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Regole di Democrazioa: il crocefisso e il principio di sussidiarietà

6 novembre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

crocefisso scuola

E’ avvilente la passerella di opinoni trasversalmente contrarie alla sentenza di Strasburgo, senza che qualcuno (nemmeno Travaglio) ne faccia una genuina questione di democrazia, applicando il principo di sussidiarietà, con cui tutti ci si riempie la bocca, ma all’atto pratico viene poi sempre ignorato. In un’aula scolastica, poichè è di questo che si parla nella sentenza – e non di piazze, luoghi di culto ecc, come molte teste d’uovo sostengono -, dovrebbero essere gli utenti i soli abilitati a decidere democraticamente l’esposizione di un simbolo sacro nel luogo dove vengono formati. La variegata schiera degli opinion-leaders italiani ignora questo semplice principio;e questo denota una grande immaturità del nostro paese verso i più elementari concetti della Democrazia.
Questa sentenza è destinata a essere la prima lezione sui princìpi democratici che che ci impartiscono gli altri europei. Permanendo in queste misere condizioni culturali dovremo aspettarci in futuro una pioggia di sentenze shockanti. Chissà se allora cominceremo ad aprire un po’ gli occhi e ad ammettere la nostra arretratezza culturale in fatto di principi di Democrazia.

Povera Patria. Guardate qui ‘Gnazio alla guerra, esempio di politico democratico. Un solo aggettivo: immondo. Speriamo che gli eletti non rispecchino la media dei cittadini, ma siano solo invenzioni dei ‘partiti’, altrimenti siamo perduti.

Bolzano: diabolico quorum, sfiorato ma non superato

26 ottobre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

mehrDemokratie

di Emilio Piccoli
I referendum della provincia di Bolzano ottengono l’eccezionale affluenza del 38% sfiorando il quorum del 40%, e quindi sono nulli. La volontà di cambiamento viene affossata da meno del 2% di cittadini che non sono andati a votare. Vince ancora una volta un “bel comportamento democratico”: il boicottaggio della SVP. Durnwalder e “gli interessi particolari” possono dormire sonni tranquilli, ma non troppo: la democrazia ha perso, ma il record di affluenza mostra che il cambiamento è vicino.
Risale al 1995 l’ultimo referendum che riuscì a superare il quorum, ma in quell’occasione c’era voluta tutta la potenza di fuoco del gruppo mediatico Fininvest per portare al voto il 58% degli elettori e superare il quorum del 50%, nel famoso referendum sulle TV.  Il dato di affluenza di questo referendum è comunque eccezionale, soprattutto se comparato con i referendum regionali fin’ora svolti in Italia: mai era stato superato il 30%.
L’esito di questo referendum è l’ennesima dimostrazione di come il quorum impedisca lo sviluppo della democrazia e incrementi il senso di frustrazione del cittadino attivo. Si potrebbe coniare lo slogan: “il quorum ammazza la democrazia”
Un giorno, nel lontano 1933, la democrazia rappresentativa consegnò la repubblica tedesca in mano ad un demiurgo, solo perché non aveva più idee di come uscire da una difficile situazione. Piuttosto che coinvolgere direttamente il popolo, gettò alle ortiche la democrazia. L’attuale frangente storico italiano mostra un’analogia impressionante con le vicende della repubblica di Weimar. La storia si ripeterà? Se i nostri eletti manterranno un minimo di sobrietà mentale dovrebbero ora volgere lo sguardo, non in alto in attesa di un Salvatore, ma verso la gente che sta mostrando la maturità e la consapevolezza di poter partecipare ad una democrazia che guarda avanti con fiducia e ottimismo. E soprattutto sa dove andare!

Una questione spinosa

quorum-parfume1089M

Proposta n.2 della giornata partecipativa di Rovereto:

Abolizione del quorum di partecipazione per tutte le consultazioni referendarie


In sintesi:

La proposta è volta a emendare la legge provinciale del 5 marzo 2003 n.4. Nello specifico si chiede che l’art.4 venga modificato come segue:

art.4

validità del referndum propositivo

La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti favorevoli validamente espressi[, a condizione che alla votazione abbia partecipato la maggioranza degli aventi diritto al voto]


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Rovereto chiama Democrazia: i partiti cominciano a rispondere

10 ottobre 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

pinguino balla

Oggi 11 ottobre, a Rovereto, è in atto il primo banco di prova in Trentino sui temi della democrazia diretta e partecipata. Vanno al voto quattro quesiti: di cui il primo su di un tema cruciale per la democrazia diretta (abolizione del quorum), il secondo e il terzo su temi di democrazia partecipata (PRG e progettazione area del centro partecipata). Il quarto quesito è uno specifico problema di inquinamento e salvaguardia dell’ambiente; un referendum normale, per così dire.

Qualunque sarà il risultato di questa consultazione popolare, un successo è già stato raggiunto: il dibattito sulla democrazia diretta e sulla partecipazione ‘reale’ ha fatto breccia in città; non è più un tabù. Convergono ora sul tema associazioni come le Acli, che hanno appoggiato concretamente la campagna; anche alcuni partiti politici hanno cominciato a prendere posizione: Verdi e IdV, hanno appoggiato concretamente e costantemente tutto il percorso dei comitati referendari e il consigliere di FI, Benoni, ha preso una posizione pubblica decisa, in totale appoggio e senza riserve sui temi referendari.

Questo il fronte della politica rappresentativa apertamente schierato a favore della democrazia diretta.

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Il trattato di Lisbona e la Democrazia

7 ottobre 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

tattato di lisbona_pogodba

Venerdì 2° ottobre. Gli irlandesi, bombardati da una propaganda a martello, questa volta hanno detto sì al trattato di Lisbona. L’ultimo ostacolo è stato superato, l’Europa costituzionale ora ha ottenuto l’unanimità degli Stati membri. Cosa cambierà per noi cittadini? Per esprimere un parere ci sono molti aspetti da valutare.

Cominciamo dalla democrazia.

Primo passo: la super-nazione Europa è di fatto dotata di una costituzione mai sottoposta con referendum confermativo all’approvazione dei cittadini di nessun Paese membro (Irlanda a parte). Non è un buon inizio! Per sapere in quale condizione di diritto, come cittadini, ora ci troviamo, anche se tardivamente, forse è arrivato il  momento di informarsi.

Come primo spunto informativo propongo un interessate articolo apparso recentemente in rete.

Leggete e rabbrividite!

