diritto. Lo Stato non  può tollerare violazioni al diritto , ed è irrilevante che vengano praticate  con il consenso della maggioranza  Nel nostro paese gran parte dei cittadini sembrano non accorgersi che i respingimenti in mare  minano le fondamenta stesse della democrazia,    che l’intolleranza nei confronti di omosessuali ,o  credenti in altre religioni , aprono la porta alla violenza; che teorizzare i limiti alla libertà di informazione è un mezzo per nascondere l’arbitrio e l’illegalità; che la delegittimazione della legge e della magistratura sono una strada sicura verso il sopruso e l’anarchia. Ma, che i cittadini se ne rendano conto o meno, alla fine la violazione  continua delle caratteristiche  dello Stato-strumento ne rende impossibile la gestione: lo Stato si rivela impotente a governare la convivenza. E quando succede    non è lo Stato a fallire, nella necessità di avere uno Stato , pur che sia, si ricorrerà ad un metodo di gestione  diverso. E io mi auguro proprio di non dover assistere a questa eventualità!</p>
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		<title>Le statistiche e la rabbia pilotata</title>
		<link>http://www.ilcittadinopartecipa.it/2009/10/19/le-statistiche-e-la-rabbia-pilotata/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattiva politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Le varie campagne pre e post elettorali contro i nuovi mostri gli immigrati, hanno legittimato un clima da  guerra fra poveri , distogliendo l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dalla delinquenza &#8220;nostrana&#8221; quella che distrugge il tessuto sociale, ma  che lo fa, , senza spargere sangue, usando armi , apparentemente , indolori.</p>
<p>L&#8217;altro ieri  il problema erano i meridionali , ieri gli albanesi, oggi i romeni e i nigeriani&#8230; e domani ?<br />
Pilotati e manovrati&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://thumb10.shutterstock.com.edgesuite.net/display_pic_with_logo/132838/132838,1199980084,1/stock-photo-a-lot-of-people-over-a-poor-boat-sailing-on-the-sea-towards-a-better-future-technique-oil-pastels-8413525.jpg" alt="" width="445" height="470" /></p>
<p>Le varie campagne pre e post elettorali contro i nuovi mostri gli immigrati, hanno legittimato un clima da  guerra fra poveri , distogliendo l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dalla delinquenza &#8220;nostrana&#8221; quella che distrugge il tessuto sociale, ma  che lo fa, , senza spargere sangue, usando armi , apparentemente , indolori.</p>
<p>L&#8217;altro ieri  il problema erano i meridionali , ieri gli albanesi, oggi i romeni e i nigeriani&#8230; e domani ?<br />
Pilotati e manovrati i cittadini riservano  rabbia  e frustrazioni  agli ultimi della terra. Ma come fanno a convincerci?</p>
<p>Ad ogni fatto di cronaca appaiono i numeri,  le statistiche in un&#8217;ammucchiata  di dati che lascia in bocca al cittadino un messaggio molto chiaro:  ben saldi in vetta alla hit parade dei delinquenti ci sono gli immigrati.. Grazie a una manipolazione giornalistica, e politica,  si confondono le stime con le rilevazioni , si costruiscono  opinioni soggettive    usando dati che sembrano reali ma solo ad una lettura superficiale. Analizziamo queste famose statistiche: Prendiamo una scuola elementare, dove ci sia   un maestro ogni 10 alunni.la&#8221;statistica&#8221;  ci dirà che il 90% degli italiani è disoccupato, non legge i giornali, non ha la licenza elementare e vive ancora in famiglia. Un bel quadretto di un popolo nullafacente, ignorante e mammone.  Ovviamente Il problema è che quel campione non è affatto rappresentativo del popolo italiano Lo stesso accade per quanto riguarda il gruppo dei criminali:  i giovanissimi in genere  non  delinquono  , ( grazie ad esempio al controllo parentale) , i vecchi  nemmeno,  (troppo saggi o stanchi), e quindi le stime del tasso di criminalità collocano i valori più alti nella fascia d&#8217;età che va dai 20 ai 45 anni. In questa fascia d&#8217;età gli immigrati sono sovrarappresentati rispetto agli italiani, la maggiore presenza di migranti nel gruppo dei criminali è dovuta sostanzialmente a ragioni demografiche  ( gli italiani  a un certo punto hanno smesso di fare figli), non certo  alla predisposizione genetica a delinquere da parte di certe popolazioni. Ignaro di tutto questo  il cittadino assorbe delle  istanatneee   distorte del rapporto tra criminalità e immigrazione , fidandosi dei numeri che gli vengono propinati.<br />
