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Class Action, strumento democratico ?

28 dicembre 2009 Mariben Nessun commento

Anno nuovo… vita nuova!

Dopo una serie di slittamenti e modifiche,  in gennaio dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, entrare in vigore la Class Action, una legge che misura la temperatura democratica di un  paese civile, in quanto mette dei limiti alla sperequazione fra  cittadini comuni e gruppi di potere, permette ai primi di unire le forze per far valere i propri diritti, troppo spesso negati e inascoltati.
Grazie al senatore Alberto Balboni (Pdl), e il suo emendamento, ci siamo visti togliere  la retroattività della Class Action (salvando i vari Cirio, Parmalat,Alitalia). evitando così fastidiosi ritorni di attenzione, giudiziaria ma anche mediatica, ad esempio sul ” salvataggio dell ‘Alitalia”. Ora la legge potrà essere applicata per gli Gli illeciti compiuti successivamente all’entrata in vigore della legge.
Consoleranno però le rassicurazioni di Balboni sul fatto che “Chiunque si senta leso nei propri diritti ha a sua disposizione, anche senza la Class Action, una serie di  azioni legali..” Rimane il mistero di una legge , a detta dell’onorevole, inutile:
Ma, grazie a Maroni, che minacciava azioni contro Alitalia, a Gasparri che furibondo  minacciava altrettanto contro la Regione Campania  colpevole dell’ Emergenza rifiuti e a Brunetta che alzava la voce contro la Cattiva burocrazia che si sta difendendo ( e ci è riuscita bene direi ), c’erano tutte le  premesse  per aspettarsi da questo governo delle misure draconiane sul versante della Class Action che avrebbero permesso, finalmente, di inchiodare l’inefficenza della pubblica amministrazione alle proprie responsabilità.
Ma chi, dal primo gennaio, vorrà promuovere una class action contro un’amministrazione inefficiente ( sono esplicitamente escluse le authority, il Parlamento e gli altri organi costituzionali, i tribunali e la Presidenza del consiglio con tutti i suoi ministeri senza portafoglio) dovrà mettere in conto che per prima cosa non potrà chiedere nessun risarcimento. Allora a che cosa serve? Semplice: a «ripristinare la corretta erogazione di un servizio pubblico”,   vedo già serpeggiare il terrore fra i ” fannulloni” !,  Ma non è finita, perchè il decreto prevede che lo stesso meccanismo si applichi pure alle azioni collettive intentate contro i «concessionari di servizi pubblici»: come le Ferrovie o la Rai.
Viste la premesse, e i contorcimenti giuridici a favore dei soliti noti, perchè non eliminarla del tutto la Class Action? Forse… i cittadini si sarebbero sentiti  meno presi in giro da questi personaggi, che riempiono i manifesti elettorali di promesse sulla difesa dei diritti dei cittadini e simili amenità!

acqua , diritto inalienabile

12 dicembre 2009 Mariben 2 commenti

La rivoluzione dell’acqua
Il teatro S. Marco è gremito, nemmeno gli organizzatori si aspettavano un affluenza del genere, anche se l’argomento, il tema, è scottante e mai come ora attuale, dopo l’approvazione della legge (art.15 del Dl 135) che dà il via alla privatizzazione dell’acqua .

L’occasione è la presentazione del libro “La rivoluzione dell’ acqua” ma i relatori Oscar Olivera, (Bolivia) Raquel Gutierrez (Messico), John Holloway (Irlanda) e il nostro conterraneo Padre Alex Zanotelli, introdotti da Francesca Caprini (Ass. Yaku ), entrano subito nel vivo del tema.

Testimonianze di lotta, confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua calamitano l’attenzione dei presenti. Si affronta il problema dell’acqua a 360°, non solo dal punto di vista delle ricadute economiche della legge approvata ponendo il voto di fiducia, che di fatto mette sul mercato un bene inalienabile ed essenziale per la vita. Nell’Aprile del 2000 nasce in Bolivia il primo conflitto in nome dell’Oro blu, dopo che un popolo viene ridotto alla sete in nome del profitto, a cui viene proibito persino di raccogliere l’acqua piovana o di abbeverare le bestie nei corsi d’acqua. Una multinazionale statunitense (Bechtel) ha privatizzato la rete idrica della città di Cochabamba. Il costo dell’acqua diventa insostenibile per una popolazione già povera ma la società civile si ribella e si organizza. Nasce un movimento che dopo mesi di lotta, anche cruenta, si riappropria dell’acqua. Ora in Bolivia a furor di popolo è stato inserito nella costituzione l”acqua come diritto inalienabile. Una lezione di democrazia e coesione che uno dei popoli più poveri al mondo ci dà e che schiaffeggia la nostra indolenza e passività. E noi?
Padre Alex è piuttosto chiaro e duro nel suo intervento, ci esorta ad organizzarci a resistere contro questa barbarie, a mettere in discussione le nostre certezze e sicurezze date da un’abbondanza che la natura ci ha riservato, ci fa riflettere sulla dimensione del rapporto fra la natura, i suoi beni e l’avidità dell’uomo, ma non solo, parla degli scenari che una guerra per l’oro blu scatenerà a livello mondiale, delle multinazionali a cui governi come il nostro stanno consegnando le chiavi della nostra stessa vita, di come siamo stati raggirati, indotti ad accettare l’inaccettabile. Fra i presenti il fermento cresce, gli interventi si susseguono: proteste, rimostranze, ma anche idee, iniziative, di cittadini comuni, rappresentanti di istituzioni e associazioni. Si propongono assemblee, manifestazioni, incontri per definire un fronte di lotta comune, ci si scambiano indirizzi, numeri di telefono. Ci si dà un appuntamento per il 22, in quel teatro, fuori, in piazza, non importa, quel che conta è la consapevolezza che ORA, adesso, bisogna muoversi, essere uniti, coesi contro l’assurdità, l’irragionevolezza di questa decisione calata dall’alto sulle nostre teste.

i rischi e i limiti della democrazia partecipativa

30 novembre 2009 Mariben 8 commenti

Da il quotidiano ” L’Adige”

30/11/2009 08:43
GINEVRA – Stop ai minareti in Svizzera. A sorpresa, smentendo i sondaggi della vigilia, gli elettori della Confederazione elvetica chiamati a decidere sul referendum che vieta di costruire nuovi minareti, hanno risposto sì con una chiarissima maggioranza (57,2%) al quesito. Promosso da esponenti della destra nazional-conservatrice per dire «no all’islamizzazione della Svizzera», il sì al bando non colpisce nè le moschee, nè i quattro minareti già esistenti, ma infligge un duro colpo all’immagine della Svizzera, terra di coabitazione pacifica tra culture, lingue e religioni diversi.Per il governo e la maggioranza dei partiti che avevano fatto campagna contro l’iniziativa si tratta di una cocente ed imbarazzante sconfitta, che rischia di oscurare l’immagine del Paese neutrale, soprattutto nei rapporti con il mondo musulmano. Anche la comunità musulmana – circa 400 mila persone – ha espresso delusione e amarezza per l’esito del referendum. Il sì all’iniziativa è stato infatti massiccio. Anche la comunità musulmana – circa 400 mila persone – ha espresso delusione e amarezza per l’esito del referendum. Il sì all’iniziativa è stato infatti massiccio. Solo quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l’iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove hanno ovunque vinto i sì all’iniziativa con percentuali significative come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% nell’Appenzel. L’esito del voto modifica la Costituzione svizzera, alla quale aggiunge un capoverso che recita: «L’edificazione di nuovi minareti è vietata». Una frase brevissima, ma il cui impatto appare ancora difficile da misurare. Gli stessi promotori dell’iniziativa sono rimasti sorpresi dal loro successo. A guidare la campagna anti-minareti sono stati in primo luogo numerosi esponenti del grande partito dell’Unione democratica di centro (Udc), che come nelle precedenti campagne contro l’immigrazione ha fatto leva sulla paura con cartelloni che prefiguravano un’invasione del Paese da minacciosi minareti e donne in burqa. «I minareti – avevano affermato durante l’accesa campagna – non hanno nulla a che vedere con la religione», ma sono un «simbolo di una rivendicazione del potere politico e sociale dell’Islam». A Berna, il governo ha dovuto ammettere la sconfitta e ha formalmente annunciato che in Svizzera sarà vietato costruire nuovi minareti. Non ci sarà però nessun effetto sui quattro minareti già esistenti e l’edificazione di moschee continua a essere possibile. I musulmani potranno continuare a osservare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità, ha rassicurato l’esecutivo. Anche alcuni dei difensori del no ai minareti hanno insistito su questo punto. «Il divieto dei minareti non cambierà niente per i musulmani che potranno continuare a praticare la loro religione, a pregare e a riunirsi. Si tratta di un messaggio, la società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell’Islam», ha detto il parlamentare svizzero Oskar Freysinger dell’Udc. Per il ministro della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, l’esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste. «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale (governo) lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste», ha affermato. Il ministro ha detto poi di temere un impatto negativo sull’export verso i Paesi islamici e sul turismo che attira molti visitatori dal mondo arabo, specie dal Golfo Persico. La delusione dei musulmani di Svizzera è immensa. Per Yussef Ibram, imam del centro culturale islamico di Ginevra è un «evento catastrofico. Avevamo fiducia nella lucidità del popolo svizzero, è una delusione enorme», ha aggiunto. Manifestazioni spontanee di alcune centinaia di persone si sono svolte a Berna e a Zurigo. A Berna giovani dimostranti hanno sfilato con candele e minareti in cartone e con un striscione che proclamava «Non è la mia Svizzera»

