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Archivio per novembre 2009

i rischi e i limiti della democrazia partecipativa

30 novembre 2009 Mariben 8 commenti

Da il quotidiano ” L’Adige”

30/11/2009 08:43
GINEVRA – Stop ai minareti in Svizzera. A sorpresa, smentendo i sondaggi della vigilia, gli elettori della Confederazione elvetica chiamati a decidere sul referendum che vieta di costruire nuovi minareti, hanno risposto sì con una chiarissima maggioranza (57,2%) al quesito. Promosso da esponenti della destra nazional-conservatrice per dire «no all’islamizzazione della Svizzera», il sì al bando non colpisce nè le moschee, nè i quattro minareti già esistenti, ma infligge un duro colpo all’immagine della Svizzera, terra di coabitazione pacifica tra culture, lingue e religioni diversi.Per il governo e la maggioranza dei partiti che avevano fatto campagna contro l’iniziativa si tratta di una cocente ed imbarazzante sconfitta, che rischia di oscurare l’immagine del Paese neutrale, soprattutto nei rapporti con il mondo musulmano. Anche la comunità musulmana – circa 400 mila persone – ha espresso delusione e amarezza per l’esito del referendum. Il sì all’iniziativa è stato infatti massiccio. Anche la comunità musulmana – circa 400 mila persone – ha espresso delusione e amarezza per l’esito del referendum. Il sì all’iniziativa è stato infatti massiccio. Solo quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l’iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove hanno ovunque vinto i sì all’iniziativa con percentuali significative come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% nell’Appenzel. L’esito del voto modifica la Costituzione svizzera, alla quale aggiunge un capoverso che recita: «L’edificazione di nuovi minareti è vietata». Una frase brevissima, ma il cui impatto appare ancora difficile da misurare. Gli stessi promotori dell’iniziativa sono rimasti sorpresi dal loro successo. A guidare la campagna anti-minareti sono stati in primo luogo numerosi esponenti del grande partito dell’Unione democratica di centro (Udc), che come nelle precedenti campagne contro l’immigrazione ha fatto leva sulla paura con cartelloni che prefiguravano un’invasione del Paese da minacciosi minareti e donne in burqa. «I minareti – avevano affermato durante l’accesa campagna – non hanno nulla a che vedere con la religione», ma sono un «simbolo di una rivendicazione del potere politico e sociale dell’Islam». A Berna, il governo ha dovuto ammettere la sconfitta e ha formalmente annunciato che in Svizzera sarà vietato costruire nuovi minareti. Non ci sarà però nessun effetto sui quattro minareti già esistenti e l’edificazione di moschee continua a essere possibile. I musulmani potranno continuare a osservare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità, ha rassicurato l’esecutivo. Anche alcuni dei difensori del no ai minareti hanno insistito su questo punto. «Il divieto dei minareti non cambierà niente per i musulmani che potranno continuare a praticare la loro religione, a pregare e a riunirsi. Si tratta di un messaggio, la società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell’Islam», ha detto il parlamentare svizzero Oskar Freysinger dell’Udc. Per il ministro della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, l’esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste. «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale (governo) lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste», ha affermato. Il ministro ha detto poi di temere un impatto negativo sull’export verso i Paesi islamici e sul turismo che attira molti visitatori dal mondo arabo, specie dal Golfo Persico. La delusione dei musulmani di Svizzera è immensa. Per Yussef Ibram, imam del centro culturale islamico di Ginevra è un «evento catastrofico. Avevamo fiducia nella lucidità del popolo svizzero, è una delusione enorme», ha aggiunto. Manifestazioni spontanee di alcune centinaia di persone si sono svolte a Berna e a Zurigo. A Berna giovani dimostranti hanno sfilato con candele e minareti in cartone e con un striscione che proclamava «Non è la mia Svizzera»

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“RIFORMA SCOLASTICA: FERMATE LA DISTRUZIONE”

