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i rischi e i limiti della democrazia partecipativa

Da il quotidiano ” L’Adige”

30/11/2009 08:43
GINEVRA – Stop ai minareti in Svizzera. A sorpresa, smentendo i sondaggi della vigilia, gli elettori della Confederazione elvetica chiamati a decidere sul referendum che vieta di costruire nuovi minareti, hanno risposto sì con una chiarissima maggioranza (57,2%) al quesito. Promosso da esponenti della destra nazional-conservatrice per dire «no all’islamizzazione della Svizzera», il sì al bando non colpisce nè le moschee, nè i quattro minareti già esistenti, ma infligge un duro colpo all’immagine della Svizzera, terra di coabitazione pacifica tra culture, lingue e religioni diversi.Per il governo e la maggioranza dei partiti che avevano fatto campagna contro l’iniziativa si tratta di una cocente ed imbarazzante sconfitta, che rischia di oscurare l’immagine del Paese neutrale, soprattutto nei rapporti con il mondo musulmano. Anche la comunità musulmana – circa 400 mila persone – ha espresso delusione e amarezza per l’esito del referendum. Il sì all’iniziativa è stato infatti massiccio. Anche la comunità musulmana – circa 400 mila persone – ha espresso delusione e amarezza per l’esito del referendum. Il sì all’iniziativa è stato infatti massiccio. Solo quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l’iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove hanno ovunque vinto i sì all’iniziativa con percentuali significative come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% nell’Appenzel. L’esito del voto modifica la Costituzione svizzera, alla quale aggiunge un capoverso che recita: «L’edificazione di nuovi minareti è vietata». Una frase brevissima, ma il cui impatto appare ancora difficile da misurare. Gli stessi promotori dell’iniziativa sono rimasti sorpresi dal loro successo. A guidare la campagna anti-minareti sono stati in primo luogo numerosi esponenti del grande partito dell’Unione democratica di centro (Udc), che come nelle precedenti campagne contro l’immigrazione ha fatto leva sulla paura con cartelloni che prefiguravano un’invasione del Paese da minacciosi minareti e donne in burqa. «I minareti – avevano affermato durante l’accesa campagna – non hanno nulla a che vedere con la religione», ma sono un «simbolo di una rivendicazione del potere politico e sociale dell’Islam». A Berna, il governo ha dovuto ammettere la sconfitta e ha formalmente annunciato che in Svizzera sarà vietato costruire nuovi minareti. Non ci sarà però nessun effetto sui quattro minareti già esistenti e l’edificazione di moschee continua a essere possibile. I musulmani potranno continuare a osservare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità, ha rassicurato l’esecutivo. Anche alcuni dei difensori del no ai minareti hanno insistito su questo punto. «Il divieto dei minareti non cambierà niente per i musulmani che potranno continuare a praticare la loro religione, a pregare e a riunirsi. Si tratta di un messaggio, la società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell’Islam», ha detto il parlamentare svizzero Oskar Freysinger dell’Udc. Per il ministro della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, l’esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste. «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale (governo) lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste», ha affermato. Il ministro ha detto poi di temere un impatto negativo sull’export verso i Paesi islamici e sul turismo che attira molti visitatori dal mondo arabo, specie dal Golfo Persico. La delusione dei musulmani di Svizzera è immensa. Per Yussef Ibram, imam del centro culturale islamico di Ginevra è un «evento catastrofico. Avevamo fiducia nella lucidità del popolo svizzero, è una delusione enorme», ha aggiunto. Manifestazioni spontanee di alcune centinaia di persone si sono svolte a Berna e a Zurigo. A Berna giovani dimostranti hanno sfilato con candele e minareti in cartone e con un striscione che proclamava «Non è la mia Svizzera»

Categorie:democrazia diretta, quorum Tag:
  1. Cele
    30 novembre 2009 a 22:37 | #1

    Non saprei se sono i limiti e i rischi della democrazia partecipata, mi sembra però una reazione dettata dalla paura e dal pregiudizio, la conseguenza logica di una politica dell’immigrazione carente(di destra come di sinistra in Italia).
    Cosa intendiamo per integrazione? Il nostro futuro sta nella risposta a questa domanda.
    “Volevamo braccia …sono arrivati uomini” il bel titolo del tuo recente blog, ma forse dovevamo dire: “vogliamo uomini …con braccia”.

  2. Mariben
    30 novembre 2009 a 23:35 | #2

    Non di limiti, ma di rischi forse si può parlare, proprio perchè il timore di perdere la propria identità culturale,le paure e le insicurezze legate inevitabilmente all’immigrazione, laddove sono forti gli strumenti di partecipazione, possono produrre a risultati, a risoluzioni come questo.Io non ho risposte certe alla tua domanda, credo che l’integrazione passi innanzitutto dal rispetto per i diritti fondamentali, ma che non possa prescindere dal rispetto delle regole, di tutti.