Categorie:democrazia diretta, quorum Tag:

volevamo braccia…. sono arrivati uomini.

25 novembre 2009 Mariben Nessun commento

Da quando , alla fine degli anni 70, l’Italia entra nel gruppo dei paesi industrializzati, il nostro paese comincia ad avvertire la presenza degli immigrati, ma il fenomeno è limitato e non dà luogo a reazioni particolari.La reazione politica si limita a delle sanatorie per sopperire alla mancanza di regole in merito. Solo più tardi ci si comincerà ad interrogare, a compiere le prime analisi culturali  , ma negando di fatto agli immigrati lo status di individuo e attore sociale.Verso la fine degli anni 90 l’immigrazione è al centro di preoccupazioni nuove, sopratutto politico/mediatiche, e cioè la relazione fra immigrazione e criminalità. Le paure degli italiani, condivise, ma meno diffuse negli altri paesi europei  per il futuro, per la precarizzazione del lavoro e per il sostanziale ridimensionamento dello stile di vita, trasformano profondamente la nostra società,  si prestano alla strumentalizzazione politica  della nuova destra che, soffiando sul fuoco dell’insofferenza verso gli stranieri e alimentando le paure, trasforma la questione migratoria nel problema ossessivo dei clandestini.
Il risultato di  queste operazioni politiche e mediatiche, tese a raccogliere consensi elettorali, è una  deriva xenofoba e autoritaria ormai tollerata e metabolizzata dalla società civile.
Gli stranieri sono additati come gli unici responsabili del disagio diffuso ed esclusi da relazioni sociali, da qualsiasi prospettiva di cittadinanza , ma ancor più grave , tenuti in una condizione di costante sospetto.

Diversamente dagli altri paesi europei, l’economia italiana ha una caratteristica particolare ; una percentuale rilevante del PIL è caraterizzata dall’economia sommersa costantemente bisognosa di forza lavoro mobile, sottopagata e che non avanzi rivendicazioni. In quest’ottica gli stranieri non sono in competizione con gli italiani , in quanto utilizzati nei settori “poveri” come l’edilizia e l’agricoltura stagionale.

Ecco che allora, in Italia si muove una massa di persone , prive di diritti ma nel contempo indispensabili. Nonostante la chiusura apparente, nonostante, proclami, sbarramenti, respingimenti e leggi razziali,  gli stranieri approdano costantemente in Italia, superando ostacoli di ogni tipo, affrontando viaggi rischiosi, con un alto tasso di mortalità, e costretti  ad accettare una posizione subordinata e marginale nella nostra società.

Mentre, da una parte, cresce  la xenofobia e l’ostilità dell’opinione pubblica nei confronti dei migranti, dall’altra, il loro numero cresce costantemente. Paradossalmente però la loro presenza ingombrante li rende «invisibili» alla società, il cui sguardo, distratto o distorto, si posa su di loro rifiutandosi di “vedere”

Processo breve o amnistia mascherata?

12 novembre 2009 Mariben 1 commento

Lo dicevo io!, la riforma della giustizia sta arrivando  puntuale come l’influenza, anzi, con l’influenza suina ,un’altra porcata insomma. Per carità, non che la riforma non sia necessaria, da decenni è annunciata ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, puntualmente dimenticata e trascurata, salvo qualche aggiustamento qua e là, ma sempre nella direzione sbagliata.
Siamo tutti d’accordo sull’urgenza di una riforma, ma deve essere complessa, e non può riguardare solo il ruolo, il lavoro, la produttività dei magistrati, ma anche gli strumenti a disposizione della macchina della giustizia.
Vorrei provare a mettere un pò d’ordine nel tam tam mediatico sulla riforma della giustizia che il governo ha tanta fretta di approvare.
Partiamo dal presupposto che i processi in Italia durano troppo , nulla da eccepire, ma il problema è che i mezzi che si propongono di usare allo scopo sono sbagliati.

Si parla di ridurre i tempi della prescrizione, (ipotesi per reati punibili con pena inferiore a 10 anni) ,la fantasia dei nostri legislatori non ha limiti e non si contano aggiustature ,limature , conferme e smentite, ma sia ben chiaro che significherebbe calare una mannaia su migliaia di processi in corso, grazie alle lungaggini burocratiche si darebbe modo alla difesa di tergiversare fino alla decorrenza dei termini. La norma prevede che si debba celebrare i processi di primo grado entro 3 anni, quelli d’ appello entro 2 e quelli di Cassazione entro 1. Attenzione però, i tempi medi in Italia si attestano attorno ai 7 e mezzo, non ci sono proprio le condizioni, non è sufficente imporre il “processo breve”, sarebbe come chiedere a un macchinista ferroviere di percorrere la tratta Roma – Milano in 5 ore … imponendogli di viaggiare con il carrello adibito alla mautenzione delle rotaie.
La sensazione è che si tratti dell ‘ennesima legge ad personam dal momento che rientrerebbero nella norma , per puro caso s’intende, i due processi a carico del Premier ( Mills e Mediaset ) , anche nell’ipotesi che la “prescrizione breve sia prevista solo per gli incensurati … eh già !!! prescritto= incensurato.
Si paventa pure di ripristinare l’imunità parlamentare;
Margherita Boniver (Pdl) ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale a riguardo ed afferma :
‘L’immunita’ che esiste in molti ordinamenti europei, nonche’ al Parlamento europeo – afferma – rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama, nell’ottobre del 1993, in clima di pesante intimidazione’. ( ricordate Tangentopoli ?)

Ci raccontano che godono di immunità i deputati in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c’è nulla del genere. In Germania l’immunità, anche se prevista, non viene mai esercitata. Idem in Spagna, dove non è mai stata negata l’autorizzazione a procedere e gli europarlamentari godono delle immunità previste nei rispettivi paesi di provenienza.

Altra grande menzogna  è che la Costituzione prevedeva l’immunità per sottrarre gli eletti allo strapotere della magistratura. Non dobbiamo dimenticare che si era appena usciti dal fascismo e che l’autorizzazione a procedere era prevista solo nei casi di chiara persecuzione politica, (fumus persecutorum). I Padri costituente si rivolterebbero nella tomba se potessero vedere l’abuso che si è fatto, e che si intende fare, di quello strumento per proteggere i parlamentari da processi per reati comuni e gravissimi, commessi al di fuori delle loro funzioni o addirittura prima di esserne investiti.

Siamo sinceri, una giustizia che funziona non sarebbe bene accolta dai nostri rappresentanti perché penalizzerebbe i loro affari. Una riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini, metterebbe a rischio il consenso di tutti i colletti bianchi che ci lucrano sopra. Quindi una vera riforma della giustizia, non ci sarà, e se mai ci sarà, è subordinata ad un ricambio totale e radicale della classe politica.

Commissione dei Dodici: Mario Malossini nominato presidente

9 novembre 2009 Mariben Nessun commento


Questo articolo (fonte l’Adigetto) è uno dei tanti che hanno riportato la notizia della nomina di Mario Malossini alla Presidenza della Commissione dei Dodici.