30 novembre 2009 cristina 4 commenti

Vi riporto l’articolo del direttore P. Giovanetti, apparso ieri sul quotidiano “l’Adige”
“TRENTO – Nata con l’intento di far cassa, cioè di ridurre le risorse a disposizione dell’Istruzione, la riforma Dalmaso-Dellai si sta configurando come la pietra tombale della scuola trentina. Strombazzata per anni quale fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano, l’esempio da seguire, il modello frutto dell’Autonomia, la specialità della scuola in Trentino sta volgendo al suo termine, con la distruzione dei licei (fra tutti il classico e lo scientifico), la riduzione delle materie di studio, la messa in soffitta di discipline come il latino, la geografia, il greco, il peggioramento complessivo della qualità della didattica. Portata avanti di nascosto, senza alcun coinvolgimento degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie, dei cittadini che subiranno lo stravolgimento del sistema formativo per i propri figli (peggiorativo di gran lunga della riforma Gelmini nazionale tanto contestata), la controriforma Dalmaso-Dellai doveva evidentemente passare all’insaputa di tutti, anche se la data prescelta per la delibera, l’11 settembre, poteva far presagire la distruzione in atto. Se c’è un modello scolastico considerato e apprezzato in tutto il mondo, è il sistema dei licei italiano, di stampo umanistico. Persino negli Stati Uniti, dove l’eccellenza è esclusivamente in campo universitario ma non nelle Superiori, si addita il «liceo» italiano come una scuola solida, in grado di formare in maniera completa lo studente, pronto ad affrontare poi qualunque tipo di specializzazione universitaria. Ora, con la riforma Dalmaso-Dellai il glorioso liceo sopravvissuto persino al Sessantotto viene definitivamente smembrato. Lo spezzatino del 2+2+1 riduce i primi due anni del liceo ad un parcheggio post-scuole medie, generico, di socializzazione, unico per tutti. Una sorta di scuola dell’obbligo allungata, ridimensionata al ribasso, una specie di quarta e quinta media in attesa della famosa scelta definitiva procrastinata nel tempo. Impressiona l’odio con cui i fautori di questa riforma si scagliano contro un emblema della scuola italiana, il liceo classico. E sì che il presidente Dellai dovrebbe conoscerlo avendolo frequentato, così pure l’assessore Dalmaso. Forse un po’ meno gli autori materiali della riforma, evidentemente imbevuti di revanscismo antiumanistico. A questo punto è meglio cancellarle del tutto le lingue e le culture classiche, se in licei come lo Scientifico sono previste 150 ore di latino in meno del resto d’Italia sul quinquennio, cioè più di un anno scolastico.
Ai sindacati della scuola – che probabilmente non avevano nemmeno capito la delibera se per svegliarsi c’è voluta la mobilitazione degli insegnanti e di tutte le scuole del Trentino – sembra bastare che non si tocchino le cattedre. Tranquillizzati che le ore di insegnamento resteranno di 50 minuti e le ore aggiuntive saranno impiegate non per ridurre cattedre ma per fare supplenze, in assessorato sono convinti che imboccheranno silenziosamente la ritirata. Se poi questo significa l’affossamento della scuola trentina evidentemente non interessa nessuno.
C’è al fondo di questa controriforma Dalmaso-Dellai una concezione livellatoria e pseudo-egualitaria della scuola, secondo cui tutti sono eguali e tutti devono fare le stesse cose. In base a questa ideologia vengono eliminate le scuole professionali e i diplomi triennali perché tutti devono essere costretti a fare gli istituti quinquennali, anche se non hanno la predisposizione, la voglia, la capacità, penalizzando sicuramente quanti invece hanno scelto di fare gli istituti tecnici perché ne sono convinti. Stessa logica anche per i licei, che vengono centrifugati e resi tutti uguali, indipendentemente dalle predisposizioni degli alunni, dalle loro capacità, dalle attitudini. Sono gli ultimi residui di una subcultura sessantottesca che già infiniti danni ha provocato alla scuola e alla società italiana.
In un Paese di «bamboccioni» dove i giovani sono privati di responsabilità e di possibilità di scelta fino a 40 anni, invece di favorire la maturazione di percorsi si allunga ulteriormente il brodo, facendo buttar via altri due anni post Medie di limbo, in attesa di una fulminazione divina sulla tipologia di scuola da imboccare. Una deriva deresponsabilizzante: al posto di aiutare la scelta con un valido sistema di orientamento, si rinuncia a far maturare i giovani parcheggiandoli per altri due anni in generiche «scuolette» evirate di qualificazione formativa. Per non parlare poi della riduzione di materie come l’educazione fisica, in una società sempre più sedentaria e alimentarmente sovraccaricata. Saranno contente le palestre private e i centri sportivi a pagamento, un po’ meno le famiglie. Stessa cosa per la geografia, di fatto soppressa, in una società sempre più globalizzata e sempre più bisognosa di conoscere il mondo. Il tutto secondo criteri diversi dal resto d’Italia, rendendo così impossibile qualsiasi spostamento da fuori provincia o verso altre regioni, col rischio di gravi penalizzazioni degli studenti, anche al momento dell’iscrizione universitaria fuori provincia.
Dopo la mobilitazione degli insegnanti, dei collegi docenti, degli istituti di città e delle vallate, è giunto il momento di una rivolta delle famiglie contro un abominio che sta per distruggere la scuola trentina.
Questa settimana si gioca la sopravvivenza di una scuola che, pur con tutti i limiti, ha garantito una formazione, e spesso di qualità. Tale controriforma rischia di affossarla per sempre.”

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Il Puffo politico

28 novembre 2009 Celestino 2 commenti

Puffo politico

Da quando sono nel comitato “Insieme per la SP 76” di Meano – che si batte per un sobborgo libero dai camion del porfido – ci siamo spesso confrontati con politici più o meno disponibili, più o meno efficaci. Ma il più insopportabile resta quello in perenne campagna elettorale: dice sempre di sì, salvo poi disinteressarsi della questione e deludere ogni aspettativa.

Caro puffo politico, quando capirai che il tuo giochetto non puffa più nessuno?

Cortaccia – Kurtatsch (BZ), il quorum dei referendum comunali è stato portato al 15%

26 novembre 2009 paolo michelotto 1 commento

di Paolo Michelotto

dopo un mese dal referendum provinciale di Bolzano, fallito di un soffio (38% di affluenza con quorum del 40%) che chiedeva di introdurre a livello provinciale il quorum del 10% e molti altri miglioramenti per la legge sulla democrazia diretta, un comune della provincia, governato dall’SVP il cui vertice aveva chiesto ai cittadini l’astensione o di votare NO, ha deciso di abbassare il quorum al 15%.

A Cortaccia il consiglio comunale ha voluto così rispettare quanto chiesto a maggioranza dai cittadini e ha aperto una breccia sul muro alzato dalla casta politica per proteggere il proprio potere. Probabilmente questo è solo il primo comune della provincia ad adottare una scelta in linea con la volontà della popolazione. Altri ne sono sicuro, seguiranno la strada di Cortaccia. Prossimamente dettagli. Per ora lo scarno comunicato apparso nel radiogiornale della Rai regionale.

volevamo braccia…. sono arrivati uomini.

