“RIFORMA SCOLASTICA: FERMATE LA DISTRUZIONE”
Vi riporto l’articolo del direttore P. Giovanetti, apparso ieri sul quotidiano “l’Adige”
“TRENTO – Nata con l’intento di far cassa, cioè di ridurre le risorse a disposizione dell’Istruzione, la riforma Dalmaso-Dellai si sta configurando come la pietra tombale della scuola trentina. Strombazzata per anni quale fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano, l’esempio da seguire, il modello frutto dell’Autonomia, la specialità della scuola in Trentino sta volgendo al suo termine, con la distruzione dei licei (fra tutti il classico e lo scientifico), la riduzione delle materie di studio, la messa in soffitta di discipline come il latino, la geografia, il greco, il peggioramento complessivo della qualità della didattica. Portata avanti di nascosto, senza alcun coinvolgimento degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie, dei cittadini che subiranno lo stravolgimento del sistema formativo per i propri figli (peggiorativo di gran lunga della riforma Gelmini nazionale tanto contestata), la controriforma Dalmaso-Dellai doveva evidentemente passare all’insaputa di tutti, anche se la data prescelta per la delibera, l’11 settembre, poteva far presagire la distruzione in atto. Se c’è un modello scolastico considerato e apprezzato in tutto il mondo, è il sistema dei licei italiano, di stampo umanistico. Persino negli Stati Uniti, dove l’eccellenza è esclusivamente in campo universitario ma non nelle Superiori, si addita il «liceo» italiano come una scuola solida, in grado di formare in maniera completa lo studente, pronto ad affrontare poi qualunque tipo di specializzazione universitaria. Ora, con la riforma Dalmaso-Dellai il glorioso liceo sopravvissuto persino al Sessantotto viene definitivamente smembrato. Lo spezzatino del 2+2+1 riduce i primi due anni del liceo ad un parcheggio post-scuole medie, generico, di socializzazione, unico per tutti. Una sorta di scuola dell’obbligo allungata, ridimensionata al ribasso, una specie di quarta e quinta media in attesa della famosa scelta definitiva procrastinata nel tempo. Impressiona l’odio con cui i fautori di questa riforma si scagliano contro un emblema della scuola italiana, il liceo classico. E sì che il presidente Dellai dovrebbe conoscerlo avendolo frequentato, così pure l’assessore Dalmaso. Forse un po’ meno gli autori materiali della riforma, evidentemente imbevuti di revanscismo antiumanistico. A questo punto è meglio cancellarle del tutto le lingue e le culture classiche, se in licei come lo Scientifico sono previste 150 ore di latino in meno del resto d’Italia sul quinquennio, cioè più di un anno scolastico.
Ai sindacati della scuola – che probabilmente non avevano nemmeno capito la delibera se per svegliarsi c’è voluta la mobilitazione degli insegnanti e di tutte le scuole del Trentino – sembra bastare che non si tocchino le cattedre. Tranquillizzati che le ore di insegnamento resteranno di 50 minuti e le ore aggiuntive saranno impiegate non per ridurre cattedre ma per fare supplenze, in assessorato sono convinti che imboccheranno silenziosamente la ritirata. Se poi questo significa l’affossamento della scuola trentina evidentemente non interessa nessuno.
C’è al fondo di questa controriforma Dalmaso-Dellai una concezione livellatoria e pseudo-egualitaria della scuola, secondo cui tutti sono eguali e tutti devono fare le stesse cose. In base a questa ideologia vengono eliminate le scuole professionali e i diplomi triennali perché tutti devono essere costretti a fare gli istituti quinquennali, anche se non hanno la predisposizione, la voglia, la capacità, penalizzando sicuramente quanti invece hanno scelto di fare gli istituti tecnici perché ne sono convinti. Stessa logica anche per i licei, che vengono centrifugati e resi tutti uguali, indipendentemente dalle predisposizioni degli alunni, dalle loro capacità, dalle attitudini. Sono gli ultimi residui di una subcultura sessantottesca che già infiniti danni ha provocato alla scuola e alla società italiana.
In un Paese di «bamboccioni» dove i giovani sono privati di responsabilità e di possibilità di scelta fino a 40 anni, invece di favorire la maturazione di percorsi si allunga ulteriormente il brodo, facendo buttar via altri due anni post Medie di limbo, in attesa di una fulminazione divina sulla tipologia di scuola da imboccare. Una deriva deresponsabilizzante: al posto di aiutare la scelta con un valido sistema di orientamento, si rinuncia a far maturare i giovani parcheggiandoli per altri due anni in generiche «scuolette» evirate di qualificazione formativa. Per non parlare poi della riduzione di materie come l’educazione fisica, in una società sempre più sedentaria e alimentarmente sovraccaricata. Saranno contente le palestre private e i centri sportivi a pagamento, un po’ meno le famiglie. Stessa cosa per la geografia, di fatto soppressa, in una società sempre più globalizzata e sempre più bisognosa di conoscere il mondo. Il tutto secondo criteri diversi dal resto d’Italia, rendendo così impossibile qualsiasi spostamento da fuori provincia o verso altre regioni, col rischio di gravi penalizzazioni degli studenti, anche al momento dell’iscrizione universitaria fuori provincia.
Dopo la mobilitazione degli insegnanti, dei collegi docenti, degli istituti di città e delle vallate, è giunto il momento di una rivolta delle famiglie contro un abominio che sta per distruggere la scuola trentina.
Questa settimana si gioca la sopravvivenza di una scuola che, pur con tutti i limiti, ha garantito una formazione, e spesso di qualità. Tale controriforma rischia di affossarla per sempre.”