“Stamattina Mario Malossini è stato nominato presidente della Commissione paritetica dei Dodici che, come si sa, è l’organismo deputato a concordare con lo Stato le norme di attuazione delle Autonomie di Trento e di Bolzano. In altre parole, per modificare i rapporti fra lo Stato e le autonomie, ci sono due strade.

Una è quella della legge costituzionale, mediante la quale lo Stato può prendere qualsiasi decisione anche da solo e persino contro la volontà delle autonomie. Strada peraltro difficile da attuare, perché – come abbiamo visto – mettere mano alla costituzione con la doppia approvazione bicamerale e la maggioranza qualificata, pare quasi impossibile senza l’accordo di tutti.

L’altra è quella della Commissione dei Dodici, nella quale vi sono rappresentanti del governo e rappresentanti delle due autonomie in ugual numero. Ciò che la Commissione approva ha quindi, in sostanza, il valore di una norma costituzionale. La parità dei membri che la compongono non dà per scontato mai nessun risultato e, per tradizione, il presidente viene scelto dallo Stato”

L’articolo su “l’Adigetto”.

Come tanti cittadini comuni sono rimasta basita e disorientata dall’ennesima promozione dell’ennesimo personaggio politico, coinvolto in indagini e processi per reati riconducibili proprio alle sue funzioni e cariche istituzionali.
Mi è ritornata così in mente la famosa e discussa dichiarazione di Giuliano Ferrara durante un dibattito con Pier Camillo Davigo
“Nella politica italiana il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile; per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a far fronte, e dunque a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti”.

Ho cercato quindi di interpretare e analizzare, con i miei semplici mezzi, il modus operandi della nostra classe politica la quale sorprende e, sempre meno purtroppo, indigna l’opinione pubblica. Siamo realisti: davanti alla continuità storica della corruzione sistematica, una patologia del potere tutta italiana che perdura da più di un secolo, e che ha sempre goduto, in un modo o nell’altro dell’impunità, non si può nemmeno più parlare di questione morale. Ritengo, infatti, che sia riduttivo pensare la corruzione come una devianza del potere; in realtà, essa è una forma naturale di esercizio dello stesso, che gode dell’accettazione culturale della classe dirigente e della rassegnazione culturale delle altre classi.
La scala di valori varia notevolmente da una classe sociale all’altra come pure il senso del pudore e della vergogna, così accade che un codice comportamentale sia solo apparentemente o parzialmente  condiviso da tutti gli strati della società. Diversi invece sono i segnali di approvazione o disapprovazione sociale, e il risultato è che un comportamento ritenuto riprovevole all’interno di un certo livello può essere invece giudicato normale, se non lodevole, all’interno di un altro.

Così può accadere che un politico o un imprenditore, colpevoli di corruzione o  di reati finanziari, incontrino la solidarietà , la comprensione e gli attestati di stima assolutori da parte dei suoi simili e che un ladro particolarmente abile  goda, nel suo ambiente, della stessa stima di un  docente universitario. In altre parole quel che conta per il singolo non è il giudizio generale della società ma solo il giudizio della cerchia sociale di cui fa parte: solo su questo fonda la propria autostima e la propria reputazione sociale. Chi, come il comune onesto cittadino, pone al centro la questione morale pecca di grande ingenuità, usando il metro e i criteri di valutazione generali   dà per scontato che   alcuni valori siano intimamente condivisi da tutti gli strati sociali.
La sensazione però è che gli argini si siano rotti e che vi sia una progressiva accettazione culturale di comportamenti e devianze considerate, fino a pochi anni fa, inaccettabili. Lo stesso famigerato conflitto d’interessi  è stato metabolizzato dalla società civile, e chi occupa i gradini più alti ha ormai la forza sociale e politica per trasformare in normalità e legalità quel che era considerato senza alcun indugio illegale o immorale.

Giusta Giustizia?

2 novembre 2009 Mariben Nessun commento
giustizia

giustizia

Vista la mia passione per la giustizia e la legalità e tenuto conto della disinformazione che circonda questi argomenti, approfitto di questo spazio per tentare di approfondire e, magari, scambiare opinioni e considerazioni con altri avventori del blog.

Apparentemente l’argomento sembra non avere molta relazione con “il cittadino partecipa”,  ma non è esattamente così. Si tendono  a sottovalutare leggi, provvedimenti e considerazioni politiche su un tema, tutto sommato lontano dai problemi dei cittadini comuni. Io credo invece che, se trattato male, con superficialità o con negligenza dolosa da chi ci governa , tocchi profondamente la nostra vita, stravolga gli equilibri sociali e tenga a distanza di “sicurezza” i processi di democrazia partecipativa.
Volevo così iniziare un percorso,  provare ad affrontare l’argomento incominciando a ragionare sulla “giusta pena”.

La cronaca giudiziaria riporta spesso notizie sulla scarcerazione di un omicida dopo “soli” 20 anni, del terrorista che grazie alla buona condotta ottiene il permesso di uscire di giorno dal carcere, o della “lieve condanna di un autista che, ubriaco, ha investito e ucciso un pedone, e magari, poi, queste notizie le si  commenta al bar o in famiglia.

Se in più la notizia dà risalto all’indignazione dei parenti delle vittime, l’opinione pubbblica sodalizza con la parte lesa, quasi sempre le pene inflitte appaiono troppo lievi, e gli sconti di pena concessi da giudici irragionevoli.

I commenti sono unanimi nel affermare che certa gente dovrebbe rimanere in galera tutta la vita.

L’equivoco di fondo sta nel valutare la pena inflitta attraverso i sentimenti delle vittime, ma… attenzione a confondere la sanzione penale e la vendetta.
Naturalmente nessuna pena potrà sembrare sufficentemente “giusta” per il padre a cui hanno ucciso il figlio e se fosse lui a valutare che pena infliggere all’assassino, probabilmente, sarebbe condannato a morte.
Ma in uno stato di diritto questo modo di regolare le offese è improponibile per un motivo semplice:
perchè in contraddizione evidente con il principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.

Sarebbe un sistema che non tiene conto del pericolo di uno squilibrio in favore dei potenti, (la possibilità che hanno i deboli di vendicarsi sono, infatti, molto inferiori a quelle dei forti). Ecco perché è la Giustizia dello Stato a sanzionare  le offese che un cittadino reca ad un altro cittadino; e lo fa applicando la legge, che gli stessi cittadini (attraverso i legislatori che hanno eletto) hanno ritenuto ragionevoli,

Ed ecco perchè il controllo del cittadino sull’operato dei legislatori diviene indispensabile a garantire  la “giusta giustizia”

lo “stato” della democrazia

26 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

Stato , democrazia,  lo stato della democrazia……mi scuso per il giro di parole,  ma come in un gioco puerile, che tutti noi abbiamo fatto da bambini, una parola ripetuta all’infinito perde di significato ,e l’ ‘impressione che tanti cittadini hanno è, che in questo nostro povero bel paese ,democrazia e stato siano , appunto, parole vuote. abusate , svuotate del loro significato intrinseco.
Per come la vedo io “stato” equivale a ” necessità” una sorta di strumento naturale atto a conservare la specie, come il branco per i lupi o lo sciame per le api, l’uomo ha bisogno dello stato per garantirsi la collaborazione finalizzata alla sopravvivenza.
Ma se lo stato è una necessità  la democrazia è un sistema di gestione, forse nemmeno il migliore, ma quello che si presta meno di altri agli abusi di potere. il cui unico pregio sta tutto sommato nella possibilità dei cittadini di controllare chi è delegato a gestire la collettività. Ma se la democrazia non è un diritto divino e non è in grado di garantire l’esistenza dello stato ,che invece è sempre e comunque una necessità , probabilmente verrà semplicemente sostituita come metodo di gestione, anche contro il volere dei cittadini.
Ora… da sempre il cittadino comune è convinto che un paese è democratico quando il popolo può scegliere chi lo governa.ma la democrazia non è solo consenso popolare.
Torniamo allora allo Stato e alla sua natura di strumento per assicurare la convivenza…., come ogni strumento, anche lo Stato deve avere caratteristiche che lo rendano idoneo alla funzione per cui è progettato. Per esempio deve uniformarsi al fondamentale principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Il principio di uguaglianza esiste non solo perchè sancito dalla costituzione ma perché indispensabile alla sopravvivenza stessa dello Stato. Se fosse legittimo impedire ai cittadini di avere convinzioni religiose (o di non averne affatto) si finirebbe per creare fazioni .alcune privilegiate rispetto ad altre. Così come per i principi fondamentali il diritto all’istruzione e alla salute e tutti gli altri principi sanciti dalla costituzione Se non fossero, questi principi, caratteristiche funzionali allo Stato-strumento, lo stesso non potrebbe assicurare il fine per cui esiste: la convivenza civile.