25 novembre 2009 Mariben Nessun commento

Da quando , alla fine degli anni 70, l’Italia entra nel gruppo dei paesi industrializzati, il nostro paese comincia ad avvertire la presenza degli immigrati, ma il fenomeno è limitato e non dà luogo a reazioni particolari.La reazione politica si limita a delle sanatorie per sopperire alla mancanza di regole in merito. Solo più tardi ci si comincerà ad interrogare, a compiere le prime analisi culturali  , ma negando di fatto agli immigrati lo status di individuo e attore sociale.Verso la fine degli anni 90 l’immigrazione è al centro di preoccupazioni nuove, sopratutto politico/mediatiche, e cioè la relazione fra immigrazione e criminalità. Le paure degli italiani, condivise, ma meno diffuse negli altri paesi europei  per il futuro, per la precarizzazione del lavoro e per il sostanziale ridimensionamento dello stile di vita, trasformano profondamente la nostra società,  si prestano alla strumentalizzazione politica  della nuova destra che, soffiando sul fuoco dell’insofferenza verso gli stranieri e alimentando le paure, trasforma la questione migratoria nel problema ossessivo dei clandestini.
Il risultato di  queste operazioni politiche e mediatiche, tese a raccogliere consensi elettorali, è una  deriva xenofoba e autoritaria ormai tollerata e metabolizzata dalla società civile.
Gli stranieri sono additati come gli unici responsabili del disagio diffuso ed esclusi da relazioni sociali, da qualsiasi prospettiva di cittadinanza , ma ancor più grave , tenuti in una condizione di costante sospetto.

Diversamente dagli altri paesi europei, l’economia italiana ha una caratteristica particolare ; una percentuale rilevante del PIL è caraterizzata dall’economia sommersa costantemente bisognosa di forza lavoro mobile, sottopagata e che non avanzi rivendicazioni. In quest’ottica gli stranieri non sono in competizione con gli italiani , in quanto utilizzati nei settori “poveri” come l’edilizia e l’agricoltura stagionale.

Ecco che allora, in Italia si muove una massa di persone , prive di diritti ma nel contempo indispensabili. Nonostante la chiusura apparente, nonostante, proclami, sbarramenti, respingimenti e leggi razziali,  gli stranieri approdano costantemente in Italia, superando ostacoli di ogni tipo, affrontando viaggi rischiosi, con un alto tasso di mortalità, e costretti  ad accettare una posizione subordinata e marginale nella nostra società.

Mentre, da una parte, cresce  la xenofobia e l’ostilità dell’opinione pubblica nei confronti dei migranti, dall’altra, il loro numero cresce costantemente. Paradossalmente però la loro presenza ingombrante li rende «invisibili» alla società, il cui sguardo, distratto o distorto, si posa su di loro rifiutandosi di “vedere”

Bolzano, la Democrazia Diretta nel dilemma etnico

post di Paolo Michelotto

thomaspubblico una lettera dell’amico Thomas Benedikter

La democrazia diretta nel dilemma etnico

Il sistema di democrazia diretta, come progettato nella “legge migliore” dell’Iniziativa per più democrazia, per un soffio non approvato nel referendum provinciale del 25 ottobre scorso, è teso a dare più voce e potere ai cittadini in quanto tali e nel loro insieme rispetto le competenze politiche provinciali, né di più né di meno. I cittadini avrebbero potuto votare su quasi ogni materia di cui discutono i nostri rappresentanti nel Consiglio ed anche sui megaprogetti decisi dalla Giunta provinciale, non invece sulla modifica dello statuto di autonomia. Un tale sistema può funzionare in una società plurietnica, in cui i gruppi non solo sono diversi per lingua, ma presentano anche caratteristiche sociali ed interessi politici divergenti, sono due mondi intersecanti, ma paralleli? Tali strumenti possono funzionare in una provincia che risente ancora di tensioni etniche? In cui si minaccia ancora „Oggi referendum, domani autodeterminazione?“ Si può propagare un’idea liberatrice quale la democrazia diretta, che rafforza i cittadini in quanto tali nei confronti del sistema partitico, se non regna un’atmosfera di fiducia reciproca fra i gruppi che permette di articolare gli interessi politici in forma trasversale?

Naturalmente no, risponderebbe quel giornalista dell’ALTO ADIGE che all’indomani del referendum in un commento allucinante Prosegui la lettura…

Il Cittadino Partecipa…ha partecipato!

23 novembre 2009 Luca Brogin 1 commento

Con la lezione magistrale su “Giovani e partecipazione nella vita politica” dello psicologo Howard Gardner – docente ad Harvard e da più di 20 anni legato per ragioni di ricerca a Reggio Emilia e alle Scuole comunali d’infanzia – si è aperta mercoledì 18 novembre, presso il Centro Malaguzzi di Reggio Emilia, la prima delle tre giornate della IX Conferenza internazionale promossa dall’Osservatorio internazionale della democrazia partecipativa (Oidp) e dal Comune di Reggio Emilia.

«Partecipazione e cittadinanza si attivano tramite l’applicazione di una regola semplice – ha detto Gardner, citando come esempio personalità quali Luther King, Mandela, Suu Kyi e Gandhi – quella delle tre “E”. Excellence, engagement, ethics, che stanno a significare rispettivamente: la conoscenza delle regole del vivere civile, l’impegno in prima persona e prendere la giusta decisione, anche quando ciò non corrisponda al proprio interesse».

Il primo appuntamento della Conferenza si è tenuto nella mattinata di mercoledì, con il meeting dei giovani delegati provenienti dalle diverse città del mondo inserite nella rete Oidp. Ad accoglierli il cosiddetto “Gruppo di accompagnamento”, un pool di operatori socio-culturali che anche nei giorni successivi ha seguito tutti i ragazzi e le ragazze presenti alla Conferenza per raccogliere le loro idee e proposte e renderli protagonisti dell’evento.

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Luca Brogin e Rocco Cipriano, co-autori del video, in compagnia di Giovanni Allegretti, uno dei coordinatori della conferenza

Giovani e democrazia, giovani e partecipazione attiva alla vita della comunità. Su questo tema ci si è confrontati fino a venerdì 20 nel corso della Conferenza, che ha fatto tappa in Italia per la prima volta.

A promuoverla sono stati il Comune di Reggio e l’Oidp, organizzazione con 400 aderenti (enti locali, istituzioni e centri di ricerca dei cinque continenti), con l’obiettivo di confrontare le esperienze di democrazia partecipativa messe in pratica nei diversi Paesi e facilitare la conoscenza reciproca di casi, metodi e prassi per la promozione della cittadinanza attiva.