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L’importante è partecipare …

4 ottobre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

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Lo stato dell’arte della democrazia partecipativa in Trentino

Un rapido sguardo agli statuti comunali dei maggiori comuni trentini consente alcuni commenti sulla propensione delle nostre municipalità a concedere ‘brandelli’ di democrazia partecipativa. Come noto, la legge nazionale del 1990 ha obbligato le amministrazioni locali a inserire nei rispettivi statuti varie misure a favore della partecipazione dei cittadini nell’amministrazione del bene pubblico.
Dopo quasi vent’anni dal varo della legge lo stato dell’arte, per lo meno per quanto riguarda gli strumenti di democrazia diretta, è davvero sconfortante.
Dal punto di vista qualitativo bisogna riconoscere che in Trentino, l’istituzione che si è dotata maggiormente di strumenti di democrazia diretta è proprio la Provincia.
Inltre, altro fatto positivo, per l’indizione di un referendum la Provincia impone una raccolta di firme pari al 2% dell’elettorato; è il livello svizzero. A livello comunale solo il capoluogo, Trento, è parimenti virtuoso (2%). Per i maggiori comuni trentini, per ordine di grandezza, i dati relativi alle firme sono questi: Rovereto e Pergine 5%, Arco 9%, Riva 8%, Mori 7%, Ala 3%, Lavis e Levico 10%. ‘Dulcis in fundo’, Cles 15%, il peggiore in assoluto, considerando anche il tempo di raccolta di soli 60 giorni (di norma ne sono previsti 90). Comunque, la palma del Comune più restrittivo, nel tempo concesso per la raccolta delle firme, è Lavis che obbliga a raccogliere 600-650 firme nel tempo record di 30 giorni.
In tema di quorum di partecipazione, invece, c’è unanimità a livello provinciale: tutti d’accordo sul 50%, Comuni e Provincia.
A livello nazionale, tuttavia, abbiamo anche qualche eccezione: come ben noto Ortisei è il primo Comune ad aver eliminato il quorum sulla consultazione referendaria, che per giunta è vincolante. W Ortisei!
A livello regionale invece la nebbia è ancora densa. Dobbiamo solo sperare nella vittoria del referendum altoatesino che abbasserebbe il quorum al 15%. Non è l’ideale, ma è molto buono lo stesso.
In conclusione dall’esame degli statuti dei maggiori Comuni trentini appare abbastanza chiaramente come la partecipazione sia declinata assai ‘all’acqua di rose’. Se da un lato sono stati istituiti apparati e procedure pertecipative obbligatorie, dall’altro, si è fatto poco o nulla perchè il cittadino, oltre ad esprimersi, possa anche incidere sulle decisioni finali. Ne è prova l’alta soglia di firme in quasi tutti i Comuni e l’impossibile quorum al 50%. Nella pratica poi si riscontra ritrosia e fastidio da parte degli amministratori verso i cittadini che si attivano con gli strumenti referendari.
L’esempio di Rovereto è emblematico: dall’annullamento pretestuoso della prima raccolta di firme, al mancato accorpamento con le elezioni europee, all’introduzione subitanea del voto ai sedicenni, alla riduzione dell’orario e delle sedi di votazione, tutto è funzionale ad una tattica ostruzionista per rendere, se possibile, ancor più difficile al cittadino far pesare la propria opinione sui problemi della città.
C’è bisogno di dare una scossa al sitema rappresentativo per spingerlo ad attuare una democrazia un po’ più evoluta.

Emilio P

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Anche in Trentino Mehr Demokratie?

27 settembre 2009 Emilio Piccoli 3 commenti

ilcittadinopartecipa

E’ trascorsa una settimana dalla posa della nostra prima pietra: l’assemblea cittadina di Rovereto. Ora ci aspetta il compito di dare seguito e consequenzialità alle proposte dei cittadini. La favola più bella sarebbe la immediata disponibilità delle Istituzioni a discutere su queste proposte, e dimostrare un’attenzione verso i cittadini attivi. Ma se non riscontreremo questa disponibilità – come temo – dovremo attrezzarci per far sentire la nostra voce e quindi cercare di allargare il consenso attorno alle nostre iniziative, ampliando anche una rete sociale con gruppi e associazioni che vogliono muoversi verso la partecipazione e la democrazia integrale.

Come base di riflessione per indirizzare il nostro futuro, oggi riporto dal sito di Mehr Demokratie di Bolzano la loro pagina “cosa vogliamo”. Forse ci possiamo rispecchiare in loro?

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Town meeting in Middleboro

17 settembre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

town-meeting-middleboro

dal blog unannoinamerica.blogspot.com una testimonianza diretta sui town meetengs nel New England (USA)

Cari amici, anche io, Cristiano, finalmente mi sono deciso di accettare l’invito di Marina a scrivere sul suo blog. E mi sono deciso di scrivervi circa una delle cose più interessanti che il New England, la regione degli Usa dove stiamo vivendo, possa offrire: i town meetings (incontri della città, assemblee cittadine). Facciamo un passo indietro, prima di partire per l’America mi ero incuriosito nel leggere qualcosa sulla rivoluzione americana e sull’intento degli americani di mettere insieme nella vita politica e civile il desiderio di un buon governo e il desiderio di essere liberi. Mi hanno consigliato di leggere un classico della storia degli Usa dal titolo La democrazia in America di Toqueville. Qui l’autore descrive come gli americani provarono a mettere insieme questi due desideri. Dico provarono, perché il libro fu scritto all’inizio del 1800 poco dopo la rivoluzione che li ha staccati dagli Inglesi.
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Categorie:democrazia Tag:

Lotte dei cittadini e democrazia diretta

16 settembre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

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Mi riallaccio alle iniziative referendarie lanciate da Rete Ambiente Veneto  e citate da Paolo M in un post di qualche giorno fa. Queste iniziative mettono in evidenza come siano importanti le armi di cui si dispone per condurre una battaglia vincente sui temi che stanno a cuore della gente. In questo caso l’Associazione veneta cerca alleati per supportare una serie di iniziative di democrazia diretta tra cui:
- un disegno di legge di iniziativa popolare sulla tutela dell’ambiente (vietato incenerire)
- un referendum consultivo regionale sul no al nucleare
- un referendum consultivo locale per opporsi all’incenerimento di rifiuti industriali a Treviso.
L’iniziativa è lodevole ma purtroppo è condotta su un terreno che lascia poche probabilità di raccogliere buoni frutti. Infatti la democrazia diretta in Veneto dispone di strumenti molto miseri e non lascia spazio alla sovranità popolare. L’iniziativa popolare, ad esempio, non è vincolante né per la sostanza né per i tempi (come lo è, del resto, anche a livello nazionale) e non sfocia in nessun caso in un referendum obbligatorio. Inoltre, non disponendo la regione Veneto di referendum propositivi, la gente deve ricorrere al referendum consultivo, che è una pura richiesta di parere popolare da parte dei rappresentanti politici, per nulla vincolante.
Auguri comunque agli amici veneti, anche se temiamo che la loro campagna sarà estremamente faticosa. Dunque anche in Veneto urge condurre una seria lotta per introdurre strumenti di democrazia diretta. La gente ha bisogno di condurre battaglie vere, con strumenti efficiaci, come quelli che si stanno tentando di introdurre in Alto Adige e a Rovereto in ambito comunale.
In definitiva, si può ben dire, che la battaglia per far avanzare la democrazia diretta negli statuti regionali  è la “madre di tutte le battaglie” in un sistema rappresentativo puro, perchè quanto è maggiore il tasso di democrazia diretta tanto è maggiore è il potere dei cittadini.  E’ una semplice regola di proporzionalità.

Emilio P.

Arrivare informati al 20 settembre (3)

16 settembre 2009 Emilio Piccoli Nessun commento

town-meeting-21-secolo

town meeting del XXI secolo

(segue: emendamenti alla legge provinciale n.11 del 2005 dell’Alto Adige al voto tramite referendum propositivo lanciato da Iniziative per più Democrazia di Bolzano)

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Arrivare informati al 20 settembre (2)

15 settembre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

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Sia la provincia di Bolzano(2005) che la provincia di Trento(2003) dispongono di una legge sulla democrazia diretta. Le leggi delle due province gemelle sono assai simili e in sostanza istituiscono i referendum propositivi, consultivi e abrogativi sulle leggi provinciali. Viene anche istituita la proposta di legge di iniziativa popolare, con l’obbligo dei consigli provinciali di trattarle entro un determinato tempo. Differenze: per i cittadini di Bolzano, se il testo nella sua interezza o nella sua sostanza non fosse recepito dal Consiglio, automaticamente in questa provincia si passerebbe alla votazione popolare. Mentre nel Trentino succede solo se li consiglio provinciali sfora i tempi massimi previsti. Inoltre Trento ha fissato un quorum di partecipazione al 50%, mentre Bolzano è al 40% (che è comunque sempre troppo elevato).