Possiamo concordare allora che la democrazia è, prima ancora che diritto ad eleggere i governanti, certezza che questi utilizzino lo strumento, che gli è stato affidato dal consenso popolare, in maniera corretta, nel rispetto del diritto. Lo Stato non può tollerare violazioni al diritto , ed è irrilevante che vengano praticate con il consenso della maggioranza Nel nostro paese gran parte dei cittadini sembrano non accorgersi che i respingimenti in mare minano le fondamenta stesse della democrazia,  che l’intolleranza nei confronti di omosessuali ,o credenti in altre religioni , aprono la porta alla violenza; che teorizzare i limiti alla libertà di informazione è un mezzo per nascondere l’arbitrio e l’illegalità; che la delegittimazione della legge e della magistratura sono una strada sicura verso il sopruso e l’anarchia. Ma, che i cittadini se ne rendano conto o meno, alla fine la violazione continua delle caratteristiche dello Stato-strumento ne rende impossibile la gestione: lo Stato si rivela impotente a governare la convivenza. E quando succede non è lo Stato a fallire, nella necessità di avere uno Stato , pur che sia, si ricorrerà ad un metodo di gestione diverso. E io mi auguro proprio di non dover assistere a questa eventualità!

Le statistiche e la rabbia pilotata

19 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

Le varie campagne pre e post elettorali contro i nuovi mostri gli immigrati, hanno legittimato un clima da guerra fra poveri , distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica dalla delinquenza “nostrana” quella che distrugge il tessuto sociale, ma che lo fa, , senza spargere sangue, usando armi , apparentemente , indolori.

L’altro ieri il problema erano i meridionali , ieri gli albanesi, oggi i romeni e i nigeriani… e domani ?
Pilotati e manovrati i cittadini riservano rabbia e frustrazioni agli ultimi della terra. Ma come fanno a convincerci?

Ad ogni fatto di cronaca appaiono i numeri, le statistiche in un’ammucchiata di dati che lascia in bocca al cittadino un messaggio molto chiaro: ben saldi in vetta alla hit parade dei delinquenti ci sono gli immigrati.. Grazie a una manipolazione giornalistica, e politica, si confondono le stime con le rilevazioni , si costruiscono opinioni soggettive usando dati che sembrano reali ma solo ad una lettura superficiale. Analizziamo queste famose statistiche: Prendiamo una scuola elementare, dove ci sia un maestro ogni 10 alunni.la”statistica” ci dirà che il 90% degli italiani è disoccupato, non legge i giornali, non ha la licenza elementare e vive ancora in famiglia. Un bel quadretto di un popolo nullafacente, ignorante e mammone.  Ovviamente Il problema è che quel campione non è affatto rappresentativo del popolo italiano Lo stesso accade per quanto riguarda il gruppo dei criminali:  i giovanissimi in genere non delinquono , ( grazie ad esempio al controllo parentale) , i vecchi nemmeno,  (troppo saggi o stanchi), e quindi le stime del tasso di criminalità collocano i valori più alti nella fascia d’età che va dai 20 ai 45 anni. In questa fascia d’età gli immigrati sono sovrarappresentati rispetto agli italiani, la maggiore presenza di migranti nel gruppo dei criminali è dovuta sostanzialmente a ragioni demografiche ( gli italiani a un certo punto hanno smesso di fare figli), non certo  alla predisposizione genetica a delinquere da parte di certe popolazioni. Ignaro di tutto questo il cittadino assorbe delle istanatneee distorte del rapporto tra criminalità e immigrazione , fidandosi dei numeri che gli vengono propinati.
Un’altra forma di distorsione è quella politica. Le statistiche criminali come il numero dei denunciati, degli arrestati o dei fermati sono strettamente legate alle “politiche di polizia”: se l’attività delle polizie si concentra sugli immigrati sale il numero di immigrati denunciati e arrestati; se si concentra sui mafiosi aumenta il numero di mafiosi denunciati e arrestati e così via…
Questi sistemi che mischiano statistiche e stime creano una percezione sbagliata e innescano una deriva razzista.
Sarebbe interessante verificare cosa uscirebbe da una statistica se i dati  in relazione ai crimini non fossero quelli della nazionalità ma quelli del reddito, della scolarizzazione e della residenza.

Probabilmente scopriremmo che i poveri delinquono più dei ricchi, gli analfabeti delinquono più dei laureati e chi vive nelle periferie e nei quartieri ghetto delinque più di chi vive nei centri storici, INDIPENDENTEMENTE dalla nazionalità. Ma a quel punto il problema non sarebbe più risolvibile con spot elettorali , e provvedimenti di facciata che puntano il dito contro i cattivi, ma sarebbe evidente la sua natura di problema politico, dove il dito va puntato contro i governanti incapaci di gestire il cambiamento sociale, e dove il conflitto non è tra italiani onesti e stranieri delinquenti, ma tra i vari furbetti del quartiere che si sono mangiati il paese e chi è costretto a “sopravvivere”,

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Acqua come bene comune

18 ottobre 2009 Mariben 2 commenti

Da tre anni, il Paese è attraversato da decine di vertenze territoriali e di mobilitazioni per l’acqua bene comune e contro la sua privatizzazione.N nel marzo 2006 è nato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete di associazioni e comitati territoriali, che ha proposto una legge d’iniziativa popolare per la totale ripubblicizzazione dell’acqua, raccogliendo oltre 400.000 firme di cittadini.Ad una fetta enorme dell’attuale popolazione mondiale, non è garantito neppure il diritto alla sopravvivenza.
Non solo ; l’ esaurimento della materie prime fossili costringerà ad un radicale cambiamento dell’intera produzione mondiale, che dovrà basarsi su altre materie prime, fra le quali l’acqua sarà sicuramente quella essenziale.
Si prospettano già delle guerre che se in passato erano per il petrolio, saranno combattute in futuro per il possesso dell’acqua.
La crisi finanziaria globale , i cambiamenti climatici ormai in corso, e la crisi alimentare mondiale faranno dell’acqua una risorsa decisiva per l’umanità intera, e non è difficile intuire che l’obbiettivo politico nei prossimi anni dovrebbe puntare alla sua conservazione garantendo l’accesso universale alla stessa .
Accade invece proprio che i beni comuni, l’acqua in particolare siano diventati il nuovo business finanziario globale e locale.

Nasce così l’idea che l’acqua e il servizio idrico debbano essere considerati beni “a rilevanza economica” e gestiti attraverso SpA; ovvero enti, che anche quando sono a totale capitale pubblico, sono enti di diritto privato, il cui unico scopo è produrre dividendi per gli azionisti.

Anche in Trentino è stato avviato lo stesso processo attraverso diversi passaggi:
Il primo dei quali ha visto la confluenza della SIT del Comune di Trento e dell’ASM del Comune di Rovereto, con la nascita nel 1998 della Holding Trentino Servizi SpA, che controllava il 75% del capitale sociale delle due aziende.
Nel 2001 entra anche ASM di Brescia, acquistando il 20% delle quote, mentre nel dicembre 2002, il processo di incorporazione e di fusione si completa con la costituzione di Trentino Servizi.
Recente una nuova modifica societaria, attraverso la quale i CdA di Trentino Servizi SpA e di Dolomite Energia SpA hanno approvato il progetto di fusione, verso la nuova società che prenderà il nome di Dolomiti Energia SpA. Si tratta, , della creazione di una multiutility fra le prime dieci in Italia e un fatturato di 700 milioni di euro.
Alla nuova società, il Comune di Trento parteciperà con 21,8%, il Comune di Rovereto con il 20,3%, Tecnofin il 16,6% e altri Comuni con il 2,9%. Fra i soci privati, Ft Energia deterrà il 13% e A2A (nata dalla fusione di Aem Milano con Asm Brescia) il 7,9%, Fondazione Cariplo il 5,9%, ISA con il 4,4%, più una serie di altri piccolissimi azionisti.
Il Gruppo coprirà l’85% del mercato elettrico e oltre l’80% di quello del gas, mentre, per quanto riguarda l’acqua, gestirà l’acquedotto di 17 comuni, pari a 200.000 abitanti e 1216 km di rete idrica.