Altri partner e patrocinatori dell’evento sono sati: il Ministero della Gioventù, l’Università di Modena e Reggio, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Reggio Emilia, Mtv Italia, European Union – Committee of the Regions, Coordinamento Agenda 21 italiane e Palm.

I partecipanti hanno discusso su come favorire il senso civico e l’inclusione delle nuove generazioni  in una prospettiva di scambio internazionale, attraverso l’istituzione di quattro diversi tavoli di lavoro ispirati a temi quali: politiche giovanili e sistemi di governance locale, metodi pedagogici e luoghi per la pratica educativa, politiche sociali e luoghi di partecipazione delle nuove generazioni, educazione dello sguardo ed educazione per la cittadinanza.

Proprio all’interno di quest’ultimo gruppo ha trovato spazio anche l’esperienza de Il Cittadino Partecipa, in concorso nella sessione video sul tema della partecipazione. I 10 video selezionati sono stati proiettati e votati dagli stessi partecipanti al gruppo di lavoro, tenendo in considerazione sia aspetti estetici formali (montaggio, musica, fotografia..) sia aspetti di contenuto più strettamente legati al tema della partecipazione.

Per Il Cittadino Partecipa è stata una sfida davvero impegnativa: si è trovato a fronteggiare opere realizzate con il supporto di professionisti, prodotte o sponsorizzate da enti pubblici e frutto di un lavoro più strutturato e finalizzato in modo specifico al concorso. La vittoria è andata a il video “Il Quartiere è nostro”, realizzato dal Comune di Vic (Spagna), medio-metraggio di 45 minuti, sviluppato nell’ambito di una sovvenzione erogata dal Dipartimento di Cultura della Provincia di Barcellona. Mette in scena con grande ironia un processo di dinamizzazione comunitaria del quartiere di Osona, in cui gli abitanti stessi sono stati coinvolti come protagonisti ed attori e, attraverso la finzione, raccontano problemi e tematiche relativi alla vita del loro quartiere.

Il video de Il Cittadino Partecipa è stato comunque apprezzato per gli aspetti di contenuto e per il valore intrinseco dell’esperienza in esso trattata: considerando che la selezione iniziale ha interessato più di 70 video presentati per il concorso, entrare a far parte della “top ten” è stato sicuramente un risultato importante che può dare più forza e solidità alle proposte emerse dalla giornata partecipativa di Rovereto.

Ci auguriamo che ciò possa contribuire a mantenere viva l’attenzione dei nostri politici verso le proposte presentate in Consiglio Provinciale e che, sospinte da questo riconoscimento internazionale, riescano finalmente ad imboccare la (lunga) strada verso una più concreta discussione ed applicazione.

E-government

21 novembre 2009 Celestino Nessun commento

L’e-Government è l’applicazione delle nuove tecnologie (informatica e rete internet) a supporto delle interazioni tra cittadini e pubbliche amministrazioni.

L’obiettivo è migliorare l’erogazione dei servizi pubblici in termini di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza e democraticità delle attività amministrative.

Il termine inglese e-government deriva dall’unione di “government” (governo/amministrazione) e del prefisso “e” (electronic).

Per e-government o amministrazione digitale si intende dunque il processo di informatizzazione della pubblica amministrazione, che (insieme ad un suo cambiamento organizzativo) consente di trattare la documentazione e di gestire i procedimenti con sistemi digitali, grazie all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).

Lo scopo è ottimizzare il lavoro degli enti e di offrire agli utenti (cittadini ed imprese) servizi più rapidi e nuovi (attraverso ad esempio i siti web delle amministrazioni) per:

  • creare una migliore disponibilità del servizio,
  • dare centralità a cittadini e imprese lungo tutto il ciclo di vita del servizio
  • semplificare le procedure amministrative
  • ottimizzare le attività di produzione del servizio.

Se implementato correttamente, l’e-Government mette cittadini, imprese e organizzazioni in grado di svolgere il proprio lavoro con le amministrazioni pubbliche più facilmente, più velocemente e con costi minori.

…che tutto ritorni nella mani del popolo…

18 novembre 2009 andrea 1 commento

¡EL PUEBLO UNIDO JAMÁS SERÁ VENCIDO!

(Il popolo unito non sarà mai vinto)

Nel 2000 la Bechtel Corporation di San Francisco, con l’appoggio della Banca Mondiale che aveva promesso un prestito alla Bolivia, ottenne dal governo boliviano la privatizzazione di tutte le risorse idriche di Cochabamba, la terza città del paese. E’ una storia che può avvenire anche da noi…anzi…stà già avvenendo! [http://www.youtube.com/user/nuovaitalia2008]

Segnali di cambiamento da Ancona

I cittadini scelgono tre progetti per i quartieri, si vota on-line

Ancona – Giochi per i bambini, verde, strade, bagni pubblici, illuminazione, impianti sportivi: i cittadini hanno evidenziato queste priorità e il Comune ha inserito in bilancio tre progetti di investimento, uno per ogni Circoscrizione, calibrati su esigenze concrete espresse all’interno dei singoli quartieri.
E’ la filosofia del bilancio partecipativo, che ad Ancona, proprio per dare una indicazione precisa sull’”origine controllata” della proposta, è stato chiamato “Bilancio delle Circoscrizioni”. “E’ un progetto sperimentale – spiega il sindaco Fiorello Gramillano – che servirà a definire i criteri per un’applicazione più strutturale nei prossimi anni. In questo modo vogliamo dare un nuovo metodo e, soprattutto, nuove voci a uno degli strumenti fondamentali per il governo della città. La trasparenza, la comunicazione e, soprattutto, la partecipazione sono i principi base delle moderne amministrazioni per il governo della cosa pubblica.

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La Provincia promette battaglia contro la privatizzazione dell’acqua

Ancona - La Provincia di Ancona promette battaglia contro le norme che prevedono la privatizzazione dell’acqua. Con un ordine del giorno approvato questa mattina, la giunta provinciale “ribadisce con forza che “l’acqua costituisce un diritto universale e non una merce di scambio e, pertanto, non è assoggettabile a interessi economici”.

