
acciaieria borgo
qui il testo del suo intervento completo
testo completo intervento dalfovo 02-08-2009
da L’Adige
03/08/2009 08:53
TRENTO – Basta con le speculazioni sulla pelle della gente comune. Basta con i furbetti abili «nel privatizzare i profitti e nel pubblicizzare le perdite». Basta con una politica che governa sopra la testa dei cittadini. Arrigo Dalfovo parte dalle cronache degli ultimi giorni e prende a riferimento i resoconti di azzardate operazioni finanziarie o imprenditoriali che rischiano di travolgere le basi del «sistema Trentino» per lanciare la nuova campagna delle Acli per «la responsabilità condivisa» e la «democrazia deliberativa». Davanti agli aclisti radunati in Primiero per la festa d’estate il presidente fa subito nomi e cognomi: il ritrovamento di siti inquinati in Valsugana e al debito di svariati milioni di euro scoperto sull’operazione «Aeroterminal» di Tessera (Venezia) con vari soggetti trentini coinvolti, al caso del «buco» del caseificio di Fiavé. Modi di fare politica, economia e gestione del territorio che assolutamente le Acli condannano. «Fatti gravi – attacca il presidente – che minano la fiducia di quanti credono nel sistema trentino e non sopportano altri colpi di spugna. Una preoccupazione: che a pagare siano le comunità. Non vorremmo che sia ancora una volta la povera gente a rimetterci per gli errori di pochi». Quindi «la Provincia faccia la propria parte per impedire che ciò avvenga». «Come Acli siamo stufi di assistere alla pubblicizzazione delle perdite e alla privatizzazione dei profitti. Noi non possono fare più di tanto per impedire certi esempi di malcostume ma vogliamo poter sorvegliare».
Daniele Battistel
Il Trentino: LA POLEMICA – Le Acli all’attacco
“Siamo in un reame”
di Ubaldo Cordellini
IMER. «Ormai viviamo in un piccolo reame. I benefici dell’autonomia toccano ai soliti noti, vogliamo che ricadano su tutta la comunità. Siamo stufi di fare i sudditi». Parole dure, sferzanti, quelle usate dal presidente delle Acli trentine Arrigo Dalfovo, ieri, in occasione della ventesima festa dell’associazione dei lavoratori cattolici, ad Imer, in Primiero. Ce l’ha con la gestione dell’autonomia, Dalfovo, e attacca con grinta: «L’autonomia è diventata un salvadanaio da mungere, magari solo per scopi personali».
Davanti a più di ottocento aclisti, Dalfovo ha parlato con energia, alternando il dialetto all’italiano. Il suo è stato un intervento a tratti veemente. «Del resto – spiegava prima di prendere il microfono in mano – abbiamo condotto un sondaggio su 500 persone al di fuori del nostro movimento e il 95 per cento di queste ha risposto che si attende che le Acli dicano la loro sui problemi della gente».
Dalfovo non si fa pregare. Mette subito nel mirino la gestione dell’autonomia e quella che lui chiama «democrazia in sofferenza». Una sofferenza che si vede anche nella scarsa partecipazione alle elezioni: «Ormai il 40 per cento dei cittadini non vota più e questo perché la gente viene interpellata solo dopo, a cose fatte. Basta non vogliamo delegare. Ci devono interpellare prima di decidere le cose, non dopo. Non vogliamo vivere in un piccolo reame». La lista delle cose che non vanno è lunga e Dalfovo la declama con voce stentorea. Al primo posto, la gestione dei soldi: «I benefici dell’autonomia vanno redistribuiti e non devono finire ai soliti noti come accade adesso». L’obiettivo degli strali del presidente delle Acli è una politica un po’ paternalistica: «Sento dire da qualche assessore”g’ho pensà”, ho pensato. Ma non sarebbe meglio pensare tutti insieme? La democrazia è dialogo». Ce n’è anche per il governo centrale: «Dieci milioni di persone non arrivano a fine mese e quelli del governo dicono che dobbiamo consumare di più. Ma sa consumente, le scarpe?». Quando il passaggio è particolarmente appassionato, il presidente passa al dialetto. Poi torna a snocciolare le cose che non vanno in Trentino.
Le politiche ambientali, ad esempio: «Salendo qui, sono passato per la Valsugana con tutti i suoi siti inquinati, una cosa del genere non è possibile». Ma, ce n’è anche per la gestione dell’economia: «L’Aeroterminal è quello che se ciama bus di decine di milioni e anche qui non si capisce bene come è andata. Anche le banche fanno finta di niente, tanto i soldi bruciati non sono mica i loro. Sono i nostri. L’importante è che le persone che hanno creato tutto questo non vengano buttate fuori dalla porta per poi rientrare dalla finestra. Dellai ha detto che vigilerà. Vedremo. L’importante è che non paghi la comunità».
Il discorso, poi, torna sulle generali: «Parlano tanto di autonomia, ma l’autonomia si difende con i fatti. Si è persa la sobrietà tipica della gente di montagna. I benefici economici vanno sempre solo ad alcuni e mai su tutta la comunità. Qui l’autonomia, ormai, è diventata un salvadanaio da mungere per scopi personali. Mio papà, ieri, quando ha riletto il discorso ha osservato che ai suoi tempi si mungevano le mucche. Adesso tocca all’autonomia». Secondo Dalfovo, si può partire da una tutela maggiore di chi è rimasto a vivere nelle valli: «Anche qui, in Primiero, non c’è più la miseria di una volta, ma ci sono tante cose da fare. Se c’è bisogno di un’imposta per tutelare la montagna, pensiamoci». Poi il presidente torna su un punto a lui caro, come la sobrietà delle manifestazioni, come le feste Vigiliane: «Va bene far festa, ma non è sempre festa». Infine, la ricetta per uscire da questa situazione: «Siamo stufi di delegare. Invece, sembra di vivere in un reame, ma noi siamo stufi di essere sudditi. Iniziamo dall’elezione diretta degli organi delle Comunità di valle». Nel discorso c’è spazio anche per la solidarietà. Dalfovo ricorda che tra i valori delle Acli c’è «l’accoglienza dello straniero, pur nell’equilibrio».