Nessun amministratore riconoscerà mai che si tratta di privatizzazione dell’acqua adducendo l’argomento che la

maggioranza societaria in mano agli enti locali garantirà il necessario controllo pubblica. Diversamente l’apertura della gestione dell’acqua ai privati (uno dei quali è il colosso A2A, collocato in Borsa) con la logica di mercato le scelte saranno determinate dagli andamenti del titolo in Borsa e dalla necessità di produrre dividendi sempre più alti per mantenere la società competitiva sul mercato finanziario. Le conseguenze saranno inevitabili : l’aumento delle tariffe, la riduzione e la precarizzazione del lavoro, la riduzione degli investimenti e delle manutenzioni e l’aumento dei consumi di acqua.

Del resto perché puntare alla conservazione dell’acqua se è dal suo massimo consumo che si ricavano i profitti?

Verrebbero meno ovviamente le garanzie di un servizio pubblico ; Il controllo democratico e la territorialità .Essendo un servizio in mano a un SPA le decisioni vengono prese dal consiglio di Amministrazione, non certo dai consigli comunali, quindi niente controllo tramite la democrazia rappresentativa e assemblee elettive

Il contrario di “pubblico” è “segreto”, dunque riducendo il primo automaticamente si estende il secondo.  Sparisce la territorialità , quanto potrà contare l’irrisoria partecipazione al capitale sociale dei piccoli comuni,(ma anche comuni più importanti come Trento e Rovereto )in un contesto che si misura sul mercato generale?, Nulla!,
perché tutto verrà deciso in base alle strategie elaborate tra Milano e Brescia, all’interno di A2A

L’unico modo per garantire un accesso equo e solidale alla risorsa acqua, è la sua difesa come bene pubblico la conservazione per le generazioni future, sottraendo questo bene prezioso alle logiche di mercato,creando un’azienda a carattere consortile che, in quanto ente di diritto pubblico, ha come obiettivo non il profitto ma la garanzia di un diritto per tutti e la cura del bene primario e che, in qualità di consorzio, consente una gestione ancorata al territorio di provenienza.e orientata alla conservazione della risorsa Permettendo una partecipazione diretta dei cittadini alle scelte fondamentali

Il 5 agosto 2008 il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112  e  recentemente ha aggiunto l’ art 15 della D.L 135/9.

Scade il 26 novembre il tempo utile per la conversione in legge.

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La vera emergenza del paese : la Riforma della Giustizia

12 ottobre 2009 Mariben 1 commento

Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.
Urge una riforma della Giustizia !
Il tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (dimissionario) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il sindaco è innocente e  il magistrato un persecutore.
Urge una riforma della Giustizia!

Il tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento di mafiosi. Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato.
Urge un riforma della Giustizia!

La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento; però ha escluso l’associazione a delinquere. Non erano dediti a tempo pieno al malaffare, solo salturiamente, quando capitava…..Sono stati perseguitati da una magistratura politicizzata

Urge una riforma della Giustizia . Subito !

Il  Il lodo Alfano  viene bocciato dalla consulta e la riforma della Giustizia diviene la nuova emergenza. Leggendo i giornali e guardare le televisioni sembra che i giudici non facciano altro che processare i politici. Purtroppo non è vero, sarebbe bello che il malaffare politico venisse scoperto, tutto , e punito severamente. Ma la realtà è che solo la punta dell’iceberg viene a galla. Per il resto del tempo, quasi tutto il tempo, i giudici si occupano di un altro tipo di delinquenti, quelli comuni, i ladri, i rapinatori, gli spacciatori di droga, gli assassini, gli stupratori .  Si occuperebbero anche di  evasori fiscali,  falsificatori di bilancio, bancarottieri; ma questi spesso appartengono all’altra categoria di delinquenti, quella dei politici, e allora la legge viene congegnata in modo che a questi processi non si arrivi. La posizione riguardo al garantismo dei nostri politici è a dir poco contradittoria. .Negli ultimi anni , parecchi appartenenti alla casta politica ( bipartisan) hanno , chiesto e ottenuto una serie di ” riforme” che come unico obbiettivo si proponevano di sfasciare le giustizia, rallentarla e complicare la procedura penale.
Gli stessi che poi urlano ” giustizialisti” e imprecano contro le ” manette facili” appena un loro membro,  finisce nelle maglie di qualche indagine,  invocano giustizia e galera facile, custodia cautelare per  tutti( tranne loro)
Ai tempi di Tangentopoli  la custodia cautelare era molto  più facile, e mano a mano ristretta dalla stessa classe politica che ,evidentemente ,aveva il terrore di sperimentarla in prima persona.
Il live motive è lo stesso,  si ritagliano buchi per permettere agli squali di scappare dalla rete e poi si grida allo scandalo se qualche sardina li segue.  La magistratura ,a volte , si vede costretta a fare dei contorsionismi giuridici per tenere in galera gente illegalmente, perchè l’opinione pubblica , incalzata dai vari “allarme sicurezza”chiede giustizia . I Pm divengono giustizialisti o i giudici buonisti  in base all’imputato.
Ora, per la nostra sicurezza ovviamente, ci hanno promesso separazione delle carriere . più potere alla difesa, e  un ulteriore accorciamento dei tempi di prescrizione.
Finalmente , grazie alle passate, ma sopratutto alla prossima Riforma , in Italia , con questo sistema giudiziario, in galera non ci andrà nemmeno chi si offre volontario.

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“Lodo Alfano”: la Corte Costituzionale dichiara illegittima la legge

7 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

La bocciatura del Lodo Alfano, da parte della Corte Costituzionale  ridà ossigeno all’aria stantìa che avvolge il nostro paese, ci fa ben sperare che la Costituzione sia ancora il faro al quale i cittadini onesti possono guardare con fiducia, e che si possa ancora correggere la rotta della deriva democratica a cui ci eravamo rassegnati.
Ora Berlusconi torna ad essere imputato nei due processi “Mills” e “diritti tv” dai quali si era sottratto grazie al Lodo.
So, sappiamo tutti, che la partita non è chiusa, ci aspetta un autunno caldo e la tanto paventata ” riforma della Giustizia” arriverà puntuale, con il primo freddo, come l’influenza stagionale, ma ora abbiamo qualche anticorpo in più.

.

4° Proposta (pari merito con la 3°) di S. Morandi

6 ottobre 2009 Mariben 1 commento

VALORIZZIAMO I TERRENI INCOLTI

A mio avviso, questa idea contiene in sé tre aspetti utili ad accrescere la qualità di vita del cittadino medio: Il primo aspetto concerne la possibilità di coltivare dei prodotti orticoli per il fabbisogno del proprio nucleo famigliare, determinando in prima persona l’origine biologica di questi generi e comportando un conseguente risparmio di denaro. Il secondo aspetto riguarda la possibilità di recuperare una dimensione più regolata dei momenti quotidiani, potendo svolgere un’attività di lavoro nei campi, infatti, gli effetti positivi si traducono in una riduzione del carico di stress nella vita personale e lavorativa (in prospettiva, anche per quel che riguarda la realtà delle grandi città industrializzate). Il terzo aspetto, infine, coinvolge la sfera apprenditiva poiché offre un mondo di conoscenze che appartengono alla nostra tradizione montana, ritenute ovvie dalle generazioni passate, ma che oggi si rivelano fin troppo sconosciute ai giovani.

Questa proposta, pertanto, prevede di chiedere l’uso da parte dei cittadini di parte dei terreni incolti di proprietà demaniale, da destinare alla coltivazione dei prodotti orticoli e frutticoli, nel rispetto delle norme previste per la coltura di prodotti biologici e vincolate al solo consumo personale o famigliare.

Il coordinamento per l’assegnazione dei lotti ritenuti idonei dalle amministrazioni di competenza, sarà gestito tramite assemblea popolare che potrà altresì provvedere all’approntamento delle strutture minime necessarie all’utilizzo delle terre come, ad esempio, un allacciamento idrico o un serbatoio di raccolta dell’acqua piovana, un capanno per le attrezzature, delimitazione per la parcellizzazione degli orti, etc.

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A MILANO alla presentazione del Movimento Nazionale a 5 stelle

5 ottobre 2009 Mariben 2 commenti

Domenica mattina parto con alcuni amici, alla volta di Milano; Teatro Smeraldo

.Ci muove la curiosità per la nascita di questo nuovo movimento,anche se, come sottolinealo stesso Grillo, non è che l’evoluzione di un movimento che da anni si muove in rete, attorno al suo Blog e sul territorio grazie ai Meetup sparsi in tutte le città italiane.