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Il Cittadino Partecipa alla IX Conferenza Internazionale dell’OIDP

17 novembre 2009 Luca Brogin Nessun commento

Reggio

Il Comune di Reggio Emilia – città che ha la presidenza dell’OIDP per l’anno 2009 – ospiterà la IX Conferenza dell’Osservatorio Internazionale della Democrazia Partecipativa dal titolo “Giovani, cittadinanza e democrazia partecipativa”. L’asse centrale della Conferenza ruoterà attorno al confronto di strumenti, politiche ed esperienze di costruzione di cittadinanza attuali a partire dalle nuove generazioni.

Anche il Il Cittadino Partecipa sarà presente per l’occasione,  all’interno di una sessione dedicata ai video sul tema della partecipazione: “Educazione dello sguardo ed educazione per la cittadinanza. Quando immagine ed educazione si incontrano“. L’esperienza di Rovereto, infatti, è stata selezionata per partecipare alla “Mention of Public Participation and Video“: il video de Il Cittadino Partecipa verrà proiettato e discusso nella giornata di Giovedi 19 all’interno di un gruppo di lavoro coordinato da Giovanni Allegretti e Alfredo Ramos. Il video vincitore verrà poi proiettato durante la sessione plenaria, nella mattina di venerdì 20, ultimo giorno della conferenza.

Luca Brogin, che ha realizzato il video de Il Cittadino Partecipa, sarà presente a Reggio Emilia per portare testimonianza della giornata partecipativa trentina.

Tutte le informazioni sul programma della conferenza e su come iscriversi sono reperibili on-line sul sito del Comune di Reggio Emilia

L’iscrizione è gratuita per i minori di 25 anni, mentre la quota intera è di 120 euro, comprensiva dei pasti. Nel caso di un ente/organizzazione membro dell’OIDP è prevista una quota ridotta di 80 euro. E’ ancora possibile iscriversi con quest’ultima modalità attraverso l’associazione TrentoAttiva.

E ora non rimane che….PARTECIPARE!!!

“Le Parole della Legalità” – Trento, 12 novembre 2009i8

16 novembre 2009 nige Nessun commento

15 novembre 2009 – L’audio della manifestazione
Immagine 036
La casa a editrice “Il margine”, l’ Associazione Nazionale Magistrati e la Regione Autonoma Trentino Alto Adige hanno inaugurato il ciclo di incontri “Le parole della legalità: dall’emergenza degli anni di piombo all’attuale emergenza costituzionale” con un incontro dedicato alla memoria di Guido Galli ed Emilio Alessandrini tenutosi lo scorso 12 novembre a palazzo Geremia a Trento.
L’incontro è stato introdotto da Pasquale Profiti, presidente regionale ANM e Giovanni Kessler, presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento ed è stato coordinato da Alberto Conci, curatore del libro “Sedie vuote”. Si sono susseguiti gli interventi di Armando Spataro, procuratore a Milano, Luca Palamara, presidente ANM e Marco Alessandrini, avvocato di Pescara. Nell’occasione è stata esposta la prima parte della mostra “Vite per la legalità”.

tratto da : AntimafiaDuemila

Riportiamo di seguito il link all’audio integrale della manifestazione: http://www.youtube.com/watch?v=09sgPGYxgCA&feature=player_embedded

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La Democrazia Diretta in Baviera

di Paolo Michelotto

ecco la lettura della prima parte del 7° capitolo del libro “Democrazia dei Cittadini”: La Democrazia Diretta in Baviera

La Baviera può diventare un esempio per tutta l’Europa e per l’Italia. Fino al 1995 non c’erano strumenti di democrazia diretta che i cittadini potessero utlizzare a livello locale. Quell’anno un gruppo di cittadini molto agguerrito, Mehr Demokratie riuscì con un referendum a livello di Laender (con condizioni difficilissime per il numero di firme, i tempi di raccolta di 2 settimane nell’orario d’ufficio) ad introdurre i referendum a livello municipale. Da allora sono stati realizzati un migliaio di referendum e tutti sono concordi a dire che il livello di senso civico e di appartenenza ad una comunità è migliorato sensibilmente, come pure la qualità della democrazia.

Questa registrazione comprende i seguenti paragrafi:

La democrazia diretta in Baviera

Mehr Demokratie

La soglia

Verso il voto

Buon ascolto e ogni commento è benvenuto.

Scarica il file MP3 qui di seguito, cliccando tasto destro “Salva destinazione con nome”:

cap 7 -1 democrazia dei cittadini

Oppure ascoltalo qui:

Qui i capitoli audio precedenti finora pubblicati

Processo breve o amnistia mascherata?

12 novembre 2009 Mariben 1 commento

Lo dicevo io!, la riforma della giustizia sta arrivando  puntuale come l’influenza, anzi, con l’influenza suina ,un’altra porcata insomma. Per carità, non che la riforma non sia necessaria, da decenni è annunciata ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, puntualmente dimenticata e trascurata, salvo qualche aggiustamento qua e là, ma sempre nella direzione sbagliata.
Siamo tutti d’accordo sull’urgenza di una riforma, ma deve essere complessa, e non può riguardare solo il ruolo, il lavoro, la produttività dei magistrati, ma anche gli strumenti a disposizione della macchina della giustizia.
Vorrei provare a mettere un pò d’ordine nel tam tam mediatico sulla riforma della giustizia che il governo ha tanta fretta di approvare.
Partiamo dal presupposto che i processi in Italia durano troppo , nulla da eccepire, ma il problema è che i mezzi che si propongono di usare allo scopo sono sbagliati.

