La SVP contraria all’effettiva partecipazione politica dei cittadini

Ieri il direttivo della SVP, in vista del referendum provinciale del 25 ottobre, ha deciso di invitare gli elettori a votare con un NO su entrambe le proposte di legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta, ed ha suggerito che anche il non-voto sarebbe democraticamente legittimo. Con ciò la SVP nuovamente ha dimostrato che una partecipazione diretta dei cittadini alla politica secondo regole praticabili non abbia importanza. La SVP già nel 1997 ha indirettamente silurato a livello regionale la disciplina dei diritti referendari. Dopo il passaggio di questa competenza alla Provincia nel 2001, la maggioranza consiliare ha impiegato 4 anni per approvare una legge applicativa (L.P. n.11/2005). Pur accettando di istituire il diritto al referendum propositivo, come previsto dallo Statuto, la legge uscita dal Consiglio impone tutta una serie di restrizioni e presenta serie lacune rendendo difficile l’applicazione.
Inoltre questa legge non prevede la possibilità che i cittadini possano votare anche su delibere della Giunta provinciale di interesse provinciale, un diritto previsto dalla Costituzione (art. 123, 1° comma). Il quorum del 40%, voluto dalla SVP, invita a campagne di boicottaggio e porta allo sperpero di fondi pubblici, perché causa la frequente invalidità di votazioni referendarie. Benché la SVP con la L.P. n.11/2005 abbia apparentemente accettato la partecipazione, adesso non sostiene l’esercizio pratico di questo diritto da parte dei cittadini chiamando all’astensione, che essa definisce “democraticamente legittimo”. Perció nuovamente si conferma l’effetto pericoloso del quorum. In assenza di quorum decide chi partecipa, ed i cittadini si sentirebbero chiamati ad informarsi, a formarsi un’opinione ed a partecipare. Gli astenuti dal voto non verrebbero sommati ai NO e quindi non potrebbe ostacolare chi intende effettivamente partecipare. Giocando sul astensionismo, di nuovo la SVP cerca di far leva sulla passività di una parte dell’elettorato anziché stimolare la partecipazione attiva della popolazione come previsto dall’art. 118, 4° comma, Costituzione, e come inerente allo spirito della legge provinciale vigente.
La SVP, infine, diffonde informazioni palesemente false quando afferma che, in base all’istituendo “referendum confermativo” basterebbero già 20 cittadini per bloccare una delibera del Consiglio o della Giunta provinciale fino al momento dello svolgimento della votazione referendaria. Per cui una politica efficace e di rapido intervento uscirebbe completamente compromessa.” Secondo il testo della legge da noi proposta, invece, il comitato dei promotori ha a disposizione 7 giorni per porre un veto contro una delibera della Giunta o del Consiglio. Dopo di ché i cittadini hanno 45 giorni per raccogliere 7.500 firme. Se questa soglia non venisse raggiunta, il veto decaderebbe subito. Se la soglia fosse raggiunta, va indetto un referendum confermativo entro 4 mesi. Ciò significa che una delibera della Giunta provinciale ritenuta molto questionabile da un gran numero di persone, potrà essere differita al massimo di 6 mesi. Neanche parlare di un “blocco del lavoro governativo efficace” come afferma la SVP.
Anche in merito alla presunta violazione dello Statuto di autonomia il direttivo della SVP sta errando. Dal testo dell’art. 47, comma 2, non si può dedurre un’esclusione di questa materia dalle materie referendabili, bensí si determina una procedura speciale nel Consiglio provinciale per l’approvazione di leggi sulla forma di governo. La legge vigente sulla democrazia diretta non esclude questo oggetto dalle materie referendabili. Infine, due commissioni di giudici, indipendenti fra di loro hanno già dichiarato l’ammissibilità della nostra legge, giudicandoli compatibili con lo Statuto di Autonomia.
Otto von Aufschnaiter Dipl. Ing. FH
Presidente dell’Iniziativa
Stephan Lausch
Coordinatore dell’Iniziativa