Mi hanno convinta due parole ” Primarie dei cittadini” mi appassiona, e non resisto a tutto quello che si propone come alternativa alla politica italiana stantìa e autoreferenziale.

All’arrivo troviamo una lunga fila di gente  che , pazientemente e ordinatamente,  attende di entrare.   L’organizzazione è impeccabile, e in un attimo siamo seduti in un  teatro che si può dire letteralmente gremito.

Grillo è in gran forma , appalusi e risate accompagnano questo insolito comizio /show Solo gli interventi di Don Farinelli , sacerdote genovese e di  Petra Reski autrice del libro inchiesta ” Santa Mafia”commoventi, e a tratti drammatici, interrompono il fiume di parole, battute esilaranti e invettive del Beppe nazionale.

“Non siamo un partito, né una associazione. Siamo un movimento che già c’è. Quello di oggi è il parto di una lunga gestazione iniziata nel gennaio del 2005″

“La nostra forza – è che non capiscono cosa facciamo, ma diamo fastidio a tutti. alla destra e alla sinistra”"Io ci ho messo la faccia e la mia vita ” e il blogger genovese incomincia a snocciolare i punti del programma. Si va dall’insegnamento della Costituzione con esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico, alla messa on linedelle proposte di legge tre mesi prima della discussione in Parlamento.  Per  poi passare alla realizzazione delle infrastrutture per disabili sul territorio,  l’incentivazione del telelavoro,  l’abolizione della legge Biagi,  la rappresentanza dei piccoli azionisti nei Cda,  l’obbligatorietà della discussione di proposte di legge di iniziativpopolare,  la copertura della banda larga sul territorio e la riforma del copyright.

Interessante la proposta di stoppare la cementificazione del territorio  con le concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili  o per cambi di destinazione d’uso di aree industriali dismesse. Acqua pubblica , favorire le produzioni locali.  e così avanti….

http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf

Ma…nonostante sia tutto ( o quasi ) assolutamente condivisibile, la sensazione e’che, ancora una volta ,

si sia di fronte a delle decisioni calate dall’alto , anche se la Carta di Firenze nasce dalle discussioni,dalle proposte dei frequentatori del Blog , manca in effetti, un vero progetto partecipativo.

Il movimento appena nato sarà dotato di anticorpi sufficenti ? , oppure c’è il rischio che diventi la “bella copia” dei partiti tradizionali?   Sarebbe un peccato !  questo nostro paese umiliato e martoriato avrebbe decisamente bisogno di etica, di aria fresca e  dell’entusiasmo che abbiamo respirato in quel teatro.

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A.A.A….. democrazia diretta cercasi

5 ottobre 2009 Mariben Nessun commento

Segnalo a  tutti un’interessante articolo di Luciano Fuschini

( Movimentozero)

La democrazia rappresentativa basata su elezioni tenute a scadenze periodiche e sulla competizione fra partiti mostra tutti i suoi limiti. L’esigenza di compiacere l’elettorato impedisce di adottare, o procrastina, misure necessarie ma impopolari. Gli elettori sono chiamati a scegliere candidati che non conoscono, nominati dai partiti e presentati nei vari collegi e circoscrizioni solo per i calcoli e le convenienze degli apparati, persone su cui i cittadini non avranno più alcun controllo una volta che siano state elette.
Il suffragio universale deprime la qualità del voto esaltando la quantità: il voto di una persona colta che segue le vicende politiche ed è ben informata sul funzionamento delle istituzioni vale esattamente quanto quello di un semianalfabeta ignorante di tutto ciò che non sia il suo interesse immediato: pura assurdità e somma ingiustizia.
Per queste e altre motivazioni il Manifesto di MZ avanza la richiesta di una democrazia diretta che sostituisca quella rappresentativa. Un Manifesto di princìpi generali però non è ancora un programma politico. Quando si esce dalla petizione di principio ci si scontra con le difficoltà di definire modalità e procedure di una democrazia diretta.
Parlando di democrazia diretta, viene spontaneo pensare a processi decisionali espressi dall’Assemblea dei cittadini. Chi ha abbastanza anni da ricordare l’assemblearismo sessantottino sa come funzionino in concreto le cose. L’Assemblea non fa altro che ratificare ciò che una minoranza ben organizzata aveva già deciso prima della sua convocazione. I capetti si alternano al microfono e vince il demagogo che spara gli slogan di più sicuro effetto. L’assemblearismo è una parodia della democrazia. Anche se l’Assemblea dei cittadini fosse la soluzione, ci si imbatterebbe nella difficoltà insormontabile di far funzionare i processi decisionali di tipo assembleare in realtà politiche ben più complesse di una comunità di paese o di villaggio. A questo proposito non è di aiuto rifarsi alle polis greche o ai Comuni medievali. In quelle realtà, comunque molto più ristrette delle nostre società, erano esclusi dal diritto di parola e di voto le donne, i servi e i salariati, cioè più dell’80% della popolazione. Quanto detto sopra sulle contraddizioni del suffragio universale infatti non può giustificare oggi l’esclusione aprioristica di gran parte della popolazione con una discriminazione classista o sessista.
Più pertinente appare il modello della Svizzera. In quella Repubblica l’istituto del referendum è largamente e sistematicamente praticato. Si può andare oltre quel modello, ipotizzando un sistema in cui il referendum, ben più incisivo di quello previsto dalla Costituzione italiana perché propositivo e non solo abrogativo, nonché senza lo sbarramento del quorum, sia la pratica normale con cui si prendono tutte le decisioni che interessano la comunità. Dovrebbe essere consuetudine e legge far decidere al popolo con consultazioni frequentissime. Sarebbe una pratica che implica costi e una macchina organizzativa complessa, ma diventando prassi della vita quotidiana sarebbe presto assimilabile nel costume della comunità.
Questa pratica renderebbe obsoleti i partiti intesi come organismi permanenti e strutturati. Ogni quesito referendario vedrebbe coagularsi interessi e orientamenti ideali, che si scioglierebbero immediatamente in un’occasione successiva, nella quale si configurerebbero altri schieramenti. Gli elettori sarebbero informati attraverso la rete elettronica, le emittenti radio-televisive, la stampa, i manifesti e i giornali murali. Le leggi e il costume, sempre decisivo e più importante dei regolamenti scritti, dovrebbero instillare nelle menti l’idea che il voto è un diritto ma non un dovere: chi non è interessato e si sa disinformato deve sentire come suo dovere civico di non votare. Il certificato elettorale non dovrebbe essere spedito in tutte le case ma dovrebbe essere ritirato negli appositi uffici dai cittadini interessati alla consultazione. Così si limiterebbe drasticamente il numero dei votanti solo zavorra, non per preclusioni imposte ma per autoriduzione: si potrebbe almeno in parte ovviare all’inconveniente gravissimo dell’uguale peso dato al voto consapevole e a quello dettato dall’ignoranza o dall’impulso momentaneo.
Come in tutte le cose umane, nemmeno un sistema come quello qui sommariamente abbozzato darebbe garanzie assolute. Resterebbero rischi di manipolazioni demagogiche e di degenerazione burocratica. Al vertice della piramide di questo Stato nuovo articolato sulle comunità locali e sulla democrazia diretta dovrebbe esserci pur sempre la figura del Garante del corretto funzionamento istituzionale: Presidente della Repubblica, Monarca, o Consiglio dei Custodi, secondo quanto decideranno le circostanze storiche e la volontà dei popoli.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=28102

http://www.ilribelle.com/

SCUDO FISCALE = ingiustizia sociale

3 ottobre 2009 Mariben 3 commenti

La camera ha approvato lo scudo fiscale che, come tutti sanno, prevede la possibilità di rimpatriare ( NB “possibilità”, a discrezione insomma!)  i capitali illecitamente esportati pagando un’aliquota del 5% dell’importo.

Quali sono gli effetti del rimpatrio dei capitali capitali permesso da queste legge?

Innanzitutto una delle norme inserite dice «il rimpatrio o la regolarizzazione…non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa, giudiziaria civile, amministrativa o tributaria”.

Questo significa che , nel caso in cui la Guardia di Finanza riceva informazioni. non può procedere in nessun modo,

non solo c’è anche il divieto , ( ecco il vero scudo!) degli intermediari ,banche e finanziarie,

contattate dagli evasori, di comunicare i nominativi all’ Agenzia delle Entrate.
Ma bisognava “sistemare” anche le eventuali azioni penali.