  3. Marina
    8 dicembre 2009 a 21:07 | #3

    C’erano mille motivi, mille argomenti, costituzionali, legali, morali, e non ultimo, di buon senso, per rispedire al mittente la proposta, ci si aspettava, forse, una prova di civiltà da un popolo che dispone di strumenti di democrazia partecipativa, oggetto d’invidia e ammirazione dai cittadini di paesi, come il nostro, impotenti davanti all’arroganza del potere politico, gli stessi strumenti che in passato hanno scongiurato la guerra civile e attenuato i loro conflitti religiosi. A quanto pare, hanno vinto la paura, l’insicurezza, e la memoria storica non ha inoculato nessun vaccino nel popolo elvetico. La xenofobia viene diffusa ad arte, in Svizzera come nel resto d’Europa, fomentando i timori della gente, usando lo spauracchio dell’integralismo islamico e dell’immigrazione incontrollata. Le classi sociali meno favorite si guardano in cagnesco, contendendosi le briciole. L’importante è che la diffidenza e l’odio etnico impediscano la compattezza sociale, la solidarietà, e l’unità di classe.

    Non ha avuto, invece, grande risonanza mediatica, nel nostro paese, ( probabilmente non è stato considerato altrettanto “strumentalizzabile” ) la bocciatura dell’altra iniziativa referendaria Svizzera.
    Il testo chiedeva che la Confederazione promuovesse gli sforzi internazionali nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti, chiedeva inoltre il divieto di esportazione e di transito attraverso la Svizzera di materiale bellico, comprese le tecnologie che possono servire alla produzione di armamenti.

    D’altra parte, il testo stabiliva l’obbligo per la Confederazione di sostenere per dieci anni le regioni e i dipendenti colpiti dalle conseguenze del bando. Per i promotori, una trentina di sigle fra partiti di sinistra, ecologisti, sindacati, organizzazioni pacifiste per la difesa dei diritti umani, si tratta di una questione etica: porre fine al «commercio della morte» e creare l’opportunità di una riconversione dell’industria bellica in civile.
    Sarebbe stata una bella prova di coerenza, compatibile con le tradizioni elvetiche di neutralità e di politica umanitaria.

    Evidentemente, gli svizzeri, ritengono minacciosi e “immorali” i minareti, ma non l’esportazione di armi.

  4. Matteo salvetti
    12 dicembre 2009 a 19:57 | #4

    Sbaglio, o è stato rimosso il commento che avevo lasciato qualche giorno fa?Mi pare proprio di si. Bell’esempio di democrazia partecipativa, se si può scrivere solo qeullo che l’autore del blog di turno pensa. Saluti.

  5. Marina
    12 dicembre 2009 a 20:20 | #5

    Ciao Matteo
    sono l’autrice del post
    ogni volta che viene inserito un commento ricevo un avviso, praticamente in simultanea, sei sicuro che sia andato a buon fine?
    Trovo sinceramente difficile credere che possa essere stato rimosso fulmineamente, e men che meno credo che gli amministratorib del blog abbiano censurato chicessia.
    Ripostalo e avremo tutti la prova del nove
    Buona serata!

  6. paolo michelotto
    12 dicembre 2009 a 23:08 | #6

    Non preoccuparti Marina, tu e noi abbiamo agito sempre in maniera corretta.

    Il Matteo ha confuso questo blog con il sito http://www.cittadinirovereto.it

    Infatti il suo commento, che non condivido affatto, è però ancora ben vivo e vegeto su quel sito, ed ha pure aggiunto ulteriori argomentazioni, stasera, a questo link:

    http://www.cittadinirovereto.it/diario/referendum-minareti-in-svizzera-l%E2%80%99opinione-di-thomas-benedikter/comment-page-1/#comment-1443

    però non ha trovato il tempo di scusarsi qui.

    Sarà un caso di proiezione psicologica?

  7. Matteo
    30 gennaio 2010 a 17:50 | #7

    Se mi spieghi cos’è una “proiezione psicologica” vedo di esaminare i sintomi, così da capire se ne sono affetto. Sì, effettivamente ho confuso i due siti molto simili e mi scuso del fraintendimento. Continuo chiaramente a pensarla come esposto nel link sopra sopra riportato e a credere che molte delle vostre battaglie siano condivisibilissime, ma che nulla possa sostituire la democrazia rappresentativa e il ruolo dei partiti nel farsi portatori di idee. Ho letto da qualche parte che – mi pare proprio Paolo Michelotto- scenderà in campo con una lista alle prossime comunali. Se sarà in grado di esporre un programma di idee “a favore” del cambiamento e non solo “contro”, con motivazioni vere e programmi realizzabili in assenza di alternative potrei anche pensare di votarla. Tuttavia il populismo dell’antipolitica, di facile presa, non porta a livello generale ad alcun risultato. la priorità è mandare a casa questo governo e questa destra profondamente xenofoba e indifferente ai diritti del cittadino. Non dire che tutti i politici sono uguali, tutti rubano , tutto è un malaffare..Non solo perchè non è vero, ma soprattutto perchè dannosoe controproducente.

  8. paolo michelotto
    31 gennaio 2010 a 15:27 | #8

    da wikipedia su Proeizione (psicologia):
    La proiezione è un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri o parti di sé su altri oggetti o persone. Insieme alla rimozione e all’inconscio, la proiezione è uno dei concetti-cardine del pensiero e della pratica psicoanalitica.

    Questo i punti basilari della lista “Più Democrazia a Rovereto”
    http://www.cittadinirovereto.it/diario/lista-civica-punti-basilari/

    Questo “Il Programma dei Cittadini” che stiamo costruendo:
    http://www.cittadinirovereto.it/diario/programma-dei-cittadini/

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