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Arrivare informati al 20 settembre

9 settembre 2009 Emilio Piccoli 4 commenti

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In vista della giornata del 20 settembre mi sono proposto di fare alcune considerazioni a voce alta sul titolo della giornata: idee per riattivare la democrazia in Trentino. “Riattivare”, appunto. E’ un termine eccessivo forse? oppure è sottomisura?  Forse, in passato, le istituzioni democratiche statutarie della nostra provincia autonoma potevano risultare soddisfacenti per il cittadino.Tuttavia, la sensazione diffusa è che ora non lo siano più, benchè nel 2003 siano stati istituiti parecchi strumenti di democrazia diretta.
Si rafforza sempre più forte la convinzione che i rappresentanti dei cittadini siano sempre più slegati dai problemi della gente. Anzi, molti pensano che l’obiettivo primario dei politici sia quello di perseguire il loro personale interesse attraverso la loro propria carriera “politica”, assicurandosi privilegi personali ‘a vita’ non indifferenti. Ad aggravare la situazione sono intervenute nell’ultimo decennio legislazioni che hanno via via inibito ai cittadini la possibiltà di scegliere liberamente i loro rappresentanti. Il discorso politico si è racchiuso, in ultima analisi, nel cortile della politica dei partiti, dove non si dibatte più di valori e di diritti dei cittadini, ma si operano pure e semplici spartizioni di posti, appalti e di potere (per lo meno quello che è rimasto a disposizione). Si sono diffusi così, a ragione, il concetto di “cittadino suddito”, per via della progressiva perdita delle sovranità popolari,  e il concetto di “casta” del sistema partitico, per via dell’inarrestabile accumulazione di privilegi della classe politica. Tutto ciò conduce al sospetto che la democrazia, così spogliata, sia ormai solo il simulacro di sè stessa. La nostra cultura si riferisce alla democrazia come “quella pratica” che parte da Atene e passa per Montesquieu, il suffragio universale, i referendum e la partecipazione. La realtà che oggi invece viviamo è quella molto amara di un inesorabile riflusso, dove ormai tutto è messo in discussione da una strana corrente di ‘bonapartismo’.

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Riusciranno i nostri eroi?

7 settembre 2009 Emilio Piccoli Nessun commento

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Riusciranno i nostri eroi a varare un taglio minimale dei costi della politica? Stanno studiando la possibilità di tagliare 9 milioni a legislatura (sarebbe in totale 1,8 milioni l’anno!! cioè una frazione minimale dei costi complessivi).  O c’è invece  il rischio reale che arrivino a questa riduzione di costi previo aumento preventivo delle loro indennità? Io penso che finirà in questo modo.
Poveretti, ce la stanno mettendo tutta. Ma più di così non gli riesce di fare!
Per ricondurli alla ragione c’è una sola via: una legge di iniziativa popolare.

Qui di seguito la notizia di oggi:

In stallo la legge sui tagli ai costi della politica
07/09/2009 14:41
TRENTO – Alla ripresa dei lavori del consiglio regionale si affacciano già i primi ostacoli al programma che il presidente Marco Depaoli (Upt) aveva annunciato prima della pausa estiva. In particolare, il disegno di legge sul taglio dei costi della politica, elaborato dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale e presentato all’inizio di giugno, rischia di rimanere bloccato a oltranza in commissione e non riuscire ad approdare neppure in consiglio regionale, o almeno non certo entro settembre come aveva prospettato il presidente Depaoli. Gli ostacoli principali alla riforma, che porterebbe a una riduzione di costi di 9 milioni di euro, rispetto alla scorsa legislatura, vengono dai consiglieri di opposizione dell’Alto Adige, in particolare quelli dei gruppi più piccoli, con Donato Seppi (Unitalia) in testa a guidare la resistenza. Il problema sollevato dalle minoranze altoatesine sta nel fatto che a livello di consiglio provinciale i gruppi hanno molte meno risorse a disposizione – circa la metà – rispetto ai colleghi trentini che godono anche di una dotazione di personale pagata dal consiglio provinciale, cosa che a Bolzano non avviene e i consiglieri devono pagarsi gli assistenti con le loro indennità. Vista questa disparità di trattamento, Seppi & C. non intendono fare procedere la riforma regionale che va a incidere, tra l’altro, sulle indennità (viene congelato l’aumento mensile lordo di 300 euro per il biennio 2009-2010) se prima a livello provinciale non si arriverà a una parità di trattamento fra Trento e Bolzano. Già a giugno i consiglieri altoatesini avevano espresso queste posizioni in commissione regionale, dove si era cominciato a esaminare il disegno di legge, arrivando a una situazione di stallo. Per questo, le forze di maggioranza trentine avevano affidato l’incarico al principale partner sudtirolese, la Svp, di sbrogliare la matassa in quel di Bolzano visto che i problemi principali vengono da lì e di arrivare a settembre con un quadro più sereno nel quale riprendere la discussione a livello regionale. Invece, la settimana scorsa, Seppl Lamprecht (Svp), vicepresidente del consiglio provinciale, nella prima riunione dell’ufficio di presidenza dopo la pausa estiva, ha comunicato al presidente Depaoli e agli altri colleghi che purtroppo a livello altoatesino non si sono ancora fatti passi avanti nel confronto tra maggioranza e opposizione sui costi della politica a livello di consiglio provinciale e dunque non c’è nulla di nuovo rispetto a luglio

Luisa Maria Patruno
fonte: http://www.ladige.it/news

Emilio Piccoli

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I prodotti della nostra terra

22 luglio 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

cavoli_gresta

La vera democrazia affonda le sue radici nel concetto e nella messa in pratica della sovranità popolare. La sovranità alimentare di un popolo lo rende meno ricattabile e più sicuro. L’esistenza di un settore agroalimentare florido e in espansione è garanzia di benessere, sicurezza e valorizzazione del territorio. I mercati globali, senza frontiere, mettono in seria difficoltà ogni economia locale, in primo luogo il settore agroalimentare. Il criterio che regola i mercati è dato principalmente dal prezzo; tutti gli altri elementi passano in second’ordine. La salubrità degli alimenti (biologico), la salvaguardia dell’ambiente (imballi, trasporti) sono ancora un lusso per il mercato di massa! Eppure, conti alla mano, risulta possibile un agroalimentare virtuoso, con alimenti sani, senza confezioni inquinanti, a km.zero e a prezzi più che concorrenziali. Come mai a noi cittadini viene propinato sempre, e ormai solo, il modello superstore?
C’è soltanto una risposta: la nostra democrazia non vuol darsi le regole perchè venga sviluppato un modello economico virtuoso. Bene  fanno gli agricoltori di Coldiretti a mobilitarsi per chiedere una maggior attenzione per i prodotti della nostra terra.
Giuste regole devono indurre a premiare attività virtuose e punire quelle dannose per la collettività e il suo ambiente. Un esempio su tutti: bere la nostra ottima acqua di rubinetto è molto virtuoso, acquistare acqua minerale di dubbia qualità in bottiglia di plastica proveniente da fonti lontanissime da casa nostra è un comportamento dannoso. Le regole non devono ignorare tutto ciò. La politica del lassez-faire, tanto di moda con l’avvento della globalizzazione, porta alla vittoria del “peggio del peggio“, perchè tutto è basato alla fine su di un criterio unico di egoismo e avidità umana misurati da un denaro cattivo perché oligarchico.
Possiamo noi, in Trentino, darci da soli giuste regole per poter vedere usualmente sulla nostra tavola i prodotti dei nostri contadini?