Nonostante non ci sia un generale divieto di procedere per la magistratura, è stata introdotta la “non punibilità” per una serie di reati tributari :
dichiarazione dei redditi, fatturazione di operazioni inesistenti e distruzione di documenti al fine di evadere le imposte), alcuni reato di falso nel codice penale e le false comunicazioni sociali ( cd falso in bilancio)

Ora ,dov’è la differenza fra l’indulto , l’amnistia e quest’ultima genialata?
Tutti provvedimenti che ,a parer mio, sono sempre sbagliati perchè creano una ingiustizia tra chi ha rispettato la legge e chi è “premiato” dopo aver fatto il furbo.

Essendo profondamento ingiusto sarebbe , a dir poco, opportuno che fosse stato approvato dai 2/3 del parlamento .
Visto che si crea un ingiustizia vi deve essere un ampio consenso parlamentare ,che secondo la logica della democrazia rappresentativa , presuppone sia anche sociale.

Questa legge è stata giustificata con la necessità di riportare liquidità nelle casse dello stato.
Occorrerebbe ricordare ai nostri smemorati e distratti “dipendenti” che è la terza in 8 anni ,e che rammentiamo bene quanto i risultati siano stati insoddisfacenti.
Se lo stato è disposto a chiudere la faccenda con un tasso ridicolo, ammette implicitamente che non riuscirebbe mai a trovare questi capitali, e  dunqueche interesse avranno i furbetti a a legalizzarli ?

Ora hanno avuto la conferma che non corrono nessun pericolo.
Ma la cigliegina sulla torta ce l’ha messa Berlusconi
annunciando solennemente…che quei soldi andranno alla scuola pubblica.

Non era più semplice, invece di garantire l’impunità agli evasori

tagliare i finanziamenti alla scuola privata e girarli a quella pubblica?    elementare !!!

E ora arriva il bello!
Dopo aver subito l’ennesima ingiustizia scopriamo pure che dopo il «rimpatrio»,

non c’è l’obbligo di tenere i capitali sul territorio.

Ovviamente! visto che non potrebbe esserci l’obbligo dal momento che in Europa c’è la libera circolazione dei capitali: ( in effetti per i capitali in stati UE non si prevede il rimpatrio ma la regolarizzazione)

si dice dove sono , e lì si lasciano

La prova di quanto questi capitali poco interessino, e che in realtà gli obiettvi erano e sono ben altri,

sta nel fatto che questa imposta può essere pagata sulle attività finanziarie e patrimoniali: praticamente su Tutto!

Cosa c’entra con la ricapitalizzazione delle aziende con il finanziamento della scuola …??

qualcuno ce lo dovrà spiegare prima o poi!

ETICA e PARTECIPAZIONE

28 settembre 2009 Mariben Nessun commento

Etica e partecipazione

La definizione di etica si può dire universale:
la distinzione tra il nobile e l’ignobile, il bene e il male, il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto
In compenso, la percezione della stessa varia a seconda delle epoche e delle società.
Nessuna cultura può fare a meno di distinguere il valore etico di atteggiamenti e comportamenti.
La morale è indispensabile e funzionale all’ uomo, è una conseguenza della sua libertà.
Esistono delle regole generali che costituiscono dapertutto la condizione per la sopravvivenza delle società:

la generosità contro l’avarizia, l’onore contro la vergogna, il coraggio contro la vigliaccheria, la giustizia contro l’iniquità, il disinteressamento contro l’ingordigia …..e così avanti.
Tutti gli uomini hanno dei diritti, ma non possono esserne titolari in quanto singoli:
il diritto presuppone un rapporto di equità sociale , nessun diritto è concepibile senza un contesto specifico e una società in grado di riconoscerlo e definirne i doveri, come contropartita .
Partecipazione ed etica; cioè fare ritorno a valori condivisi difesi da comunità consapevoli di se stesse.

“Libertà è partecipazione ” canta Gaber, ma la libertà di “partecipare” non si decreta, esige di essere conquistata e garantita.

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la prima pietra è stata posata

22 settembre 2009 Mariben 2 commenti

La prima pietra è stata posata, il primo di tanti passi verso un sogno che alcuni di noi coltivano
:una democrazia compiuta, che si autoailmenti e autocontrolli attraverso strumenti di partecipazione
come quello usato dal nostro gruppo organizzatore.
Alcuni lo hanno chiamato esperimento, io personalmente preferisco definirla un esperienza emozionante la prima, non certo l’ultima
Se i risultati concreti tarderanno ad arrivare , se le aspettative dei cittadini saranno disattese,
porteremo avanti comunque le proposte emerse , certi di avere, ora tanti amici in più. tanta gente consapevole
che insieme si può

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Bondi e la rinuncia

8 agosto 2009 Mariben Nessun commento
1000000

1000000

La notizia della rinuncia al vitalizio dell’ex consigliere Bondi è stata accolta con favore e ammirazione dai Trentini. Un gesto coraggioso e contro corrente in un mondo, quello politico, dove i privilegi sono considerati intoccabili, una sorta di diritto divino.
D’altro canto il cittadino comune è assuefatto, ha perso la capacità di indignarsi, e davanti a un modus operandi ,che viene accettato come inevitabile, l’opinione pubblica rimane afona .
Un silenzio assordante copre piccole e grandi ingiustizie e vessazioni a carico della popolazione, considerata solamente al momento del voto.
In un mondo, quello politico,dove vige la regola, la strategia dei “bisogni sospesi”, secondo la quale ,per mantenere e ingrossare il proprio serbatoio di voti, le promesse elettorali non devono essere mai mantenute fino in fondo, la coerenza
e l’onestà morale appaiono straordinaria amministrazione.
Con lo scadere dell’etica politica cresce l’indifferenza, la frustrazione e la rassegnazione dei cittadini. Ed ecco che a stupire non è l’immoralità, bensì l’esempio virtuoso.
Ma l’educazione della politica deve partire dal basso, dal riappropriarsi prima di tutto del diritto alla partecipazione, con gli strumenti che restituiscono dignità all’elettore. Strumenti, che pur essendo previsti ,come ad esempio il referendum o la legge di inziativa popolare, sono resi inefficaci e inoffensivi.o altri non previsti dal nostro ordinamento come la “Revoca”
che metterebbe in discussione arroganza e privilegi di una casta autoreferenziale.
Servono idee e proposte per riattivare la democrazia partecipativa e a questo scopo un gruppo di trentini sta organizzando un evento senza precedenti che si terrà a Rovereto il 20 settembre.
chiunque può iscriversi, gratuitamente sul blog
http://www.ilcittadinopartecipa.it/

Benedetti Marina

“GIANO BIFRONTE” avvisi di conclusioni indagini

7 luglio 2009 Mariben 2 commenti

Segnalo un ottimo articolo della ” nostra” Denise

pubblicato su ” L ‘ANTEFATTO”

L’inchiesta “Giano Bifronte”, che nel settembre 2008 ha interessato eponenti del mondo politico (di entrambi gli schieramenti come si evince dal titolo della stessa), economico e professionale trentino, fa un altro passo in avanti.

Ricordiamo che cinque persone, le stesse che furono sottoposte a misure cautelari il 16 settembre 2008, sono uscite dall’inchiesta patteggiando. Si tratta di Fabrizio Collini, imprenditore definito dai giornali “il re degli appalti”, amministratore e socio della ditta di costruzioni Collini spa, accusato di turbativa d’asta e reati sessuali, il quale risulta aver già versato 8 milioni di euro di risarcimento danni. Inoltre Marco Angelini, architetto della società Civil Engineering accusato di turbativa d’asta e corruzione. Con le medesime accuse: Giacomino Osella, presidente di una società di trasporti pubblici trentina, l’Air spa, Giuseppe Todesca, avvocato della stessa Società e Giuseppina Leonardi, geometra della Civil Engineering.

Nei giorni scorsi il pm Pasquale Profiti ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini, 4 coloro che hanno ricevuto il capo di imputazione e che dovranno quindi  preparasi alla difesa.