Si parla di ridurre i tempi della prescrizione, (ipotesi per reati punibili con pena inferiore a 10 anni) ,la fantasia dei nostri legislatori non ha limiti e non si contano aggiustature ,limature , conferme e smentite, ma sia ben chiaro che significherebbe calare una mannaia su migliaia di processi in corso, grazie alle lungaggini burocratiche si darebbe modo alla difesa di tergiversare fino alla decorrenza dei termini. La norma prevede che si debba celebrare i processi di primo grado entro 3 anni, quelli d’ appello entro 2 e quelli di Cassazione entro 1. Attenzione però, i tempi medi in Italia si attestano attorno ai 7 e mezzo, non ci sono proprio le condizioni, non è sufficente imporre il “processo breve”, sarebbe come chiedere a un macchinista ferroviere di percorrere la tratta Roma – Milano in 5 ore … imponendogli di viaggiare con il carrello adibito alla mautenzione delle rotaie.
La sensazione è che si tratti dell ‘ennesima legge ad personam dal momento che rientrerebbero nella norma , per puro caso s’intende, i due processi a carico del Premier ( Mills e Mediaset ) , anche nell’ipotesi che la “prescrizione breve sia prevista solo per gli incensurati … eh già !!! prescritto= incensurato.
Si paventa pure di ripristinare l’imunità parlamentare;
Margherita Boniver (Pdl) ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale a riguardo ed afferma :
‘L’immunita’ che esiste in molti ordinamenti europei, nonche’ al Parlamento europeo – afferma – rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama, nell’ottobre del 1993, in clima di pesante intimidazione’. ( ricordate Tangentopoli ?)

Ci raccontano che godono di immunità i deputati in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c’è nulla del genere. In Germania l’immunità, anche se prevista, non viene mai esercitata. Idem in Spagna, dove non è mai stata negata l’autorizzazione a procedere e gli europarlamentari godono delle immunità previste nei rispettivi paesi di provenienza.

Altra grande menzogna  è che la Costituzione prevedeva l’immunità per sottrarre gli eletti allo strapotere della magistratura. Non dobbiamo dimenticare che si era appena usciti dal fascismo e che l’autorizzazione a procedere era prevista solo nei casi di chiara persecuzione politica, (fumus persecutorum). I Padri costituente si rivolterebbero nella tomba se potessero vedere l’abuso che si è fatto, e che si intende fare, di quello strumento per proteggere i parlamentari da processi per reati comuni e gravissimi, commessi al di fuori delle loro funzioni o addirittura prima di esserne investiti.

Siamo sinceri, una giustizia che funziona non sarebbe bene accolta dai nostri rappresentanti perché penalizzerebbe i loro affari. Una riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini, metterebbe a rischio il consenso di tutti i colletti bianchi che ci lucrano sopra. Quindi una vera riforma della giustizia, non ci sarà, e se mai ci sarà, è subordinata ad un ricambio totale e radicale della classe politica.

Acqua bene comune – esempi virtuosi


Provincia di Imperia, 7 Comuni per l’acqua bene comune.

Dalla Regione Puglia un altro esempio che ci potebbe essere utile per portare davanti al Consiglio Provinciale qualcosa di concreto sul tema della pubblicizzazione del servizio idrico.

Nella giornata di martedì 20 ottobre, una delibera di Giunta Regionale ha sancito l’avvio della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, definendo l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica” e nel contempo decidendo di impugnare presso la Corte Costituzionale il provvedimento legislativo in quanto lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni…


Leggi tutto il comunicato stampa congiunto Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Leggi il testo della delibera

Leggi il comunicato stampa della Regione Puglia

Le due dimensioni

9 novembre 2009 Celestino Nessun commento

Vorrei partecipare al Lev Tolstojdibattito sulla croce e sul bisogno di spiritualità. Bisogno che nell’era del Cristianesimo spesso è stato manipolato ad arte per soggiogare, e in certi momenti storici addirittura negato o represso con la violenza; rimane però comunque un valore insopprimibile dell’uomo. Proprio a causa del suo passato il crocifisso provoca reazioni tanto contrastanti e legittime, ma nonostante tutto intere generazioni hanno creduto e credono nell’essenza del suo messaggio. C’è qualcosa di profondo nel bisogno di spiritualità e a cui le istituzioni laiche non potranno mai sopperire, perché giustamente si occupano in modo pragmatico di tutt’altro.

Scrive Tolstoj “L’essenza di una dottrina religiosa non sta nel desiderio di espressione simbolica delle forze della natura, né nel terrore che le sue forze ispirano, né in un bisogno di meraviglioso o nelle forme esteriori con le quali si manifesta. L’essenza della religione sta nella facoltà che hanno gli uomini di profetizzare e di indicare la via che deve seguire l’umanità in una direzione diversa da quella seguita nel passato. Questa facoltà di prevedere la via dell’umanità appartiene più o meno a tutti gli uomini, ma sempre, in ogni tempo, vi sono stati uomini nei quali essa si è manifestata con una forza speciale, e che, esprimendo lucidamente e perfettamente ciò che sentivano vagamente tutti gli altri, stabilivano un nuovo concetto della vita, di qui una nuova azione per secoli o migliaia d’anni”.

Ci sono perciò due dimensioni, quella laica e quella spirituale, intrecciate fra loro ed entrambe necessarie all’uomo. Bisogna poi dire che la cultura religiosa, espressione di questa spiritualità, è presente in maniera pervasiva nelle tradizioni, nell’etica e nella cultura in generale; ricondurre il tutto alla sfera privata in nome della laicità o della multiculturalità, significa snaturare l’identità della nostra “terra”, intesa nel senso più ampio della parola. Che fare allora? Secondo me si tratta di trovare il giusto equilibrio. Per quanto riguarda la questione del crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici, si potrebbe lasciar decidere in modo democratico i governi locali e le loro popolazioni, perché in Europa ci sono tante diversità quanto le gradazioni tra bianco e nero.