Nei negozi pomodori
olandesi «made in Italy»

22/07/2009 09:24 (l’Adige on line)
BRENNERO – Da ieri mattina, e fino a domani, migliaia di allevatori presidiano il valico del Brennero nella manifestazione promossa da Coldiretti per chiedere l’etichettatura obbligatoria di formaggi e mozzarelle che indichi la provenienza del latte italiano. Ma gli allevatori fanno di più: controllano, con la collaborazione delle forze dell’ordine, la provenienza e la destinazione dei camion in entrata in Italia. E hanno trovato, tra l’altro, due cisterne di latte provenienti dalla Germania e dirette in Trentino per la lavorazione. Nulla di illegittimo, se non fosse che «non risultano prodotti trentini con scritto sulla confezione che la materia prima viene dalla Germania». E poi pomodori dall’Olanda già marcati come «made in Italy» e destinati alla cooperazione di consumo di Trento e di Verona. In pratica, ai supermercati Sait. Le importazioni «sospette». Cagliate della Germania dirette a Ravenna, pomodori e peperoni olandesi destinati al Triveneto, concentrato di succo d’arancia per Messina. E poi cisterne e cisterne di latte. Questa la mappa sommaria delle verifiche svolte ieri al Brennero dalla Guardia di finanza insieme a Coldiretti. In un caso, carni dalla Germania per la Campania, sono stati i Nas dei carabinieri di Trento a verbalizzare la violazione di norme igienico-sanitarie. In Trentino sono stati importati prodotti lattiero-caseari per oltre 22 milioni di euro nel 2008 e per 5,3 milioni nel primo trimestre 2009. (Articolo completo sull’Adige cartaceo)
Francesco Terreri

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Quanto ci costa

mastella51

L’immagine dello spreco in una democrazia rappresentativa è la faccia del cattivo politico che, insaziabile, non smette di succhiare risorse alla collettività.

E’  facile adottare Mastella quale testimonial del parassitismo della politica. Eccolo al Parlamento Europeo. Già c’è il detto: in Europa la paura fa 590.

Di seguito riportiamo l’articolo su Repubblica riguardante ancora il parassitismo dell’èlite politica.

Palazzo Madama cancella i viaggi gratis. Lettera degli ex senatori a Schifani
“Un atto offensivo”. Una delegazione a Palazzo Chigi: “Pronti a collaborare”

Il contropiede di 307 ex parlamentari
“Stop a tagli benefit, faremo i consulenti”

di CARMELO LOPAPA

Il contropiede di 307 ex parlamentari “Stop a tagli benefit, faremo i consulenti”

L’Aula del Senato
ROMA – La carica dei 307 “ex” punta dritto su Palazzo Chigi. Arzilli parlamentari di un tempo, capelli bianchi, ma nessuna voglia di farsi da parte, si preparano a difendere con le unghie i benefit di cui hanno goduto per una vita (viaggi gratis, essenzialmente) e che ora Camera e Senato si accingono a falcidiare. E per dimostrare di essere ancora “una risorsa della Repubblica” scrivono al governo Berlusconi, si mettono a disposizione e ottengono dal sottosegretario Gianni Letta il via libera al “reclutamento”. Molti diventeranno consulenti. A titolo gratuito, si precisa, salvo eventuali rimborsi, ovvio.

Nella squadra c’è di tutto. Ex comunisti e forzisti della prima ora, giuristi illustri, socialisti irriducibili e una schiera di democristiani. Tra i tanti curricula con annessa “competenza per materia” che planano sulla Presidenza del Consiglio quello dell’ex pm Tiziana Parenti (giustizia) e del sindacalista Giorgio Benvenuto (sociale), dell’uomo-pesce Enzo Maiorca (ambiente) e dell’ex vice presidente del Csm Giovanni Galloni (politiche istituzionali), passando per il dc Mario D’Aquisto e “il ministro degli esteri del Pci” Antonio Rubbi.

L’operazione è condotta da quella sorta di sindacato che è l’Associazione degli ex parlamentari, presieduta da Franco Coccia, Pci alla Camera dalla quarta alla settima legislatura (oggi siamo alla sedicesima). Rappresenta tutti i 1.550 che sono passati anche solo per pochi anni dal Parlamento e che percepiscono il vitalizio. La lettera al premier Berlusconi è datata marzo 2009, quando è iniziata a circolare soprattutto al Senato l’ipotesi dei tagli poi varati effettivamente da Palazzo Madama a partire dal gennaio 2010 sul milione 726 mila euro speso ogni anno per telepass, biglietti ferroviari e voli gratuiti degli ex.

Loro non si perdono d’animo e scrivono a Palazzo Chigi: “Mettiamo a disposizione della Presidenza colleghe e colleghi che hanno maturato nelle vesti di parlamentari, ministri e sottosegretari esperienze e conoscenze. Un’offerta a costo zero – continua la lettera del presidente Coccia – avanzata anche per mettere in luce come il ruolo dell’ex parlamentare deve essere una risorsa per le istituzioni”. Il 27 aprile e poi ancora il 18 maggio, il sottosegretario Gianni Letta risponde e accoglie a braccia aperte. Ringrazia per l’offerta di “consulenza gratuita” e chiede che vengano “indicate le singole professionalità ed esperienze maturate per indirizzarle nei settori di specifica competenza”. E così, l’Associazione si mette in moto, avverte tutti i suoi iscritti, sollecita curricula e alla sede di Piazza di Campo Marzio a Roma ne arrivano 307. Adesso, racconta Coccia, saranno spediti al governo i nominativi con le relative “competenze”: “Sarà il Dottor Letta a scegliere quanti e quali nomi, con piena discrezionalità”.

Ma gli ex non si sono fermati lì e sono passati al contrattacco. Hanno fatto leva sul disco verde incassato per inviare una lettera di fuoco alla presidenza del Senato, “rea” di aver infierito coi tagli che anche la Camera potrebbe far propri. Titolo: “Solidarietà, non discriminazione”. Nella nuova missiva di poche settimane fa, esprimono “viva amarezza e delusione” per la scure che garantirebbe una “irrisoria economia” (1,7 milioni). Lamentano di non essere stati consultati e soprattutto l’”iniqua e punitiva discriminazione” subita: “La totale soppressione (dei viaggi gratuiti, ndr) ad eccezione dei senatori dell’ultima e penultima legislatura, è del tutto inaccettabile”. Tanto più – è la stoccata finale – che “ha trovato accoglimento da parte del sottosegretario Letta la nostra disponibilità: siamo pronti a fare altrettanto con le presidenze delle Camere”. E poi, concludono gli “ex”, “ci rivolgiamo a voi senatori affinché sia mantenuto quel vincolo di solidarietà che ha sempre legato i colleghi di ieri e oggi”. Chiaro il monito: ricordatevi, un giorno sarete quello che noi siamo.

(17 luglio 2009 – la Repubblica)

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Riecco Mastella!!

Ieri è risorto Mastella sulla stampa: ne sentivamo la mancanza. Cogliamo l’occasione per annunciare che Ermanno Monari Segretario della UIL trentina sarà nel gruppo dei relatori del 20 settembre. Ci aspettiamo da lui un’arringa contro i costi e l’inefficienza della democrazia rappresentativa.