Per Silvano Grisenti, ex presidente dell’A22 spa, le pesanti imputazioni mosse dalla procura sono: tre ipotesi di corruzione, una di concussione e una di truffa. Grisenti, classe 1955, ha partecipato ai gruppi giovanili della Dc, nel 1990 è stato eletto nel Consiglio Comunale di Trento per il quale è stato poi assessore ai lavori pubblici, al patrimonio, al traffico e trasporti e alla protezione civile del Comune di Trento quando il Sindaco era Lorenzo Dellai. Nel 1999 diventa l’assessore provinciale più potente degli ultimi vent’anni, almeno quanto a deleghe: suoi i trasporti, gli enti locali, la protezione civile. Si guadagna l’appellativo di “Caterpillar” e dopo le elezioni del 2003 è nuovamente assessore, ma si dimette dalla carica nel 2007 quando viene nominato presidente della A22 spa (Autostrada del Brennero). Sarà costretto a dimettersi il 19 settembre 2008 successivamente agli scandali e alla pubblicazione di alcune delle intercettazioni che lo hanno visto protagonista in quest’inchiesta. L’1 dicembre 2008 è tornato a lavorare in Regione, con il nuovo incarico di “coordinatore dei progetti di solidarietà internazionale” dichiarando in un’intervista: “più che la politica mi manca il servizio alla comunità; il fatto di potermi interessare alla cosa pubblica. Dopo di che la politica non si fa solo nelle istituzioni”. Comunque, noi trentini, ci sentiremmo più tranquilli se lui fosse tenuto distante dalla cosa pubblica, almeno fino al termine dell’iter giudiziario.

Per corruzione è nei guai anche Stefano Oberosler, imprenditore dell’azienda di Costruzioni Oberosler cav. Pietro spa. Secondo la procura avrebbe versato al gruppo sportivo pallamano di Mezzocorona somme di denaro in cambio di favori e “aggiustamenti” da parte dell’ex presidente dell’A22 Grisenti.

Il dirigente provinciale Dino Leonesi, come presidente dell’Istituto Beato de Tschiderer, è nei guai per la realizzazione di un immobile dell’istituto. Secondo l’accusa, Leonesi avrebbe fornito all’imprenditore Collini la bozza riservata del progetto tecnico e avrebbe anche chiesto al costruttore di indicargli nominativi di commissari per la valutazione delle offerte di appalto.

Nell’avviso di conclusione delle indagini ritroviamo anche i nomi di quattro “persone giuridiche”, cioè società indagate che rischiano pesanti sanzioni e provvedimenti interdittivi: sono l’Autostrada del Brennero spa (che ha una duplice posizione: indagata per la spregiudicatezza del suo ex presidente ma anche potenziale danneggiata dallo stesso), la Oberosler spa; Civil Engineering e Soprint srl (società che facevano riferimento all’architetto Angelini).

L’ultimo avviso è per Mario Malossini, 62 anni. All’inizio della carriera è stato autista e segretario di Flaminio Piccoli, eletto per la prima volta nel 1978 consigliere provinciale, poi assessore. Dal 1989 al 1992 è stato presidente della giunta della Provincia autonoma di Trento. Nel 1992 ha dato le dimissioni insieme ai suoi assessori e nel 1993, nel periodo dell’inchiesta di Mani pulite è stato indagato dal tribunale di Rovereto e poi arrestato da quello di Trento. Condannato in via definitiva per ricettazione, nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti dell’Autobrennero. In passato, colleziona anche due prescrizioni: quella della villa di Torbole e quella degli alberghi Centrale e Portici di Riva del Garda, grazie alla derubricazione del reato di concussione in quello di corruzione. Molti trentini ricordano che, uscito semi-indenne dalle aule di Tribunale, avviò le procedure per riuscire ad avere dalla Provincia il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi, ottenendo nel giro di 15 giorni ben 436 milioni di lire.  E’ stato Presidente della Compagnia delle Opere trentina dal 2000 al 2003. Rientrato poi in politica nello stesso anno, candidandosi alle provinciali per Forza Italia, si è presentato alle elezioni politiche dell’anno scorso, risultando, nella circoscrizione Trentino Alto Adige, il primo dei non eletti alla Camera dei deputati per il Pdl. Secondo la Procura, sono da riferirsi proprio a tale campagna elettorale le donazioni fatte dall’amico e imprenditore Collini (15-18 mila euro, somme di provenienza illecita in quanto costituita da fondi neri della Collini spa e in particolare, dalla restituzione dell’imponibile di fatture per operazioni inesistenti).

Ma l’ex leader di Forza Italia nell’avviso di conclusione trova anche notizie “positive”: l’originaria ipotesi di corruzione è diventata una meno grave imputazione per ricettazione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Insomma il lupo sembra perdere il pelo ma non il vizio.

Naturalmente queste sono accuse che dovranno essere provate davanti al giudice. Il pm Pasquale Profiti ritiene di aver raccolto sufficienti fonti di prova per affrontare la fase del giudizio. Ora la parola passa proprio ai difensori che avranno venti giorni di tempo per presentare memorie e richiesta istruttoria. In ogni caso prima dell’eventuale udienza preliminare ci vorranno alcuni mesi.

Nell’avviso di conclusione delle indagini mancano molti nomi che finirono nell’inchiesta Giano Bifronte in fase di indagini preliminari. Cosa significa? È probabile che le loro posizioni siano state stralciate e siano dunque ancora pendenti. Evidentemente la procura ha ritenuto che a loro carico non siano emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa. Nei prossimi mesi, dopo un ulteriore approfondimento, per loro potrebbe essere avanzata richiesta di archiviazione.

Comunque vada a finire, grazie all’inchiesta Giano Bifronte, lo Stato ha già  incassato quasi 9 milioni di euro. Denaro che non sarebbe mai stato recuperato se all’epoca dei fatti fosse già stata in vigore la nuova legge che limita drasticamente le intercettazioni telefoniche e ambientali. La nuova norma avrebbe di fatto impedito le indagini e avrebbe messo il bavaglio ai giornalisti che ve l’hanno raccontata.

http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2289601.html

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RIFORMA della GIUSTIZIA….. quanto ne sappiamo?

17 giugno 2009 Mariben Nessun commento

Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.

IL tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le
dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per
il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il
sindaco è innocente, il PM (e il GIP) un persecutore.
Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.

IL tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento ai mafiosi
Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato ingiustamente perseguitato
Ci vuole un riforma della giustizia. Subito.
La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di
corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento; però ha
escluso l’associazione a Prosegui la lettura…

Consulenze ” Fantasma” i Trentini Assolti

5 giugno 2009 Mariben 2 commenti

La corte d’appello di Trento ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado nel procedimento sulle «consulenze fantasma» dell’ex Provveditorato alle opere pubbliche di Trento. Secondo l’accusa erano incarichi inutili, affidati ad ingegneri e avvocati, individuati in qualche caso nella ristretta cerchia di amici e parenti, con blitz fuori dall’orario di lavoro per falsificare i documenti. Prestazioni in realtà mai fornite, per le quali sarebbero stati sborsati dall’amministrazione migliaia di euro. Buone notizie per i due dipendenti dell’ufficio: Sergio Rizzi, 53 anni, di Vigolo Vattaro, e Valentina Cartiero, 52 anni, sono stati assolti dall’accusa di falso. Il loro difensore, l’avvocato Nicola Stolfi, è dunque riuscito a ribaltare l’esito del processo di primo grado che si era chiuso con una condanna a 9 mesi di reclusione. I giudici probabilmente hanno accolto le tesi della difesa secondo cui i dipendenti agirono su indicazioni del loro dirigente e dunque non ci sarebbe stata alcune volontà di falsificare documenti. Chi certo non gioisce per l’esito dell’appello è l’avvocato Jacopo Maria Ferri (figlio dell’ex ministro dei trasporti Enrico Ferri) che è stato condannato per tentato peculato ad un anno di reclusione dopo essere stato l’unico imputato assolto in primo grado. Stessa pena anche per l’avvocato Paolo Mazzoli (6 mesi in primo grado). L’imputato principale – Michele Pacciani, 47 anni, all’epoca responsabile dell’Ufficio tecnico della sede coordinata di Trento del Ministero delle infrastrutture – è stato condannato per tentato peculato ad 1 anno e 4 mesi (erano 2 anni e sei mesi in primo grado). Infine Gerardo Pelosi, 60 anni, avvocato di Roma, all’epoca provveditore delle opere pubbliche del Trentino Alto Adige e poi direttore generale del Ministero dei trasporti, è stato condannato ad un anno e 3 mesi (era 1 anno).

Fonte   L’Adige

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