Mi spiace però che nella costituzione europea non abbiano trovato posto i riferimenti alle radici cristiane (riferimenti peraltro figurativi);  è un’Europa fredda, concentrata sui meccanismi economici che ignora l’altra metà della sfera umana ma che per milioni di persone è valore di riferimento. Stretta tra fanatismo religioso e vuoto cinismo, oggi l’Europa si propone come progetto ambizioso, riuscirà ad entusiasmare i popoli che l’abitano?  O diventerà piuttosto un carrozzone senz’anima, dispotico e burocratico?

Commissione dei Dodici: Mario Malossini nominato presidente

9 novembre 2009 Mariben Nessun commento


Questo articolo (fonte l’Adigetto) è uno dei tanti che hanno riportato la notizia della nomina di Mario Malossini alla Presidenza della Commissione dei Dodici.

“Stamattina Mario Malossini è stato nominato presidente della Commissione paritetica dei Dodici che, come si sa, è l’organismo deputato a concordare con lo Stato le norme di attuazione delle Autonomie di Trento e di Bolzano. In altre parole, per modificare i rapporti fra lo Stato e le autonomie, ci sono due strade.

Una è quella della legge costituzionale, mediante la quale lo Stato può prendere qualsiasi decisione anche da solo e persino contro la volontà delle autonomie. Strada peraltro difficile da attuare, perché – come abbiamo visto – mettere mano alla costituzione con la doppia approvazione bicamerale e la maggioranza qualificata, pare quasi impossibile senza l’accordo di tutti.

L’altra è quella della Commissione dei Dodici, nella quale vi sono rappresentanti del governo e rappresentanti delle due autonomie in ugual numero. Ciò che la Commissione approva ha quindi, in sostanza, il valore di una norma costituzionale. La parità dei membri che la compongono non dà per scontato mai nessun risultato e, per tradizione, il presidente viene scelto dallo Stato”

L’articolo su “l’Adigetto”.

Come tanti cittadini comuni sono rimasta basita e disorientata dall’ennesima promozione dell’ennesimo personaggio politico, coinvolto in indagini e processi per reati riconducibili proprio alle sue funzioni e cariche istituzionali.
Mi è ritornata così in mente la famosa e discussa dichiarazione di Giuliano Ferrara durante un dibattito con Pier Camillo Davigo
“Nella politica italiana il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile; per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a far fronte, e dunque a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti”.

Ho cercato quindi di interpretare e analizzare, con i miei semplici mezzi, il modus operandi della nostra classe politica la quale sorprende e, sempre meno purtroppo, indigna l’opinione pubblica. Siamo realisti: davanti alla continuità storica della corruzione sistematica, una patologia del potere tutta italiana che perdura da più di un secolo, e che ha sempre goduto, in un modo o nell’altro dell’impunità, non si può nemmeno più parlare di questione morale. Ritengo, infatti, che sia riduttivo pensare la corruzione come una devianza del potere; in realtà, essa è una forma naturale di esercizio dello stesso, che gode dell’accettazione culturale della classe dirigente e della rassegnazione culturale delle altre classi.
La scala di valori varia notevolmente da una classe sociale all’altra come pure il senso del pudore e della vergogna, così accade che un codice comportamentale sia solo apparentemente o parzialmente  condiviso da tutti gli strati della società. Diversi invece sono i segnali di approvazione o disapprovazione sociale, e il risultato è che un comportamento ritenuto riprovevole all’interno di un certo livello può essere invece giudicato normale, se non lodevole, all’interno di un altro.

Così può accadere che un politico o un imprenditore, colpevoli di corruzione o  di reati finanziari, incontrino la solidarietà , la comprensione e gli attestati di stima assolutori da parte dei suoi simili e che un ladro particolarmente abile  goda, nel suo ambiente, della stessa stima di un  docente universitario. In altre parole quel che conta per il singolo non è il giudizio generale della società ma solo il giudizio della cerchia sociale di cui fa parte: solo su questo fonda la propria autostima e la propria reputazione sociale. Chi, come il comune onesto cittadino, pone al centro la questione morale pecca di grande ingenuità, usando il metro e i criteri di valutazione generali   dà per scontato che   alcuni valori siano intimamente condivisi da tutti gli strati sociali.
La sensazione però è che gli argini si siano rotti e che vi sia una progressiva accettazione culturale di comportamenti e devianze considerate, fino a pochi anni fa, inaccettabili. Lo stesso famigerato conflitto d’interessi  è stato metabolizzato dalla società civile, e chi occupa i gradini più alti ha ormai la forza sociale e politica per trasformare in normalità e legalità quel che era considerato senza alcun indugio illegale o immorale.

Influenza suina e vaccino

8 novembre 2009 andrea 1 commento

Vi riporto un video che mi è stato inoltrato. Ovviamente si tratta di un’opinione personale del medico.

Report: La via del mattone

7 novembre 2009 Celestino Nessun commento

Domenica 11 ottobre 2009 su Rai Tre durante la puntata di Report, è andata in onda l’inchiesta di Bernardo Iovene intitolata “La via del mattone“.

Si è parlato – tra l’altro – di progettazione partecipata, con il caso dei “Laboratori di Urbanistica Partecipata” di Bologna, dove a progettare il futuro sono gli stessi abitanti dei quartieri.

Proposto come esempio della possibilità – nel caso di nuovi insediamenti dentro le città – di snellire le procedure e assumere le decisioni in tempi brevi, con soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti.

Regole di Democrazioa: il crocefisso e il principio di sussidiarietà

6 novembre 2009 Emilio Piccoli 1 commento

crocefisso scuola

E’ avvilente la passerella di opinoni trasversalmente contrarie alla sentenza di Strasburgo, senza che qualcuno (nemmeno Travaglio) ne faccia una genuina questione di democrazia, applicando il principo di sussidiarietà, con cui tutti ci si riempie la bocca, ma all’atto pratico viene poi sempre ignorato. In un’aula scolastica, poichè è di questo che si parla nella sentenza – e non di piazze, luoghi di culto ecc, come molte teste d’uovo sostengono -, dovrebbero essere gli utenti i soli abilitati a decidere democraticamente l’esposizione di un simbolo sacro nel luogo dove vengono formati. La variegata schiera degli opinion-leaders italiani ignora questo semplice principio;e questo denota una grande immaturità del nostro paese verso i più elementari concetti della Democrazia.
Questa sentenza è destinata a essere la prima lezione sui princìpi democratici che che ci impartiscono gli altri europei. Permanendo in queste misere condizioni culturali dovremo aspettarci in futuro una pioggia di sentenze shockanti. Chissà se allora cominceremo ad aprire un po’ gli occhi e ad ammettere la nostra arretratezza culturale in fatto di principi di Democrazia.