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Una miseria questi 290 euro Mastella protesta per la diaria

Repubblica — 15 luglio 2009 pagina 13 sezione: POLITICA ESTERA
DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO – «Una diaria di 290 euro! ‘ Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano». Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove “durezze” a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati. «Si prende meno che in Italia». Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all’ ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati. Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Più una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro). Fino a questa legislatura gli euro erano 250: l’ aumento è legato alla nuova normativa scattata all’ Europarlamento. Da quest’ anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull’ inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparatia quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno; ma per lituani, bulgari, e molti altri è una pacchia. Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all’ anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l’ indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati. I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinatia viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue. Finisce così l’ escamotage di incassare 1.500 euro in neroa settimana peri viaggi aerei che i deputati compiono per le tre settimane mensili di sedute a Bruxelles o Strasburgo. Alcuni, peraltro, si facevano vedere all’ Eurparlamento anche la quarta settimana, quella destinata al collegio di casa. Altri 1.500 euro. – MARCO MAROZZI

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Appello di Stephan Lausch

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L’appuntamento referendario che si è appena svolto, ha messo ancora una volta in evidenza le profonde problematicità di uno strumento come il referendum: un diritto democratico del popolo fondamentale, ma nella forma attuale quasi del tutto inefficace.
Per rendere effettivo questo diritto è necessario modificarlo in maniera sostanziale, sia a livello statale che a livello provinciale.
La prima modifica necessaria è la sostituzione dell’attuale referendum, col quale è possibile abrogare solo a posteriori una legge, con il referendum confermativo che attualmente può essere esercitato solo su proposte di legge costituzionali. Il referen­dum confermativo permette al popolo di ratificare una legge o un atto amministrativo deliberato dalla rappresentanza politica, in modo che tale atto possa entrare in vigore solo se appoggiato dalla maggioranza della popolazione.
Inoltre va abrogato – o almeno abbassato drasticamente – il quorum di partecipazio­ne. Solo così si stimolerà una partecipazione democratica consapevole ed effettiva.
I cittadini dell’Alto Adige, nella giornata del 25 ottobre 2009, in occasione del primo referendum provinciale a carattere propositivo potranno decidere su una proposta di riforma degli istituti di democrazia diretta comprendente anche questi elementi.
Il referendum che si sta per svolgere rende ancora una volta evidente quanto sia necessaria una riforma del referendum in quanto strumento democratico sia a livello statale sia a livello provin­ciale. Questo perchè la legge elettorale portata al referendum e definita dal suo stesso esten­sore Calderoli “una porcata” (legge porcellum) è in vigore ormai già da più di tre anni e ha già avuto tutto il tempo di sviluppare i suoi effetti dannosi. Se invece fosse stato a disposi­zione il referendum confermativo, questa legge come probabilmente molte altre (p.e. la legge di Berlusconi sull’immunità) non sarebbe nemmeno stata presentata o non sarebbe entrata in vigore.
Lo strumento del referendum deve poter funzionare come diritto di controllo da parte del popolo. Questo è possibile solo se il popolo può respingere una legge prima che essa entri in vigore. Il referendum confermativo è lo strumento referendario istituito per primo in Svizzera e riconosciuto a livello mondiale, assieme all’iniziativa popolare, come uno dei due pilastri della democrazia diretta. Poter abrogare solo a posteriori -o non poter nemmeno abrogare per intero- una legge, come nel caso attuale è frustrante perché essa nel frattempo ha già avuto modo di incidere sulla realtà e di modificarla.
Invece bisogna chiedersi prima di tutto se una tal legge debba entrare in vigore.
Anche in questa tornata referendaria, così come in quasi tutte le passate, con l’abrogazione solo di alcune parti della legge si perseguono determinati scopi politici, in questo caso la realizzazione di un sistema maggioritario secco. Si tratta di un uso inappropriato dello strumento reso tangibile dalla poca chiarezza del quesito. A tale scopo sarebbe più appropriato un altro strumento referendario, quello dell’iniziativa legislativa popolare o anche detto referendum propositivo.
Il referendum con il quale è possibile abrogare solo a posteriori è stato previsto nella Costitu­zione del 1947, ancora sotto i postumi del fascismo, solo come uno strumento di autodifesa da utilizzare in casi estremi. Gli strumenti di controllo e di partecipazione effettivi della democrazia diretta sono effettivamente stati elementi di dibattito, ma sono stati poi respinti in base a un diffuso atteggiamento elitario tra i maggiori partiti.
Oltre lo strumento inadeguato, anche il quorum di partecipazione del 50% ha fatto la sua parte per creare una forte disaffezione nei confronti del referendum abrogativo in Italia, dal quale non ci si aspetta più degli effetti rilevanti.
È assurdo aspettarsi e chiedere una partecipazione di questa portata a un tale quesito.
Anche in questo contesto diventa evidente la necessità di una fondamentale ridefinizione degli strumenti referendari, così come è stata presentata il 4 marzo 2009 dal Senator Oskar Peterlini in forma di una disegno di legge costituzionale.
Come non è previsto a livello statale il referendum confermativo, così non lo prevede nemmeno la legge provinciale sulla proposta di legge e il referendum. Se questo strumento fosse stato a disposizione con l’entrata in vigore della legge nel 2005, allora p.e. si saprebbe già da tre anni, in base a un voto referendario sulla rispettiva delibera della Giunta provinciale, se debba essere investito o meno altro denaro pubblico a favore del trasporto aereo locale e dell’aero­porto di Bolzano.
Sull’introduzione di questa forma di referendum nonché sull’abbassamento del quorum al 15% sarà la popolazione altoatesina stessa a decidere, quando, il prossimo 25 ottobre, per la prima volta potrà avvalersi del referendum provinciale a carattere propositivo. Tale strumento è l’elemento basilare della legge migliore sulla democrazia diretta che viene sostenuta da una forte alleanza di 42 organizzazioni e che è stata presentata in base a 26.000 firme raccolte nel 2007.
Stephan Lausch
Coordinatore dell’Iniziativa

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Uno scandalo al giorno, leva il medico di torno

22 giugno 2009 Emilio Piccoli 2 commenti

Pagato 2500 euro al mese per non fare nulla
di Gianpaolo Tessari

TRENrepubblica-italianaTO. Pagato per fare parte di una commissione che non c’è. E’ la situazione in cui si trova Diego Pintarelli, esponente di spicco del Pdl perginese, nominato dalle minoranze in Consiglio provinciale in una Commissione dei 12 mai partita. Riceve da Roma 2500 euro al mese.

Pintarelli, che ha corso (perdendo) anche come candidato sindaco di Pergine, non è titolare di indennità provinciali o parlamentari e quindi ha diritto ad un’indennità di circa 2500 euro al mese (poi arriveranno anche rimborsi di viaggio e trasferta) che gli altri due nominati dai Consigli, quello provinciale e regionale, non incassano. Si tratta di Mario Magnani, ex Upt ora nel gruppo misto, che è consigliere in carica e non ne ha quindi diritto e dell’ex consigliere Roberto Pinter di cui si sta verificando la posizione economica. Pinter era convinto che l’indennità non gli spettasse, avendo personalmente proposto una norma di incompatibilità. Ma per l’esponente di Solidarietà si tratterebbe piuttosto di una non cumulabilità il cui calcolo non è stato ancora definito.