Un&#8217;altra forma di distorsione è quella politica. Le statistiche criminali come il numero dei denunciati, degli arrestati o dei fermati sono strettamente legate alle &#8220;politiche di polizia&#8221;: se l&#8217;attività delle polizie si concentra sugli immigrati sale il numero di immigrati denunciati e arrestati; se si concentra sui mafiosi aumenta il numero di mafiosi denunciati e arrestati e così via&#8230;<br />
Questi sistemi che mischiano statistiche e stime  creano una percezione sbagliata e  innescano una deriva razzista.<br />
Sarebbe interessante verificare cosa uscirebbe da una statistica  se i dati  in relazione ai crimini non fossero quelli della nazionalità ma quelli del reddito, della scolarizzazione e  della residenza.</p>
<p>Probabilmente scopriremmo che i poveri delinquono più dei ricchi, gli analfabeti delinquono più dei laureati e chi vive nelle periferie e nei quartieri ghetto delinque più di chi vive nei centri storici, INDIPENDENTEMENTE dalla nazionalità. Ma a quel punto il problema non sarebbe più  risolvibile con spot elettorali , e provvedimenti di facciata che puntano il dito contro i cattivi, ma sarebbe evidente la sua natura di problema politico, dove il dito va puntato contro i governanti incapaci di gestire il cambiamento sociale, e dove il conflitto non è tra italiani onesti e stranieri delinquenti, ma tra i vari furbetti del quartiere che si sono mangiati il paese  e chi è costretto a &#8220;sopravvivere&#8221;,</p>
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		<title>Acqua come bene comune</title>
		<link>http://www.ilcittadinopartecipa.it/2009/10/18/acqua-come-bene-comune/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariben</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattiva politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Da tre anni, il Paese è attraversato da decine di vertenze territoriali e di mobilitazioni per l’acqua bene comune e contro la sua privatizzazione.N nel marzo 2006 è nato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete di associazioni e comitati territoriali, che ha proposto una legge d’iniziativa popolare per la totale ripubblicizzazione dell’acqua, raccogliendo  oltre 400.000 firme di cittadini.Ad una fetta enorme dell’attuale popolazione mondiale, non è garantito&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.steo.it/photo/full/goccia_d_acqua_1_stefano_arcidiacono.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p>Da tre anni, il Paese è attraversato da decine di vertenze territoriali e di mobilitazioni per l’acqua bene comune e contro la sua privatizzazione.N nel marzo 2006 è nato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete di associazioni e comitati territoriali, che ha proposto una legge d’iniziativa popolare per la totale ripubblicizzazione dell’acqua, raccogliendo  oltre 400.000 firme di cittadini.Ad una fetta enorme dell’attuale popolazione mondiale, non è garantito neppure il diritto alla sopravvivenza.<br />
Non solo ; l&#8217; esaurimento della materie prime fossili costringerà ad un radicale cambiamento dell’intera produzione mondiale, che dovrà basarsi su altre materie prime, fra le quali l’acqua sarà sicuramente quella essenziale.<br />
Si prospettano già delle guerre che se in passato erano  per il petrolio,  saranno combattute in futuro per il possesso dell’acqua.<br />
La crisi finanziaria globale , i cambiamenti climatici ormai in corso, e la crisi alimentare mondiale faranno dell’acqua una risorsa  decisiva per l&#8217;umanità intera, e non è difficile intuire che l&#8217;obbiettivo politico nei prossimi anni dovrebbe puntare alla sua conservazione garantendo l&#8217;accesso universale alla stessa .<br />
Accade invece  proprio che i beni comuni, l&#8217;acqua in particolare siano diventati il nuovo business finanziario globale e locale.</p>