Povera Patria. Guardate qui ‘Gnazio alla guerra, esempio di politico democratico. Un solo aggettivo: immondo. Speriamo che gli eletti non rispecchino la media dei cittadini, ma siano solo invenzioni dei ‘partiti’, altrimenti siamo perduti.

I Continenti che ignoriamo

L’altra sera sono stato ad una serata dal titolo Ingiustizie Migranti.

I tre relatori, Antonio Rapanà, l’assessore Lia Beltrami e padre Alex Zanotelli hanno riempito quasi tre ore di contenuti e di informazioni, di emozioni e di racconti di vita.

Serata bella e molto intensa, che mi ha fatto tornare a casa con un misto di rabbia e voglia di fare qualcosa per migliorare questo pietoso stato di cose, indegno di un paese che si definisce democratico.

Penso che dobbiamo avvicinare queste persone, non aspettarci che si integrino in qualcosa che è a loro distante.

Mi veniva in mente ad esempio l’organizzazione di un pranzo/cena multilingue.  La lancio come idea e mi piacerebbe che altri avanzassero delle proposte.

Vi lascio con questo articolo di Oliviero Beha, che ho trovato illuminante.

di Oliviero Beha
Un buon numero degli storici italiani, e anche chi ha uno sguardo “d i a c ro n i c o ” sulle nostre vicende come il magistrato Roberto Scarpinato, sostiene che i cambiamenti in Italia sono sempre venuti da fuori. Per rimanere al “secolo breve”, decisiva la seconda guerra mondiale per uscire dal fascismo, decisivo il crollo del muro di Berlino vent’anni fa per rimescolare le carte (truccate) della cosiddetta Prima Repubblica. Adesso, in tempi di basso impero, con una classe politica comunque sbrindellata, un capo azienda pregiudicato, prescritto e priapesco e una società fangosamente slabbrata nella “palude Italia”, la domanda che ricorre più di frequente tra gli italiani di buona volontà è: ”Che cosa può accadere per cambiare il corso disastrato delle cose?”. Tradotto storiograficamente, che cosa deve arrivare da fuori per darci una svolta? Bene, questo “qualcosa”da fuori è già arrivato, ed è sotto gli occhi di tutti, tanto evidente da non attirare abbastanza l’attenzione se non per speculazioni politiche di bassa o media lega:dico del fenomeno dell’immigrazione.Vengono da fuori, sono tanti, saranno sempre di più, possono svolgere quel ruolo di cambiamento come fattore esterno che è sempre entrato nella storia/cronaca italiana in qualche modo rivoluzionandola.

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Giusta Giustizia?

2 novembre 2009 Mariben Nessun commento
giustizia

giustizia

Vista la mia passione per la giustizia e la legalità e tenuto conto della disinformazione che circonda questi argomenti, approfitto di questo spazio per tentare di approfondire e, magari, scambiare opinioni e considerazioni con altri avventori del blog.

Apparentemente l’argomento sembra non avere molta relazione con “il cittadino partecipa”,  ma non è esattamente così. Si tendono  a sottovalutare leggi, provvedimenti e considerazioni politiche su un tema, tutto sommato lontano dai problemi dei cittadini comuni. Io credo invece che, se trattato male, con superficialità o con negligenza dolosa da chi ci governa , tocchi profondamente la nostra vita, stravolga gli equilibri sociali e tenga a distanza di “sicurezza” i processi di democrazia partecipativa.
Volevo così iniziare un percorso,  provare ad affrontare l’argomento incominciando a ragionare sulla “giusta pena”.

La cronaca giudiziaria riporta spesso notizie sulla scarcerazione di un omicida dopo “soli” 20 anni, del terrorista che grazie alla buona condotta ottiene il permesso di uscire di giorno dal carcere, o della “lieve condanna di un autista che, ubriaco, ha investito e ucciso un pedone, e magari, poi, queste notizie le si  commenta al bar o in famiglia.

Se in più la notizia dà risalto all’indignazione dei parenti delle vittime, l’opinione pubbblica sodalizza con la parte lesa, quasi sempre le pene inflitte appaiono troppo lievi, e gli sconti di pena concessi da giudici irragionevoli.

I commenti sono unanimi nel affermare che certa gente dovrebbe rimanere in galera tutta la vita.

L’equivoco di fondo sta nel valutare la pena inflitta attraverso i sentimenti delle vittime, ma… attenzione a confondere la sanzione penale e la vendetta.
Naturalmente nessuna pena potrà sembrare sufficentemente “giusta” per il padre a cui hanno ucciso il figlio e se fosse lui a valutare che pena infliggere all’assassino, probabilmente, sarebbe condannato a morte.
Ma in uno stato di diritto questo modo di regolare le offese è improponibile per un motivo semplice:
perchè in contraddizione evidente con il principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.

Sarebbe un sistema che non tiene conto del pericolo di uno squilibrio in favore dei potenti, (la possibilità che hanno i deboli di vendicarsi sono, infatti, molto inferiori a quelle dei forti). Ecco perché è la Giustizia dello Stato a sanzionare  le offese che un cittadino reca ad un altro cittadino; e lo fa applicando la legge, che gli stessi cittadini (attraverso i legislatori che hanno eletto) hanno ritenuto ragionevoli,

Ed ecco perchè il controllo del cittadino sull’operato dei legislatori diviene indispensabile a garantire  la “giusta giustizia”