Su Pintarelli invece Roma si è dimostrata assai solerte. Versando il dovuto a Commissione ben lungi dall’esserci, visto che il Governo (e vedremo poi perché) non si decide a nominare i propri membri, tra cui vi è l’indicazione per il presidente: «Beh, non capisco dove stia la stranezza. Io sono stato nominato dalle istituzioni trentine e se a Roma è capitato un inghippo non è mica colpa mia. Da quando sono stato nominato è scattata l’indennità» osserva l’interessato. Poco più che cinquantenne, Pintarelli è medico di base e direttore sanitario della casa di riposo Montel S.Spirito; dal 1985 è consigliere comunale a Pergine. Eletto nelle fila dell’allora Dc in maggioranza con il sindaco Adriano Crivellari, è stato riconfermato (diventando assessore alle attività sociali) con il sindaco Luciano Fruet nel 1990. Rieletto nel 1995, nel 2000 e nel 2005. Per anni è stato coordinatore di Forza Italia.

Il Pdl lo ha indicato in Provincia ancora durante l’inverno per una Commissione che avrebbe dovuto vedere la luce prima entro Natale, poi subito dopo le Feste e che lo stesso ministro Raffaele Fitto, competente con delega alle Regioni, si era impegna to a fare decollare a Pasqua. Ora siamo in estate e della Commissione che i presidenti trentino e altoatesino Dellai e Durnwalder aspettano in grazia non si vede ancora traccia. A cosa serve la Commissione dei 12? Lo Statuto d’autonomia prevede una commissione paritetica Stato-Provincia autonoma per elaborare le disposizioni di attuazione previste dalla norma costituzionale. Tali norme di attuazione vengono elaborate dalla Commissione dei Sei, qualora si tratti di competenze della Provincia autonoma di Bolzano.

Quando le norme di attuazione concernono competenze di entrambe le Province (Bolzano e Trento) o della Regione, allora è la Commissione dei Dodici ad elaborarle. Le proposte delle commissioni, se accettate dal Governo, entrano in vigore con decreto del Presidente della Repubblica.

Tutto bene? No, perché Fitto è invischiato nella bega altoatesina dentro il Pdl. Da una parte la componente ex An che fa riferimento a Holzmann e che spinge sul capogruppo Pdl Gasparri, dall’altra ci sono Biancofiore e gli ex di Forza Italia che tirano per la giacca il ministro in altra direzione. L’Autonomia e le sue norme attendono. Il commissario Pintarelli no.
(fonte: Trentino)

La Corte dei conti contro Provincia e Regione

20/06/2009 09:12
dellai_dur_4029482 TRENTO – Nella cornice barocca e un po’ retro fatta di toghe, formule e riti, la Corte dei Conti non si è smentita anche quest’anno. Nel senso che qualche «scoppellotto» a Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano e della Regione e a Dellai che lo è di quella di Trento la Corte l’ha mollato. «Bacchettata» secca alla Regione per i costi della politica che, bilancio consuntivo alla mano, nel 2008 sono addirittura, aumentati. Critiche a Dellai perché due appalti su tre vengono affidati in Trentino in affidamento diretto. Accuse alla Provincia di Bolzano perché spende a man bassa in consulenze e incarichi e non ha messo mano a tagli sui costi della politica.
Critiche, anche severe, quelle che sono venute dalla Corte presieduta da Angelo Patumi; parole secche quelle contenute nelle relazioni di Dario Provvidera sui bilanci della Regione e della Provincia di Trento e di Alessandro Pallaoro per quella di Bolzano. Affermazioni condivise dal sostituto procuratore generale Roberto Benedetti.
Però, alla fine, la Corte dei Conti ha comunque approvato i bilanci, in linea con le norme contabili. Anche se la Regione – è stato detto – non si è adeguata alle nuove norme contabili nazionali: «E visto che il Parlamento sta discutendo un’ulteriore aggiornamento delle leggi di contabilità pubblica c’è il rischio che la Regione operi con norme ancora più obsolete», ha spiegato il procuratore Benedetti.
Detto che le valutazioni generali della Corte sul bilancio di Trento sono migliori rispetto a quelle di Bolzano, la critica mossa alla Provincia di Trento riguarda principalmente gli appalti. Nella relazione del dottor Provvidera si dice che «nel corso del 2008 sono stati affidati 121 appalti di importo superiore a 137 mila euro in base alla legge provinciale 10 settembre ‘93 numero 26. Trattasi di normativa di non agevole interpretazione e applicazione in senso conforme ai principi comunitari e alle norme contenute nel Codice degli appalti. Prova ne sia l’abnorme ricorso alle procedure a trattativa privata, della esecuzione in economia e dell’affidamento diretto, procedure che hanno riguardato due appalti su tre che le direttive considerano con sfavore, consentendole solo in casi rigorosamente predeterminati. Si segnala dunque l’esigenza di adeguare urgentemente la normativa provinciale in materia di appalti ai principi e alle norme contenute nel decreto del 12 aprile 2008 numero 163 il cui rispetto si impone anche alle Regioni e Province autonome».
C’è poi un’altra sottolineatura, quella che riguarda le partecipate della Provincia: quattro società su ventidue hanno perso soldi e la Corte ricorda che la Provincia può mantenere le quote solo se ci sono motivi di interesse pubblico o se nessun altro, sul mercato, è in grado di fare la stessa cosa. Su questo terreno la Corte ha invitato la Regione a «valutare attentamente» (insomma, a lasciar perdere, a mollare le quote) la partecipazione in Air Alps, la compagnia aerea che ha sede a Bolzano e per la quale è stato richiesta la procedura di concordato preventivo.
Tornando alla Provincia va detto però che la valutazione complessiva della Corte dei Conti è buona. Nel 2008 è stato rispettato il patto di stabilità, cioè il contenimento della spesa pubblica; per quanto riguarda il personale il contenimento della spesa si è avuto soprattutto a livello dei comuni.
Ma per i magistrati della Corte dei conti da noi si spende troppo per la salute; troppo soprattutto rispetto alla media nazionale. Lo scorso anno per ospedali, assistenza medica e salute in generale in Trentino sono andati un milione di euro, un più 5,41% rispetto al 2007, ben il 25,37% del bilancio provinciale.
Bruno Zorzi

(fonte: L’Adige)

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I nostri ‘cari eletti’ a Roma: la pagella

Presenze in Parlamento, male Claudio Molinari

17/06/2009 09:02

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TRENTO – Il metodo, assicurano i curatori dello studio, cioè le associazioni «Openpolis», «Controllo cittadino» e «Cittadinanzattiva», è scientifico e il metodo di cui stiamo parlando altro non è che il sistema di valutazione dell’attività dei parlamentari. Senatori e deputati, diciamolo subito, stando a questa pubblicazione, lavorano assai poco e tra quelli da mettere dietro la lavagna troviamo il senatore Claudio Molinari , «fannullone» come Maurizio Del Tenno e Claudio Bressa «assenteista» come Oskar Peterlini . Ma il male è comune e, ovviamente, non comporta un mezzo gaudio. «Se utilizzassimo – si legge nel rapporto – le votazioni scolastiche reintrodotte dal ministro Gelmini soltanto il 2,5% dei parlamentari verrebbe promosso al secondo anno di legislatura». Già perché l’indagine riguarda il primo anno passato nell’aula «sorda e grigia» come la chiamò l’antiparlamentarista per eccellenza, cioè Benito Mussolini. E gli «on.» della nostra regione, chiederete voi, come se la cavano? Così così, stando al rapporto. Partiamo dalle presenze. I «presenzialisti» quelli che in Parlamento o in Senato ci stanno più della tappezzeria, sono il senatore Cristano de Eccher del Pdl, con zero assenze ingiustificate e il deputato Giorgio Holzmann , sempre Pdl, che ha avuto una sola assenza ingiustificata. Posti tra gli «assenteisti» troviamo invece il senatore Oskar Peterlini della Svp che non s’è visto, privo di giustificazioni, per il 27% delle sedute e l’onorevole Gianclaudio Bressa per il 52%. Poi c’è il tasso di attività. E qui tra quelli che vengono definiti brunettianamente «fannulloni» troviamo il senatore e sindaco di Riva del Garda, Claudio Molinari del Pd e l’«importato» onorevole e coordinatore regionale del Pdl, Maurizio del Tenno. «Stakanovisti», gente da medaglia in quanto a sudore, sono invece Peterlini e Holzmann. Questo il peggio e il meglio. (Articolo completo sull’Adige cartaceo)