<p>Nasce così l&#8217;idea che l’acqua e il servizio idrico debbano essere considerati beni “a rilevanza economica” e gestiti attraverso SpA; ovvero enti, che anche quando sono a totale capitale pubblico, sono enti di diritto privato, il cui unico scopo è produrre dividendi per gli azionisti.</p>
<p>Anche in Trentino è stato avviato lo stesso processo attraverso diversi passaggi:<br />
Il primo dei quali ha visto la confluenza della SIT del Comune di Trento e dell’ASM del Comune di Rovereto, con la nascita nel 1998 della Holding Trentino Servizi SpA, che controllava il 75% del capitale sociale delle due aziende.<br />
Nel 2001 entra  anche ASM di Brescia, acquistando il 20% delle quote, mentre nel dicembre 2002, il processo di incorporazione e di fusione si completa con la costituzione di Trentino Servizi.<br />
Recente una nuova modifica societaria, attraverso la quale i CdA di Trentino Servizi SpA e di Dolomite Energia SpA hanno approvato il progetto di fusione, verso la nuova società che prenderà il nome di Dolomiti Energia SpA. Si tratta, , della creazione di una multiutility fra le prime dieci in Italia e un fatturato di 700 milioni di euro.<br />
Alla nuova società, il Comune di Trento parteciperà con 21,8%, il Comune di Rovereto con il 20,3%, Tecnofin il 16,6% e altri Comuni con il 2,9%. Fra i soci privati, Ft Energia deterrà il 13% e A2A (nata dalla fusione di Aem Milano con Asm Brescia) il 7,9%, Fondazione Cariplo il 5,9%, ISA con il 4,4%, più una serie di altri piccolissimi azionisti.<br />
Il Gruppo coprirà l’85% del mercato elettrico e oltre l’80% di quello del gas, mentre, per quanto riguarda l’acqua, gestirà l’acquedotto di 17 comuni, pari a 200.000 abitanti e 1216 km di rete idrica.</p>
<p>Nessun amministratore riconoscerà mai che  si tratta di privatizzazione dell&#8217;acqua adducendo l&#8217;argomento che la</p>
<p>maggioranza societaria in mano agli enti locali garantirà il necessario controllo pubblica. Diversamente l’apertura della gestione dell’acqua ai privati  (uno dei quali è il colosso A2A, collocato in Borsa) con la logica di mercato  le scelte  saranno determinate dagli  andamenti del titolo in Borsa  e dalla  necessità di produrre dividendi sempre più alti per mantenere la società competitiva sul mercato finanziario. Le conseguenze saranno inevitabili : l’aumento delle tariffe, la riduzione e la precarizzazione del lavoro, la riduzione degli investimenti e delle manutenzioni  e l’aumento dei consumi di acqua.</p>
<p>Del resto perché  puntare alla conservazione dell’acqua se è dal suo massimo consumo che si ricavano i profitti?</p>
<p>Verrebbero meno ovviamente le garanzie di un servizio pubblico ; Il controllo democratico e la territorialità .Essendo un servizio in mano a un SPA le decisioni vengono prese dal consiglio di Amministrazione, non certo dai consigli comunali, quindi niente controllo tramite la democrazia rappresentativa e assemblee elettive</p>
<p>Il contrario di “pubblico” è “segreto”, dunque riducendo il primo automaticamente si estende il secondo.  Sparisce  la territorialità , quanto potrà contare  l&#8217;irrisoria  partecipazione al capitale sociale dei piccoli comuni,(ma anche comuni più importanti come Trento e Rovereto )in un contesto che si misura sul mercato generale?, Nulla!,<br />
perché tutto verrà deciso in base alle strategie elaborate tra Milano e Brescia, all’interno di A2A</p>
<p>L’unico modo per garantire un accesso  equo e solidale alla risorsa acqua,  è la sua difesa come bene pubblico  la conservazione per le generazioni future, sottraendo questo bene prezioso alle logiche di mercato,creando un’azienda  a carattere consortile che, in quanto ente di diritto pubblico, ha come obiettivo non il profitto ma la garanzia di un diritto per tutti e la cura del bene primario e che, in qualità di consorzio, consente una gestione  ancorata al territorio di provenienza.e orientata alla conservazione della risorsa Permettendo una partecipazione diretta dei cittadini alle scelte fondamentali</p>
<p>Il 5 agosto 2008 il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112  e  recentemente ha aggiunto l&#8217; art 15 della D.L 135/9.</p>
<p>Scade il 26 novembre il tempo utile per la conversione in legge.</p>
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