Bruno Zorzi

(fonte: l’Adige)

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Finta democrazia

17 giugno 2009 Emilio Piccoli 1 commento

Uil all’attacco

17/06/2009 12:51

circo_monari_ermannoTRENTO – E’ stancante e desolante dover ripetere sempre le stesse cose, ma il raddoppio dell’indennità dei Presidenti delle Comunità di Valle rispetto ai trattamenti dei Presidenti di Comprensorio và ancora una volta nel senso di premiare la politica (con il denaro di tutti), senza considerare cosa avviene nel resto della società.
Può essere che i nuovi Presidenti si meritino fino a 3.300 euro di indennità al mese. Ad oggi però non si capisce assolutamente se le Comunità ci sono, quali saranno, quando partiranno e quali reali competenze e responsabilità verranno affidate ai presidenti stessi. Possibile che la politica debba sempre essere autoreferenziale? Possibile che il merito non conti? Possibile che non si trovi un’autorità esterna che valuti la congruità dei trattamenti di chi fa politica?
Il segnale che ancora una volta giunge non è chiaro. Si comprende perfettamente, se si considera che si rinvia anche l’approvazione del disegno di legge sulla riduzione dei consiglieri comunali e dei costi, che la politica vive ancora in un mondo diverso, dove la conquista del consenso passa attraverso una finta democrazia, fatta di migliaia e migliaia di candidati e di migliaia di eletti che vengono retribuiti con soldi pubblici senza capire con quale utilità pubblica e con quali criteri.
Ancora una volta non resta che sperare nel buon senso, oppure organizzare uno sciopero generale contro questi sistemi barbari che si fanno scudo della ( finta )democrazia per continuare a gestire il denaro pubblico per costruire un consenso che dovrebbe arrivare per ben altri motivi: la trasparenza, il merito, un utilizzo parco del denaro di tutti. Valori che caratterizzarono i nostri costituenti e i primi anni della nostra autonomia, ma che purtroppo oggi sembrano non rappresentare più alcun valore.

Ermanno Monari
Segretario generale
UIL del Trentino
(fonte:l’Adige)

Per i cittadini trentini c’è anche il problema TAR

Ricorrono al Tar, la Provincia li caccia

Contestarono il concorso per precari. Ora sono gli unici rimasti senza lavoro

guido pasqualini

pattrento_219161Questa è una storia che va raccontata perché paradigmatica di una Provincia padrona incontrastata, di un ente pubblico che dovrebbe garantire imparzialità e pari trattamento e invece piega leggi e regolamenti per piegare le persone e la loro dignità. È la storia di due giovani funzionari amministrativi che hanno avuto il solo torto di ribellarsi all’esito perlomeno anomalo di un concorso in cui vennero pubblicati i vincitori della prova scritta quando ancora non esisteva alcun verbale di correzione dei temi e di attribuzione dei voti. Hanno impugnato quel concorso davanti al Tar, che ha respinto il loro ricorso. E si sono costituiti parte civile nel procedimento penale aperto dalla procura della Repubblica e chiuso in primo grado con un’assoluzione del gup Corrado Pascucci. Il falso c’era ma – sentenziò il giudice – non è dimostrato che fosse voluto «giacché la redazione (del tutto scorretta) dei verbali era una prassi pacificamente ed incontrovertibilmente convalidata ed autorizzata dall’ufficio concorsi della Provincia di Trento». Ora il caso dovrà essere discusso dal Consiglio di Stato in sede amministrativa e dalla Corte d’appello in sede penale. Nel frattempo, però, nei confronti di Annalisa Iungg e Giulio Melchiori, i due ricorrenti, sono partite le «ritorsioni» di piazza Dante. Sono stati gli unici precari della Provincia ai quali non è stato rinnovato il contratto fino al 31 dicembre 2009 e sono due dei tre dipendenti (il terzo è dietro di loro in graduatoria), sui cinque «licenziati» dopo l’assunzione dei 14 vincitori di quel famoso concorso, a non essere ancora stati riassunti, con motivazioni che potrebbero ora diventare oggetto di cause di lavoro. Stanno sbattendo contro un muro di gomma, indegno per una terra che si fa vanto della propria autonomia speciale.

(fonte: L’Adige) 12/06/2009

commento:

I due giudici non togati del TAR Trentino sono di nomina politca. E’ un abominio, un insulto alla democrazia. Dov’è finito il diritto costituzionale alla terzietà del giudice?

Il 20 settembre potrebbe proporre l’abrogazione di questa norma avvilente. Su questo tema Questo Trentino ha tenuto nel 2007 un convegno. Quindi Ettore Paris potrebbe benissimo parlare di questo marcroscopico busillis della democrazia nella giornata di Rovereto.

Emilio


Finalmente ce l’hanno fatta: habemus papam

12 giugno 2009 Emilio Piccoli 5 commenti

È Raffaele Sampaolesi il nuovo difensore civico

11/06/2009 16:41

difensore-civicoTRENTO – E’ Raffaello Sampaolesi il nuovo difensore civico della Provincia. Il giudice di Pace di Trento ha ottenuto 27 voti su 32 consiglieri presenti (4 schede bianche e 2 nulle). La votazione è avvenuta al termine di una mattinata piuttosto movimentata, in linea con la tensione sempre crescente che ha caratterizzato questa nomina e che si trascina ormai da qualche mese.
In apertura di lavori le minoranze hanno espresso in maniera decisa le proprie rimostranze circa l’avvio dei lavori, dato dal Presidente Kessler, in loro assenza.
“Tutti sapevano che stavamo discutendo la questione del difensore civico ed eravamo impegnati a cercare una soluzione” ha detto Alessandro Savoi. “Non eravamo in piazza Dante a mangiare le brioches e la proposta di nomi da parte della maggioranza è arrivata sul nostro tavolo a 7 minuti dall’appello” ha proseguito con tono evidentemente stizzito il capogruppo della Lega Nord. (Consiglio provinciale)
(fonte: L’Adige)

Dopo mesi di mosse tattiche e scaramucce la Politica riesce finalmente a dare un nome e un volto all’avvocato d’ufficio dei cittadini. L’elezione del Difensore Civico è prerogativa del Consiglio Provinciale che lo vota con maggioranza qualificata (2/3). Questa cosa rientra a pieno titolo nel novero delle macroscopiche contraddizioni della nostra democrazia rappresentativa: ad ogni elezione l’élite politica eletta sceglie da sè stessa il proprio controllore. In altre parole, nelle controversie con l’Amministrazione pubblica il cittadino viene difeso da un avvocato nominato dalla parte avversa. Un gioco corretto no?
Per il centrosinistra è tutto ok, per il centrodestra invece l’avvocato del cittadino è una figura inutile; tant’è che vogliono elimnarlo con legge nazionale perchè spesa superflua. Paghiamo i voli aerei a starlette, mignotte e giullari per allietare i fine settimana di re Papi, ma per difenderci dalle angherie dello Stato e della Politica dovremo sborsare di tasca nostra!
Il 20 settembre proproniamo una modifica alla legge affinchè l’elezione del Difensore Civico sia un evento di ‘democrazia dei cittadini’.
Emilio P

Per guriosità….non penserai che lo dica in diretta…

La democrazia è informazione: l’esempio del TG5

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Partiti Superstar: primi nella corruzione

I risultati della ricerca del Transparency International Italia
La sfiducia nei politici è forte. Soprattutto nel nostro Paese

Corruzione, i partiti battono tutti
ma in pochi decidono di denunciare

Non molti credono che le misure di contrasto servano a qualcosa


partitiROMA – In testa alla classifica ci sono i partiti politici. E la cosa non suona come una novità. Stando ai dati del “Barometro della corruzione globale“, nel mondo e in particolare nel nostro Paese, il binomio politica-mazzette appare sempre più solido. Le cifre parlano chiaro: alla domanda su quale organizzazione sia in assoluto la più corrotta in Italia, il 44% ha risposto i partiti politici. Complessivamente settore privato, Parlamento, media e magistratura non arrivano al 30%. Nessuno, insomma, è immune dalla corruzione. I dati parlano chiaro: in una scala che va da zero (assenza di corruzione) a cinque (estremamente corrotto), i partiti arrivano a 4,1; il privato a 3,2, i media a 3,4 e la magistratura a 3,5.

L’indagine condotta dal Transparency International ha coinvolto 73mila persone in 69 nazioni. A tutti è stato chiesto che tipo di percezione avessero della corruzione e come questa influenzasse le loro vite. I risultati vedono il primato, tutt’altro che invidiabile, dei partiti politici. Sono loro l’istituzione più corrotta. Ma anche il privato ha poco da sorridere: rispetto a cinque anni fa, l’aumento è stato dell’8%. Da notare che mentre in Italia solamente il 7% degli intervistati ritiene che il settore privato sia corrotto, la media europea è del 23% (+16%), con picchi di oltre il 50% nel nord Europa. Ed ancora: più della metà degli intervistati considera la corruzione come un mezzo di pressione illecita ma praticato da parte dei privati per influenzare le politiche governative. Mazzette, dunque. Che più del 10% ammette di aver pagato (un quarto alla polizia).

Significativa poi la tabella che spiega quali siano i settori più colpiti dalla corruzione a seconda delle nazioni. I partiti politici si piazzano in testa, tanto per citare solo alcuni Paesi, in Argentina, Italia, Cile, Serbia, Gran Bretagna, India, Venezuela, Ungheria, Israele. Il settore privato viene additato nel Brunei, in Pakistan, Spagna, Svizzera, Danimarca, Norvegia. I magistrati si piazzano al primo posto in Armenia, Bulgaria, Macedonia, Kosovo, Perù, Senegal e Uganda. Mentre il Parlamento si aggiudica il primato negli Stati Uniti, Panama, Romania e Indonesia.

Se poi si passa alla percentuale dei cittadini costretti a pagare una mazzetta negli ultimi 12 mesi, si vede che in testa si piazzano saldamente il Cameroon, la Liberia, la Sierra Leone e l’Uganda.

Altro aspetto da segnalare il paragone tra la ricerca fatta nel 2006 e quella odierna. L’aumento è generalizzato, in particolare quello che riguarda la giustizia dove c’è una crescita della corruzione di 6 punti percentuali.

A fronte di questo, inoltre, spicca un dato preoccupante. Pochissimi decidono di denunciare. Tre quarti delle persone testimoni di comportamenti illeciti hanno tenuto la bocca chiusa. Una tendenza legata alla sfiducia nei confronti delle politiche governative contro la corruzione: solo il 31% le considera efficaci, contro un 56% che non le lega ad alcune risultato. In Italia, poi, le cose vanno ancora peggio: solo il 16% reputa efficace il contrasto, mentre il 69% lo giudica totalmente inefficace. Una cifra ben al di sopra della media europea che vede il 24% soddisfatto (+8% rispetto all’Italia) e il 56% del tutto insoddisfatto (-13% rispetto all’Italia).

fonte: La Repubblica (3 giugno 2009)


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Riavviare la democrazia

29 maggio 2009 Emilio Piccoli 1 commento

In un articolo su L’Unità on line, Carlo Infante usa il termine “riavviare”, simile a “riattivare”; non siamo dunque in pochi a pensare che la democrazia vada portata in sala rianimazione:

La creatività sociale del web per «riavviare» la democrazia italiana

di Carlo Infante

piazzafarneseLo sviluppo della nostra società riguarda l’evoluzione dell’idea di spazio pubblico, dall’invenzione del teatro nella polis greca alle piazze del rinascimento. E’ in questo quadro che s’inserisce la creazione di ambiti ludico-partecipativi per l’aggregazione giovanile anche nel web. Questo approccio può diventare un’opportunità per coniugare il principio basilare del sistema educativo, quello di formare cittadini, con la pratica culturale nel nuovo spazio pubblico che sta emergendo, quello di Internet. In questo senso è importante la realizzazione di nuovi format culturali ed educativi di comunicazione interattiva per interpretare le potenzialità di ciò che viene definito il web 2.0, ovvero l’evoluzione della rete nel senso partecipativo, come il fenomeno dei blog e dei social networking ha reso evidente.

La rete come spazio pubblico

La scommessa principale in atto per quanto riguarda l’Innovazione è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una polis fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come nuova opportunità di relazione sociale. L’evoluzione del social networking ( e ancor prima dei blog) rifonda il concetto d’informazione: non più solo prodotta dagli specialisti (giornalisti e autori) bensì dagli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza nella società dell’informazione. Si tratta di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l’infrastruttura della società in divenire. L’utente delle reti può trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva. Educare dopotutto significa “tirar fuori” (dal latino “educere”). E’ qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della res pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione.

Verso una società dei saperi e dei pareri

Senza questa attenzione qualsiasi portale web apparirà come uno di quei gran portali di ranch visti nei film western degli anni Sessanta: una grande impalcatura con il deserto dietro. La fortuna delle piattaforme di social networking dimostra quanto sia possibile rilanciare una strategia di comunicazione pubblica che sia in grado di tradurre l’interattività in nuova forma d’interazione sociale e anche, diciamolo, emozionale. Per accostare all’auspicata società dei saperi anche una società dei pareri. Le strutture relazionali della società di massa (amplificata dai mass-media) sono logore e necessitano un radicale ripensamento a partire da un più preciso orientamento della comunicazione verso target particolari, dai gruppi d’interesse alle diverse comunità della società multiculturale, fino alle diverse fasce generazionali, pensionati o adolescenti che siano. È da considerare però che non è solo una questione di nuove funzionalità. Non è infatti solo un fatto di servizi più evoluti, di soddisfazione dei bisogni, bensì di strategia di comunicazione pubblica che solleciti il desiderio di mettersi in gioco: di partecipare a piattaforme web che sappiano fidelizzare e valorizzare il feedback dei cittadini on line. Perché si renda esplicito quanto la rete possa essere spazio pubblico.

Carlo Infante (carlo@performingmedia.org) è docente

di Performing Media nelle Università di Bologna Udine e Macerata

29 maggio 2009

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